ROMA (30 ottobre) - Omicidio preterintenzionale. E' il reato ipotizzato dalla procura di Roma per la morte del detenuto Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre scorso nel reparto penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini. Secondo il sindacato della polizia penitenziaria, il 31enne arrivò a Regina Coeli già in pessime condizioni. Il minsitro della giustizia Alfano chiede che si accerti la verità in fretta. Il ministro della Difesa La Russa si dice certo del comportamento corretto dei carabinieri ma aggiunge di non sapere molto poiché l'Arma in quel caso ha svolto compiti di sicurezza e come tale risponde al ministero dell'Interno. Il Pd parla di «scarica barile tra ministri». Secondo la Fondazioni di Gianfranco Fini «uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici». Anche il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, si dice certo «che i carabinieri abbiano operato in maniera corretta».
Pm: omicidio preterintenzionale. Il pm Vincenzo Barba procede, per il momento, contro ignoti. Alla base della configurazione dell'ipotesi di reato la tipologia delle lesioni riscontrate sulla salma. Verificare se Cucchi abbia subito lesioni, chi gliele ha procurate e se queste abbiano provocato la morte del detenuto: sono questi gli interrogativi ai quali il magistrato intende dare risposte. Sono già stati sentiti come testimoni alcuni carabinieri della stazione Appio-Claudio in cui Cucchi passò, in una cella di sicurezza, la prima notte, quella tra il 15 ed il 16 ottobre scorsi, in seguito al fermo per detenzione di sostanze stupefacenti. Sentiti anche alcuni agenti di polizia penitenziaria. Dovrà essere sentito anche l'uomo al quale Cucchi cedette l'hashish prima di essere fermato. Il pm Barba attende inoltre l'esito dell'autopsia sull'uomo che aveva 31 anni.
Il medico del tribunale diagnosticò delle lesioni. Cucchi si presentò all'udienza di convalida del fermo davanti al giudice Maria Inzitari il giorno 16: visitato da un medico del tribunale, gli sarebbero state riscontrate «lesioni ecchimotiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente», giudicate "non allarmanti", tant'è che il medico ne attestò la idoneità alla detenzione. Nel corso dell'udienza, secondo quanto si è appreso, Cucchi non fece alcun riferimento a botte o a incidenti. Sempre al medico del Tribunale - secondo quanto riferito dal ministro della Giustizia Angelino Alfano due giorni fa, nel corso del question time alla Camera - Cucchi avrebbe anche riferito lesioni alla regione sacrale ed agli arti inferiori che però non sarebbero state verificate dal sanitario perché il detenuto non acconsentì e rifiutò le cure mediche.
Trasferito nel carcere romano di Regina Coeli, fu sottoposto alla visita medica di primo ingresso che - sempre secondo quanto riferito dal ministro Alfano - evidenziò «la presenza di ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione e arti inferiori».
Al medico del carcere Cucchi riferì di una caduta accidentale dalle scale che - a detta del sanitario - necessitava di una visita ambulatoriale urgente. Trasportato nell'ospedale Fatebenefratelli, rifiutò il ricovero ma gli vennero riscontrate «la frattura vertebrale L3 dell'emisoma sinistra e la frattura della vertebra coccigea».
Il 17 ottobre, per effetto di un malore, Cucchi fu portato dal carcere al Sandro Pertini dove morì all'alba del 22 ottobre per «presunta morte naturale», come da certificazione medica rilasciata dal sanitario ospedaliero.
«Cucchi ha chiesto subito di parlare con l'avvocato». «Credo di poter affermare con assoluta certezza che Cucchi abbia chiesto di poter avvisare l'avvocato di fiducia fin dal suo primo ingresso nella caserma dei carabinieri» rivela Luigi Manconi, presidente di "A buon diritto", che per primo, insieme al presidente dell'associazione Antigone, ha denunciato la vicenda. Manconi riferisce, inoltre, come «nuovamente all'udienza in tribunale Stefano Cucchi abbia lamentato il fatto che l'avvocato non fosse stato contattato».
Nella convalida d'arresto firmata dal giudice monocratico, Cucchi risulta senza fissa dimora. Secondo quanto riferito dal legale della famiglia, il ragazzo risultava invece domiciliato in via Ciro da Urbino.
La famiglia di Cucchi. L'avvocato della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, contesta alcune notizie di stampa: «Abbiamo appreso dai giornali, se è vero, che il pm avrebbe avuto la segnalazione dall'ospedale Pertini che Cucchi rifiutava l'alimentazione e questo ci rende ancora più perplessi. Vorrebbe dire che un ragazzo in difficoltà, con tutti i traumi che aveva, con due vertebre fratturate, non è stato aiutato giustificandosi che non voleva. In questo caso - conclude - ci sarebbe una responsabilità per omicidio preterintenzionale».
La sorella: non ci hanno fatto visionare le foto. «Finalmente si sta muovendo qualcosa, ho visto che c'è un ipotesi di reato» ha commentato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. «A noi di informazioni ufficiali non ne hanno date ancora», ha aggiunto Ilaria, che ricorda anche che lei e la famiglia hanno chiesto, senza trovare riscontro, di visionare le foto scattate dal perito della Procura al corpo del fratello, dal momento che «avevamo incaricato un nostro medico legale, ma non gli è stata data la possibilità di fare foto». Stefano, ribadisce Ilaria, «stava bene. Aveva fatto un percorso di tre anni in una comunità, ma si era riabilitato. Tanto che lavorava». Ilaria tiene anche a precisare che le pasticche trovate al fratello al momento dell'arresto al parco degli Acquedotti non erano ecstasy, ma un farmaco che Stefano portava con sè come «salvavita», dal momento che soffriva di epilessia.
«Lasciamo lavorare i magistrati, affinché la giustizia faccia il suo corso» ha aggiunto in serata Ilaria Cucchi. Quanto alle parole del ministro della Difesa Ignazio La Russa sulla correttezza dei Carabinieri, la famiglia risponde così: «al momento non abbiamo elementi a disposizione per mettere in dubbio il comportamento di qualcuno. La sola verità resta che Stefano è andato via sulle proprie gambe e non è più tornato».
Alfano: si accerti la verità in fretta. «Pieno sostegno alle indagini e celerità nell'accertamento della verità e dei colpevoli». È quanto ha affermato il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso di una telefonata con il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara. «Esprimo vicinanza alla famiglia Cucchi - ha detto Alfano - e, al contempo, ribadisco fiducia nell'operato della Polizia Penitenziaria che, ogni giorno, svolge i suoi delicati compiti con abnegazione e in contesti difficili. Auspico che l'autorità giudiziaria accerti, in tempi brevi, la verità dei fatti».
Le reazioni politiche. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è convinto del «comportamento corretto dei carabinieri in questa occasione» e aggiunge: «Quello che è successo non sono in grado di dirlo in quanto si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell'Interno, dall'altro al ministero della Giustizia». Anche il ministro delle gioventù Giorgia Meloni ha auspicato una rapida chiarezza sull'episodio.
«Qui ci vuole una parola chiara - ha commentato Pierluigi Bersani - il fatto che sta emergendo ha contorni sconvolgenti». Critiche anche da parte della capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti che parla di vergognoso «scarica barile tra ministri» con «La Russa che prende le distanze dall'accaduto perché attiene all'attività dei carabinieri come forze di polizia e quindi di competenza del ministero dell'Intero». Critiche al ministro anche da Maurizio Ronconi, responsabile Enti Locali dell'Udc: «Maroni non può essere reticente». «Va aperta immediatamente un'indagine: i carabinieri che hanno compiuto questi atti devono finire in galera» ha affermato Paolo Ferrero, segretario del Prc. Il Pd capitolino ha presentato una mozione nella quale si chiede che il Comune si costituisca parte civile «qualora venissero accertate responsabilità soggettive». Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei valori alla Camera, chiede che il governo riferisca in Aula. Secondo Luigi De Magistris, eurodeputato dell' Idv ed ex pm, »lo Stato non può avere paura di se stesso, non può temere di individuare e punire quei corpi estranei e parassitari che pure ci sono al suo interno«.
Pdl: chi ha sbagliato paghi, attacchi a La Russa e Maroni pretestuosi. «È necessario fare luce su un episodio assolutamente sconvolgente e accertare le responsabilità, evidentemente al di fuori di polemiche pretestuose e di generalizzazioni indebite; ma proprio per evitare questo è indispensabile che chi ha sbagliato debba pagare» afferma il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Anche i i deputati del Pdl Renato Farina e Melania De Nichilo Rizzoli chiedono chiarezza («Non c'è nessuno al di sopra del sospetto») e parlano di attacchi pretestuosi a La Russa e Maroni.
Il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni ha invitato ad aspettare l'esito dell'autopsia, anche se, ha detto «continuo a pensare che sia stato colpito fuori dal carcere. È stato malmenato violentemente. Immagino che un tossicodipendente arrestato possa fare resistenza scatenando la reazione delle forze dell'ordine. A volte succede, purtroppo».
Il sindacato della polizia penitenziaria (Osapp), nel chiedere chiarezza sulla vicenda, sottolinea: «Secondo fonti attendibili, apprese ieri da ambienti vicini, Cucchi sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fà in questi casi».
La fondazione di Fini. Ffwebmagazine, la testata online della Fondazione FareFuturo presieduta da Gianfranco Fini ha scritto: «Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici. Perchè verità e legalità devono essere uguali per tutti, come la legge».
Esposto delle Unioni delle Camere penali. Un esporto alla Procura Generale presso la Corte d'appello di Roma sulla tragica fine di Cucchi è stato presentato dall'Unione delle Camere penali per chiedere che siano compiuti «tutti gli accertamenti» sui «ritardi che sembrano esservi stati nell'accertare i fatti».
Sit in davanti a Palazzo Chigi. La Fgci, la federazione giovanile del Partito dei comunisti italiani, i giovani comunisti di Rifondazione comunista e l'Unione degli studenti hanno protestato con un sit-in davanti a Palazzo Chigi e hanno rivolto un appello al Presidente della Repubblica «al fine di fare piena luce su una vicenda che ha scosso tutti gli italiani, giovani in primis».
L'inchiesta amministrativa, ha fatto sapere il capo del Dipartimento dell' Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta comincerà «nel giro di pochi giorni» e si concluderà in meno di due settimane.