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In Italia

Lodo Alfano, decisione a ottobre
La difesa di Ghedini: non è un'immunità

L'udienza pubblica è fissata per il 6 ottobre,
il giorno dopo al massimo dovrebbe arrivare la sentenza

Il ministro Alfano con Berlusconi

ROMA (15 settembre) - La decisione arriverà in tempi rapidi, forse già la sera del 6 ottobre o, al massimo, la mattina del giorno successivo: il verdetto della Corte Costituzionale sul "lodo Alfano"non arriverà con i lunghi tempi (tre camere di consiglio un mese dopo l'udienza pubblica) che toccarono al lodo Schifani . Non tanto perchè i giudici - che torneranno a rivedersi tutti assieme la prossima settimana dopo la pausa estiva - abbiano già in tasca una soluzione certa sulla legittimità della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato, quanto piuttosto - viene fatto notare in ambienti di Palazzo della Consulta - per un impegno già fissato da tempo che porterà a Lisbona, da giovedì 8 ottobre, ben cinque giudici della Corte. Tra essi ci sono il presidente Francesco Amirante e il relatore della causa sul 'lodo Alfanò, Franco Gallo, e i giudici Paolo Maddalena, Alfio Finocchiaro e Alfonso Quaranta che, per due giorni, prenderanno parte a un incontro trilaterale con i giudici dell'Alta Corte spagnola organizzato dal Tribunale costituzionale portoghese.

Prima della trasferta all'estero - si apprende sempre in ambienti della Corte - sarebbe intenzione di Amirante arrivare a una decisione. Che prenderà le mosse da quella che lo stesso Amirante scrisse, in qualità di giudice relatore, nel 2004, quando fu bocciato il "lodo Schifani". Quella sentenza sarà la cartina di tornasole per una decisione il cui impatto politico è indubbio. Dalla decisione della Consulta, infatti, dipenderà la ripresa o meno dei processi a carico del premier Silvio Berlusconi (e secondo alcuni anche le sorti del governo) che, come le altre parti in causa dinanzi ai giudici costituzionali, ha già presentato più memorie difensive presso la cancelleria della Corte.

A costituirsi, nelle tre cause che riguardano il premier, sono stati anche l'Avvocatura generale dello Stato (che per conto della Presidenza del Consiglio chiede alla Corte di respingere i dubbi di legittimità sul lodo), e il procuratore della Repubblica di Milano, Manlio Minale (a favore della bocciatura della legge).

La prima questione di legittimità del lodo Alfano è stata sollevata dai giudici della prima sezione del tribunale di Milano, davanti ai quali si celebra il processo per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset con Berlusconi tra gli imputati.

Il secondo ricorso è dei giudici
della decima sezione del Tribunale di Milano che, dopo aver stralciato la posizione di Berlusconi e investito l'Alta Corte, hanno condannato a 4 anni e 6 mesi l'avvocato inglese David Mills, coimputato del premier, per corruzione in atti giudiziari.

La terza causa è arrivata alla Consulta dal gip di Roma Orlando Villoni nell'ambito del procedimento che vede indagato Berlusconi per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero durante la scorsa legislatura.

All'udienza pubblica del 6 di ottobre, che vedrà gli avvocati sfidarsi nell'aula al secondo piano di Palazzo della Consulta, prenderanno parte anche Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, i due giudici costituzionali finiti nella bufera dopo le polemiche sulla cena, lo scorso maggio, con il premier Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e i presidenti delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato. Ad astenersi - hanno più volte ripetuto - non ci pensano proprio. Dal canto suo il presidente Amirante, lo scorso luglio, ha invitato tutti ad «abbassare i toni», certo che la Corte, «come ha sempre fatto», sul lodo Alfano prenderà una decisione «in serenità, con imparzialità e obiettività».

La memoria difensiva: non è immunità. La sospensione dei processi introdotta dal lodo Alfano a favore delle quattro più alte cariche dello Stato non è un' immunità perchè non si pone come obiettivo principale «il sereno svolgimento delle funzioni» delle alte cariche, quanto piuttosto «la garanzia del diritto di difesa» del singolo. È tutta incentrata sulla prevalenza del diritto di difesa di un «cittadino che si trova ad essere imputato e, contemporaneamente, a rivestire un'alta carica dello Stato» la memoria con cui il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è costituito come parte dinanzi alla Corte costituzionale in vista dell'udienza del 6 ottobre prossimo.

Gli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo hanno messo nero su bianco una strategia difensiva raccolta in tre atti di costituzione del premier con l'obiettivo di smontare, punto per punto, le numerose questioni di legittimità costituzionalità del 'lodò sollevate dai giudici di Milano e dal gip di Roma che a vario titolo procedono nei confronti di Berlusconi.

Martedì 15 Settembre 2009 - 19:41
Ultimo aggiornamento: -
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