ROMA (1 novembre) - L’ultima puntata della porno-politica italiana ha gettato il Paese in un’angoscia piuttosto inedita. Che fine hanno fatto i maschi? Se lo chiedono soprattutto le donne. “Che cos’ha? È gay? Non sta bene? O è semplicemente un maiale?” (Marina Terragni sul Corriere della Sera). “Che cosa fai, con una rivale che ha il 44 di piede?”.
Il quadro si è complicato. Era chiaro da tempo che l’antica mistica del potere, ben sintetizzata dal motto napoletano “cummannare è meglio che fottere”, era in profonda crisi. Ne sanno qualcosa i trans di via Gradoli, che hanno reso noto quanto numerosi siano i vip che ne bramano le pur discutibili grazie. E ora si parla di video e foto scottanti di parlamentari.
Si resta davvero interdetti. Per due motivi. Il primo è che il potere, da afrodisiaco che era, sembra esser diventato una tremenda fonte di stress; una camicia di forza che, mentre obbliga ad ostentare un vitalismo ai confini dell’immortalità, in realtà ti corrode e in qualche modo ti uccide. Il secondo motivo di sconcerto è che il rifugio del potente stressato non è più quello classico dei film di Alberto Sordi, la bionda che ti massaggia le tempie ripetendoti paziente che grand’uomo incompreso ha davanti. Il rifugio è sempre più spesso un viado, magari brutto (a) come un palazzo abusivo di periferia.
È emergenza-maschio, insomma? Mentre lancia il suo grido d’allarme, la Terragni sembra la condottiera di un immaginario esercito di donne smarrite: “Il vero unico desiderio è vivere momenti di bel cameratismo con altri maschi... Dispensatrici di bellezza e di gioia, le donne hanno rinunciato per sempre a questa prerogativa divina?”. Chissà che, per una clamorosa eterogenesi dei fini, la deriva sessual-guardonistica della Seconda Repubblica non serva almeno a farci capire qualcosa sul potere e sui rapporti fra uomini e donne.
Il potere. Perché non è più un obiettivo appagante? Il motivo è probabilmente lo stesso che a molti potenti rende insufficiente una donna, anche se è bella, anche se è la tua. Si può riassumere in tre parole: perdita di senso. La nostra è un’epoca dove la poltrona non è più il frutto di chissà quale sacrificio, di un sogno, di un ideale. Non è l’esito di anni, decenni, passati a costruire qualcosa pietra su pietra, parlando e interagendo con tante persone, intrecciando il tuo cammino con quello di un partito, un’azienda, un’organizzazione. È il tempo del potere visivo e televisivo, della nomina che ti piomba addosso senza che tu muova un dito, del palcoscenico che si conquista in una sera, non necessariamente in un letto, basta un salotto e la benevolenza di uno degli oligarchi del momento.
“Quel” potere non vale una vita. Quel potere è vuoto. È malata frenesia. È sindrome di Dorian Gray. È paura di non essere, di finire domani. È disabitudine ad una relazione umana vera, intensa, paritaria. È la condizione di paralisi che ti congela in una perenne immaturità.
Una donna (una che non paghi) è sempre dialogo, scambio, confronto. È lo stupendo conflitto di sensibilità che genera l’attrazione e la sensualità. È la corda che ti tiene a terra e però ti fa volare. Una donna-uomo, invece, è la ripetizione dell’uguale. Altro che voglia di “cameratismo”. Il cameratismo è fatto di parole, risate, amicizia. Quello che si intravede nelle stanze modello Gradoli è, al contrario, silenzio di tomba, ricatti nell’aria e brevi contatti fisici belli quanto una scarica elettrica.
Secondo Oliver Sacks, il famoso neurologo di Risvegli, “la consapevolezza è la capacità di ricordare o vedere la propria vita come un tutto; di immaginare altre prospettive o altri stati mentali; di pensare ipoteticamente o teoricamente, di affrancarsi dal qui e ora”.
È proprio questa consapevolezza che sembrano aver perso molti dei potenti di oggi. Non credono alle donne, che sono sfida e crescita, perché non vogliono più né combattere né crescere. Non sanno affrancarsi dal qui ed ora, non sanno più vedere la loro vita come un tutto, o forse non la considerano neppure vita. Vale di più la trasgressione estrema che forse ti ucciderà; ma sempre meglio morire in un attimo che vegetare per sempre in un potere effimero e senza senso.