TERAMO (12 novembre) - Danilo Levakovic e Sante Spinelli, i due rom di Alba Adriatica arrestati con l'accusa dell'omicidio del commerciante 37enne Emanuele Fadani, ucciso nel corso di una rissa nella cittadina della costa teramana, hanno negato responsabilità e addirittura il contatto fisico con la vittima, riferendo che a colpire il commerciante sarebbe stato il 21enne Elvis Levakovic, il terzo accusato tuttora latitante
I due sono in isolamento in carcere, in attesa del confronto con il gip del tribunale di Teramo, Marina Tommolini, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare chieste dal sostituto procuratore Roberta D'Avolio.
Pesante la situazione creatasi ad Alba Adriatica, con la rivolta dei cittadini che ha portato al danneggiamento di auto e abitazioni dei Rom nel quartiere vicino alla stazione ferroviaria.
I due arrestati negano, caccia al terzo uomo. Nei confronti di Elvis Levakovich, ha detto questa mattina il comandante della compagnia di Alba Adriatica, il capitano Pompeo Quagliozzi, è pronto il provvedimento di fermo di polizia giudiziaria per concorso in omicidio volontario. La stessa contestazione, ma con emissione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, è mossa nei confronti di Danilo Levakovich (21), cugino di Elvis, e di Sante Spinelli (25). «I due - dice il tenente colonnello Antonio Salemme - hanno giocato una mossa di intelligenza: immediatamente dopo il delitto hanno chiesto qui in caserma l'intervento dei militari perché c'era stata una rissa per evitare il fermo di polizia per l'inesistenza del pericolo di fuga. Ma non hanno evitato l'arresto: troppo evidente il loro coinvolgimento in questa situazione». Il testimone-chiave - Adriano G., l'amico e collaboratore della vittima - e i due arrestati hanno fornito una versione sostanzialmente simile, sottolineando l'esplosione di una aggressione a calci e pugni nei confronti del commerciante morto per i colpi ricevuti. Ma, mentre il testimone (anche lui parte offesa perché ferito nella scazzottata) ha accusato i tre di aver picchiato l'amico, i due zingari scaricano la responsabilità del delitto unicamente sul giovane parente latitante. Gli investigatori hanno confermato che Emanuele Fadani e il suo collaboratore erano entrati da pochi minuti nel pub "Black out" per prendere un caffè prima di partire alla volta di Imola, dove avrebbero caricato dei macchinari per l 'attività di noleggio di videopoker della vittima. Qui c'è stato quasi immediatamente un confronto duro con i tre rom, che hanno detto qualcosa alla vittima, seguendola poi all'uscita e aggredendola a morte.
I nomadi chiedono il risarcimento danni dopo la sommossa. Una ventina di persone, tutte appartenenti a nuclei familiari di etnia Rom, hanno sostato e protestato questa mattina davanti al Municipio di Alba Adriatica. I nomadi, che volevano incontrare il sindaco, hanno chiesto l'intervento economico del Comune a risarcimento dei danni subiti dopo la sommossa, animata da oltre 200 cittadini, all'indomani della morte dell'imprenditore vittima di pestaggio da parte di tre giovani zingari. Sostenendo di non essere coinvolti nell'accaduto, alcuni manifestanti hanno rivolto un appello alle forze dell'ordine che, a loro parere, hanno il dovere di proteggere la comunità rom da eventuali aggressioni.
Carabinieri: appello alla pacificazione. Intanto un appello alla pacificazione è stato lanciato dal comandante provinciale dei Carabinieri di Teramo. «I due omicidi fotocopia commessi da giovanissimi rom, se da un lato devono costringere la comunità nomade a una forte riflessione - ha detto il comandante -, dall'altro deve indurre chi ieri sera ha reagito sotto un impulso comprensibile, ma non giustificabile, a chiedersi quale messaggio può passare verso i minori che vivono in quelle abitazioni attaccate nella protesta. La violenza non può essere la risposta alla violenza: la risposta la dà lo Stato e vi assicuro che l'attività di prevenzione è di grande efficacia in questo territorio».