ROMA (16 novembre) - I giudici di Milano del processo Mediaset accolgono la richiesta di legittimo impedimento presentata dagli avvocati di Berlusconi (imputato per frode fiscale) e rinviano l'udienza al 18 gennaio, una delle date segnalate come "libere" da Ghedini nell'agenda del premier. L'avvocato sottolinea: nessuna volontà dilatoria. Il dibattito sulla riforma della Giustizia vede il ministro Alfano bocciare l'idea di un nuovo Lodo da fare con legge costituzionale, ipotesi portata avanti da Casini e Fini. Bocchino (Pdl) boccia il testo sul processo breve, «basta con le ghedinate» dice.
Il processo Mediaset. I giudici hanno di fatto accolto la richiesta di legittimo impedimento di Berlusconi per impegni istituzionali, tra cui il vertice Fao di oggi a Roma. Ghedini aveva comunicato due date libere le udienze, il 18 e il 25 gennaio. Si terrà il 30 novembre l'udienza in cui si discuterà della richiesta del pm Fabio Di Pasquale di riunire la posizione del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, a quella degli altri imputati. Il processo era stato sospeso per via del Lodo Alfano, poi dichiarato incostituzionale.
«Non vi è alcuna volontà dilatoria nel processo», ha detto Ghedini, tanto che oggi, poiché si svolgeva solo attività organizzativa, la difesa ha rinunciato al legittimo impedimento. Se il 18 gennaio saranno svolte in aula attività istruttorie rilevanti «il presidente ci sarà» ha aggiunto Ghedini.
L'ipotesi di un nuovo Lodo Alfano da proporre con legge costituzionale, dopo la bocciatura della Consulta, non viene accolta dal ministro della Giustizia secondo il quale «ci si accorge solo ora dell'utilità» di quella legge che «non significava sottrarsi al processo per sempre». L'ipotesi era stata avanzata dall'Udc e accolta dal presidente della Camera Fini. Oggi Pier Ferdinando Casini sottolinea che si «amplia il fronte della ragionevolezza» visto il sì di Fini e «la disponibilità del Pd», anche se «è tutta ancora da verificare». Casini annuncia che domani chiederà al Csm un incontro.
A proposito del ddl sul processo breve, Casini sottolinea che «questa idea deve andare avanti senza furbizie di doppie scorciatoie». Per Lanfranco Tenaglia (Pd) il testo «non è migliorabile perché, nella sua filosofia di fondo, è diretto esclusivamente a risolvere i processi del premier». Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, boccia il testo sul processo breve, «basta con le ghedinate» dice, sottolineando la necessità di una legge costituzionale che «ripristini l'immunità parlamentare e lo stesso lodo Alfano». Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali trova «inaccettabile il neologismo» "ghedinate" usato da Bocchino, mentre Luigi Vitali, componente della consulta sulla Giustizia del Pdl, chiede che Ghedini non diventi «il capro espiatorio della politica in materia di giustizia della maggioranza di governo. Annamaria Bernini, portavoce vicaria del Pdl afferma che i tempi certi dei procedimenti sono chiesti dal«l'Europa, con le Corti di Strasburgo e Bruxelles, dalla nostra Costituzione all'articolo 111».