ROMA (8 novembre) - Amori moltiplicati, amori spezzati, “amour fou”, coppie che perdono identità per sciogliersi in altri ménage, amore filiale e famigliare. E l’amore di Pedro Almodòvar: il cinema. Si abbracciano davanti a Fontana di Trevi, Pedro in giubotto di pelle e la sua musa Penelope Cruz splendente in lungo abito nero, al loro quarto matrimonio cinematografico dopo Carne tremula, Tutto su mia madre e Volver. Come due innamorati illuminati da migliaia di flash, rivive la “Dolce movida”. Roma ieri ha idealmente rinsaldato le mille anime tra le quali Penelope si destreggia nell’ultimo Gli abbracci spezzati con quella del maestro spagnolo che ha soffiato sulla sua donna dai tanti volti un alito di passione e follia. E un film (nelle sale il 13 novembre targato Warner) diventa, come sempre con Pedro, un modo per entrare con la parola nei sobborghi dell’intimità, tra realtà e fascinazione.
LUI
La mia settima arte - «E’ proprio con Gli abbracci spezzati che ho capito quanto amore ho riversato nei miei protagonisti che si dedicano tutti al cinema. Già negli anni ’50 la magia del grande schermo per me era l’unica dimensione vivibile, un mondo parallelo che mi manteneva in vita. Più tardi, da adolescente, mi è servito a perfezionare la vita o comunque a renderla meno imperfetta».
L’omaggio alla moviola - «Sì, nel film ho voluto mostrare il momento del montaggio come omaggio alla fisicità della pellicola. Quella che si avvertiva fino a qualche anno fa, prima che le grandi tecnologie me ne facessero avvertire la mancanza. Si è perduta la tangibilità del film. Ho provato la stessa sensazione quando, in albergo, invece di darmi la chiave della stanza mi hanno fornito di una scheda elettronica».
L’amore - «Ho girato una pellicola romantica con almeno due grandi storie d’amore e un affascinante rapporto tra genitori e figli. Penelope è condannata alla fatalità fin dall’inizio; gli uomini che la amano si comportano in modi diversi l’uno dall’altro anche se la passione è la medesima. C’è chi la maltratta, chi la vuole come concubina e chi la modella come l’immagine di donna che avrebbe sempre voluto per sè».
L’attualità - «Si dice “è una situazione alla Almodovar” spesso in questi giorni, quando i giornali parlano di transessuali, di rapporti-scandalo? Beh, l’accostamento non mi fa affatto piacere. Vorrei soltanto si parlasse di me come regista di personaggi trattati sempre con grande libertà e autonomia morale».
Il crocifisso e la Corte di Strasburgo - «Concordo con la decisione della Corte di non affiggere il crocifisso nelle aule, perché rappresenta una sola confessione religiosa. Cos’è per me? Un elemento decorativo, un oggetto d’arte pop».
LEI
Io e i miei personaggi - «Pedro mi ha affidato un personaggio meraviglioso, anzi tre in uno ed è stata una prova molto difficile. Abbiamo fatto due mesi di riunioni, di incontri. Alla fine la chiave che ho trovato è stata quella di dimenticare tutte le informazioni sui diversi ruoli e viverli al momento. E’ stato difficile non perdersi».
La violenza sulle donne - «E’ un tema troppo importante e grave per poterne parlare in poco tempo. Ma il mio personaggio in Gli abbracci spezzati riesce a non diventare vittima, anzi ha la forza di andare avanti e non si sente sottomessa. Una donna dal grande cuore, l’ho molto amata».
LORO
Penelope - «Con Pedro c’è una relazione che va avanti e che si è modificata col tempo. All’inizio avevo 13 anni, poi al secondo film ci siamo conosciuti meglio. Quando ci vediamo al mattino capiamo al volo lo stato d’animo l’uno dell’altra ma il nostro rapporto non ha mai travalicato i limiti del rispetto professionale. C’è l’amicizia e c’è il lavoro».
Pedro - «La nostra è la storia di una coppia felice basata sulle affinità, sulla verità e sulla assenza di sesso. Io la desidero e lei ha una fede cieca in me e queste due cose danno al nostro rapporto una sostanza fondamentale. Penelope ha una leggera tendenza alla paranoia ma è un’attrice viscerale, possiede umorismo e forza interiore. Ha quella vulnerabilità infantile che la rende irresistibile».