ROMA (25 agosto) - I giudici svedesi staccano la spina a Pirate Bay, ma il sito in poche ore risorge. A otto anni dall'oscuramento di un altro baluardo del file sharing, Napster, che chiuse i battenti nell'estate del 2001, il portale simbolo del "peer to peer" continua la sua faticosa battaglia per internet libera.
La chiusura per poche ore di Pirate Bay è il risultato dell'ordine di un giudice svedese che ha chiesto al principale provider del sito (Black Internet, nome profetico) di cancellarlo dalla rete sotto la minaccia di una multa di circa 50 mila euro. Lo scorso aprile il tribunale di Stoccolma aveva condannato in primo grado i tre fondatori della Baia, Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm Warg, e Carl Lundstrom, reo di aver investito nel sito, a scontare un anno di carcere e a pagare una multa di 2,7 milioni di euro, per «complicità in violazione della legge sul diritto d'autore».
«Andremo avanti, combatteremo la nostra battaglia da internet alle spiagge», hanno scritto i pirati sul sito nelle ore del black out, con la promessa, mantenuta, di tornare online in poco tempo. E sull'home page dei pirati risorta, campeggia una maglietta nera, con una scritta provocatoria: «Ho speso mesi e milioni di dollari per chiudere Pirate bay e tutto quello che otterrò è questa fantastica t-shirt!», accompagnata dalla dedica "With love, The Pirate Bay".
Nonostante la ferma volontà dei pirati di continuare la loro battaglia, gli utenti iniziano a vacillare anche a causa della notizia, diffusa qualche settimana fa (ma ancora niente è certo) dell'acquisizione del sito da parte dell'azienda svedese Global Gaming Factory che ha già annunciato che lo renderà legale e a pagamento. Ma un'eventuale chiusura Pirate Bay, forse non metterebbe a tacere il fenomeno della pirateria.
«Chiunque può farne risorgere una copia con un altro nome, come è successo in passato con Napster o con Kazaa. Mi pare quindi probabile che assisteremo a un'esplosione di creatività, con la nascita di nuovi siti e protocolli per scaricare», dice Luca Neri, autore del libro inchiesta La baia dei pirati-Assalto al copyright (Cooper). Mi pare bizzarro - aggiunge - che le multinazionali dell'audiovisivo non riescano a cogliere la futilità pratica di questo accanimento giudiziario. Più questo contenzioso viene presentato come una battaglia fra guardie e ladri, più le nuove generazioni troveranno seducente il richiamo dei pirati».