SHANGHAI (16 novembre) - Gli Usa non «vogliono imporre a nessun paese» i loro principi, ma ritengono che i valori della «libertà di religione, d'informazione e di partecipazione politica» siano «universali». Lo ha detto oggi il presidente americano Barack Obama, in visita in Cina dove domani incontrerà il presidente Hu Jintao, nel suo discorso a un gruppo di 500 studenti di Shanghai. «Credo che ogni paese debba tracciare la propria strada. I nostri rapporti non sono stati privi di dissidi e difficoltà, ma non è detto che si debba essere avversari», ha detto ancora il presidente, che ha detto di volere «un dialogo aperto» con la Cina.
Fra i due paesi, ha sottolineato, vi è una stretta cooperazione nel commercio, l'energia, la lotta ai cambiamenti climatici, la sicurezza regionale, il controllo degli armamenti e la scienza. «Oggi -ha commentato- abbiamo un rapporto positivo, ampio e costruttivo».
Il presidente americano ha affermato oggi di essere un «grande sostenitore della libertà completa nell'uso di internet» e di essere «contrario alla censura». Rispondendo ad una domanda rivoltagli attraverso il web, Obama ha aggiunto di ritenere le critiche che spesso riceve da cittadini americani su internet fanno di lui «un leader migliore». In Cina il web è sottoposto ad una pesante censura, chiamata «La Grande muraglia di fuoco» dagli internauti cinesi. L'incontro con gli studenti è una tappa comune a molti dei principali viaggi di Obama all'estero.
Washington non ha alcuna intenzione di contenere la Cina e non teme la sua continua ascesa a livello di politica internazionale, ha poi ribadito Obama, affermando che i destini della Cina e degli Stati Uniti sono strettamente legati e che dunque è interesse di entrambi di lavorare in vista di un comune obiettivo. Nel suo incontro Obama ha tuttavia evitato di fare riferimento a questioni spinose per la Cina come l'indipendenza del Tibet.
Clima, la Ue: continuare a lavorare per accordo globale. «È fondamentale continuare i negoziati fino all'ultimo momento dell'ultimo giorno perché a Copenaghen si raggiunga un accordo ambizioso, globale e operativo». È questa la reazione della Commissione europea dopo la discussione sul clima tra Stati Uniti e Cina che sembra allontanare l'ipotesi di un accordo alla prossima conferenza Onu di Copenaghen di dicembre. Durante i colloqui tra i due paesi ha infatti preso corpo la proposta di un accordo in due fasi: un accordo politico da sottoscrivere a Copenaghen e solo dopo un'intesa legalmente vincolante.
Prestigiacomo: «Accordo politico a dicembre. Sbagliato parlare di fallimento, al contrario finalmente si punta a un risultato vero», ha commentato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo a Copenaghen dove partecipa ai lavori della Pre-Cop, la consultazione informale ministeriale preparatoria della conferenza Onu di dicembre. «Sapevamo ormai da settimane - ha spiegato il ministro - che a dicembre si sarebbe definita la sola cornice politica dell'accordo globale sul clima e che gli aspetti legali sarebbero stati rinviati di qualche mese. Gli Usa non sono pronti ad assumersi impegni vincolanti in mancanza di una legislazione interna sui cambiamenti climatici e, di conseguenza, le principali economie emergenti non si espongono su quali impegni assumere. Anche l'intesa politica è delicata e difficile per tanto da ora al 15 dicembre si continuerà incessantemente a negoziare. Sbaglia chi liquida la prospettiva di un accordo politico come un "fallimento"».
Al contrario, sottolinea Prestigiacomo, «da oggi la questione del clima torna su un terreno di concretezza che è il solo possibile per arrivare ad un risultato vero, cioè globale e condiviso. Diversamente da quanto avvenuto con il protocollo di Kyoto che ha vincolato solo una parte minoritaria dell'economia globale».
La riunione di oggi e domani a Copenaghen ha come principale obiettivo quello di sciogliere i nodi ancora aperti per una intesa politica sulla riduzione delle emissioni di gas serra per il periodo post 2012. E, alla luce degli esiti della riunione Apec di Singapore che ha fatto emergere ciò che ormai era evidente in merito alla difficoltà di raggiungere un accordo legalmente vincolante, la riunione di oggi si è concentrata sugli aspetti politici di un intesa globale sul clima.