ROMA (5 ottobre) - C’era una volta un uomo ricco, ma così ricco che era costretto a tenere i suoi soldi stipati dentro un’enorme vecchia miniera blindata e presidiata da un esercito privato. Quest’uomo, a un certo punto della sua vita, ebbe paura degli altri uomini. Il fenomeno si sviluppò in due momenti: il primo fu quando un irrefrenabile terrore lo colse davanti agli sconosciuti e lo costrinse a chiudersi in casa, il secondo fu quando lo stesso incontenibile terrore lo vinse alla vista dei pochi amici che aveva. Allora capì che era l’intero genere umano a metterlo in quello stato.
Non temeva che gli rubassero i soldi, non temeva che lo sequestrassero per ottenere un riscatto miliardario, non temeva che l’uccidessero durante qualche rivolta popolare, no, la sua era una paura generica, assolutamente immotivata e perciò tanto più insopportabile. La sola vista della cameriera che alla mattina veniva a servirgli la colazione a letto lo faceva subito nascondere sotto le coperte, tremante e sudato.
Viveva in una grandissima villa di campagna con ampio parco tutto intorno ed era accudito da segretari, cameriere, camerieri, cuochi, sguatteri, giardinieri, autisti.
Come primo provvedimento, licenziò gran parte del personale, a cominciare dagli autisti, dato che aveva deciso di non uscire più dalla villa, e dai segretari, che sostituì con dei computer.
Quindi dal maggiordomo, per il quale provava un po’ meno paura dato che era stato il maggiordomo di suo padre, fece diffondere un ordine di servizio che stabiliva un preciso orario per tutti i dipendenti in modo che, se gli veniva per esempio la voglia di fare una passeggiata nel parco, non incontrasse nessun giardiniere, e neppure incrociasse nei corridoi qualche cameriera durante gli spostamenti da una camera all’altra.
Subito appresso, ordinò che il muro che circondava la villa e il parco venisse alzato da due a sei metri riducendo a una le tre aperture d’accesso e contemporaneamente mandò a chiamare il più grande esperto del mondo in fatto di robot ordinandogli tutta una serie di automi che potessero completamente sostituire il personale della villa.
In capo a un anno i robot gli vennero forniti a lui poté licenziare tutti, vecchio maggiordomo compreso.
Certo, all’inizio andò incontro a degli inconvenienti con quel centinaio di telecomandi che ancora non conosceva bene. Certe mattine, invece di veder comparire il robot-cameriera con la colazione, la porta veniva spalancata dal robot giardiniere che, manovrando minacciosamente una falciatrice, lo inseguiva di stanza in stanza.
Comunque, ora si sentiva al sicuro. Senonché un giorno, passeggiando nel parco, notò al di là del muro di cinta, un uomo dentro il gabbiotto di una gru assai più alta del muro stesso. Atterrìto, ordinò che la recinzione venisse alzata fino a cinquanta metri.
Dopo un mese che i lavori erano finiti, una mattina d’estate, mentre si stava facendo il bagno in piscina, passò, bassissimo sulla villa, un elicottero. L’uomo che aveva paura dei suoi simili balzò fuori dall’acqua e si gettò a corpo morto sotto una macchia di cespugli. Poi, sconvolto, attaccatosi al telefono, ordinò l’immediata costruzione di un tetto in muratura che coprisse la villa e il parco.
Durante i lavori, visse in cantina circondato dai suoi robot. Poté riprendere possesso della sua villa dopo un anno. Dato che ormai c’era dovunque buio fitto, doveva tenere la luce sempre accesa. Anche nel parco. Dove, com’è naturale, le piante e gli alberi, passato appena un altro anno, cominciarono ad ingiallire.
Poi, una notte, si scatenò una sorta di terribile ciclone. Il vento sollevò una parte delle tegole e scavò un gigantesco buco nella copertura. Sicché il ricco, svegliatosi la mattina dopo, vide irrompere nuovamente la luce del sole nella sua camera da letto. Ma da quell’enorme buco potevano entrare tutti gli uomini che volevano! Era un pericolo tremendo! Che fare? Ordinare una copertura d’acciaio? O restringere lo spazio che lo circondava? Optò per questa seconda soluzione. Chiamò nuovamente i muratori e, mentre lui se ne restava chiuso dentro la villa, si fece costruire una stanza nel parco di tre metri per tre, col tetto d’acciaio, dove andò stabilmente a vivere.
Di tutti i robot che aveva a disposizione, tenne solo il robot-cuoco che era anche in grado di andare a prendere quello che i fornitori lasciavano davanti all’unico cancello telecomandato, gli altri li abbandonò nella villa.
Ma una notte udì venire da fuori strani rumori. Socchiuse la porta e vide che i ladri stavano saccheggiando la villa. Dovevano essere entrati approfittando del momento nel quale il cancello era restato aperto per permettere al robot di ritirare i rifornimenti.
Lo colse un atroce pensiero. E se i ladri venivano ad assaltarlo di notte dentro la sua stanzetta? Sarebbe stato costretto a vedere degli esseri umani! Doveva assolutamente evitare quel rischio. Ma come fare? Ci pensò tre giorni e tre notti di seguito, poi credette d’aver trovato la soluzione. Si fece costruire due muretti alti quaranta centimetri e lunghi due metri, chiusi da una parte da un muretto della stessa altezza. Così lui poteva entrare strisciando nella nuova abitazione dalla parte senza muretto che però, una volta dentro, avrebbe potuto richiudere dall’interno con una lastra di pietra. Era una stanzetta che somigliava tantissimo a una tomba. Ma lui non se ne rese conto.
Dopo appena due notti che ci dormiva, ci fu una leggera scossa di terremoto e un grosso masso rotolò fino a ostruire del tutto l’apertura della stanzetta.
Fu così che l’uomo che aveva paura del genere umano si tramutò in fantasma. Un fantasma che, naturalmente, aveva terrore degli altri fantasmi. Ma non poteva farci nulla perché, com’è risaputo, i fantasmi passano attraverso i muri.