dal nostro inviato Marco De Martino
REGGIO CALABRIA (6 novembre) - Non c’è niente da fare, è proprio l’anno delle donne. Prima nuoto e tuffi. Poi scherma e tiro a volo, vale a dire Kill Bill e Calamity Jane. Quindi l’Italvolley. E adesso le ragazze del tennis che sulla spiaggia di Reggio Calabria si apprestano a ridurre come pop corn quel che resta delle americane in questa storica e strabica finale di Fed Cup.
Certo, Venus Williams è ai Caraibi e Serena Williams è alle Seychelles, ma non è colpa nostra se le altre non hanno la “bandiera” che le sventola nel cuore. Giochiamo allora contro una specie di asilo nido, la barbie Melanie Oudin, 18 anni, e la baby Alexa Glatch, 20 anni; mentre Serenona è stata sostituita dalla King (Vania, non Billie Jean...) che ha 20 anni anche lei. Nicola Pietrangeli, qui nel ruolo di ambasciatore azzurro, ridacchia: «Se veniva una Williams potevamo anche perdere, ma così...». L’Italia ha vinto la Fed Cup solo una volta nel 2006, l’America invece l’ha vinta ben 17 volte ma quando giocavano pupe come Evert, Navratilova, Seles, Davenport, o appunto le due panterone sorelle.
Basterà dunque la premiata ditta Pennetta&Schiavone per far fuori le riserve yankee, anche se la Oudin con il suo motto scritto dappertutto, dalle scarpe al collarino, “believe”, credici, dice di trovarsi benissimo sui campi in terra rossa simil sabbie mobili appositamente allestiti per creare effetto Scilla e Cariddi con le povere girl. Oggi sorteggio, domani si comincia, domenica si chiude. Con minaccia pioggia.
Flavia Pennetta, rimmel e fard, sorride. L’estate ha rapito anche lei, storico ingresso tra le prime dieci, una “cosa” mai successa a un’italiana, un milione di dollari guadagnato quest’anno nei soli tornei, intervista a luci rosse alle iene, sfilata in bikini per la settimana della moda milanese, e ora questa prima finale di Fed Cup in Italia che promette di regalarle altre sventagliate di flash. E’ ancora single, conferma. Ma non è cambiata: «Questo record del n. 10 è stato vissuto con clamore più in Italia che dentro di me, io quasi non me ne sono accorta, a parte la festa che mi hanno fatto a Brindisi con il sindaco e la banda quando sono tornata a casa. Ok, ho voluto fare una sfilata in costume a Milano, ma insomma, mi fanno le foto sempre sudata e stravolta e quindi ho pensato di mettermi carina per una volta. La finale? Chiaro, con le Williams potevamo perdere; mentre senza le Williams dobbiamo per forza vincere, e quindi la pressione c’è. Loro sono molto giovani e molto caricate, noi però abbiamo dentro questo spirito Fed Cup che col tempo ci ha permesso di vincere tanto». Come dire siamo una squadra. Capace della terza finale negli ultimi quattro anni.
Piuttosto, sono tutte molto stanche. La Schiavone che viene dal trionfo di Mosca; ma soprattutto la Pennetta che ha vissuto una stagione lunga, appassionante, sfibrante, 25 tornei e 131 match tra singolo e doppio, più un dolore al ginocchio che ogni tanto presenta il conto. Stremata alla meta, certo, ma vincente. Una che come la Pellegrini è uscita fuori da paure e dolori grazie allo psicologo, il signor Guglielmo. Ha allenato la testa, Flavia, anche se poi dovrà dire grazie proprio anche a Carlos Moya, l’uomo che l’ha abbandonata, facendola poi tornare più dura e più forte. L’ultima star di questa Italia rosa.