Felice a Testaccio:
addio al re del cacio e pepe

ROMA (18 ottobre) - E' morto Felice. Di cognome faceva Trivelloni, ma era per tutti Felice a Testaccio, l’uomo-ristorante, il proprietario, amministratore, cuoco e cameriere di una delle migliori trattorie romane. Era nato a Velletri il giorno di Capodanno del 1921. Suo padre aprì nel 1936 un’osteria in via Mastro Giorgio. Secondo l’uso dell’epoca, i clienti si portavano la cena da casa, l’oste serviva da bere. Con gli anni Felice prese in mano l’attività. Finché, stanco di assistere alle liti fra ubriachi per le partite a carte, decise di trasformare l’osteria in una trattoria. Preparava tonnarelli cacio e pepe, carciofi al tegame, abbacchio, minestra al brodo di arzilla.

Divenne famoso in tutta la città per la bontà della cucina e per l’onestà dei prezzi. Ad alimentare tanta popolarità era anche il carattere riservato dell’uomo, che dava la sua ruvida impronta a tutto il locale. La sua impronta al locale: niente insegna all’esterno, un arredo fatto di luci al neon, vetri smerigliati e tavoli in fòrmica. Leggendaria la sua abitudine di mandare via i clienti anche quando il locale era apparentemente vuoto. In realtà erano tavoli prenotati.

Felice ha sempre voluto condurre la trattoria da solo. La mattina andava al mercato a fare la spesa, poi cucinava i piatti del pranzo, serviva ai tavoli, puliva e lavava, poi di nuovo in cucina per la cena. Limitare il numero di coperti era l’unico modo per condurre l’attività senza l’aiuto di nessuno.

Esiste una lunga serie di aneddoti sulle celebrità respinte perché senza prenotazione. Trovava sempre posto invece chi si presentava vestito da muratore o da operaio, il comunista Felice aveva un occhio di riguardo per i lavoratori. Roberto Benigni, cliente sin da quando era un giovane attore senza un soldo, nel 2000 gli dedicò una poesia che si concludeva così: «Felice è un uomo onesto, bravo e giusto/ e quando morirà (a tutti tocca)/ ci sarà in Paradiso un gran trambusto/ Pure gli angeli perderan la brocca/ Cristo lo accoglierà con grande gusto/ Lo abbraccerà con l’acquolina in bocca/ e gli dirà, in mezzo a quel presepe/ “E vai Felì, facce ‘na cacio e pepe!».

Pie. P.
Domenica 18 Ottobre 2009, 13:29 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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