Mercoledì 22 Maggio
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In Italia

Berlusconi: «Mai organizzato festini
Solo cene simpatiche»Il premier ad Avvenire: «Anche i vescovi caduti nel tranello»
Poi avverte: «Privacy, per chi la viola una multa non basta» |


dal nostro inviato Marco Conti
TUNISI (19 agosto) - L’irrequieta estate di Silvio Berlusconi ha fatto tappa ieri a Tunisi. Una giornata di relax con il presidente tunisino Zine El-Abidine Ben Ali e il finanziereTarak Ben Hammar per una visita definita ”privata” con tanto di bandiere tricolori per le strade.
Quattro ore di incontro a pranzo nella residenza estiva di colui che da 22 anni regge le sorti della Tunisia e poi un giro per antiquari, set cinematografici e studi televisivi con l’amico finanziere. Non è la prima volta che lascia in agosto ”La Certosa” per volare a Tunisi, ma nella prima estate senza Veronica c’è un più di irrequietezza che spinge il Cavaliere a volare da una città all’altra. Un ”mordi e fuggi” che ieri sera lo ha riportato ad Arcore e, forse, domani lo porterà nuovamente in Sardegna.
Nella villa sul mare di Ben Alì, Berlusconi ha discusso di G8, del piano americano per il Medio Oriente e del ruolo dell’Unione Africana che Gheddafi rappresenta. Poi un salto sul set di ”Bagheria”, allestito a suo tempo da Gabriele Salvatores proprio alle porte di Tunisi, per salutare le decine di lavoratori tunisini e per giurare «lotta dura alla mafia» augurandosi di «passare alla storia per essere il primo presidente del Consiglio che ha sconfitto la mafia».
Con la camicia a maniche arrotolate, e con la cravatta sfoggiata solo negli studi di ”Nesma tv”, Berlusconi ha passeggiato per gli antiquari di ”Jebel Jelud”, attratto da una statua in bronzo di Giovanna d’Arco, e felice di ricevere in regalo dai commercianti una statuina realizzata su disegno di Salvator Dalì.
Negli studi della tv di Ben Ammar, Berlusconi sembra un bambino che ritrova un vecchio giocattolo. Complimenti a tutti e un ”in bocca al lupo” a giornalisti e registi di una tv che da poco tempo irradia le sue trasmissioni in tutto il maghreb.
La giornata di svago trascorsa con due vecchi amici, sembra ripagarlo almeno in parte dalle non ancora smaltite tensioni dovute alle polemiche seguite alle rivelazioni sulle note vicende private. L’intervista rilasciata il giorno prima di partire ad un altro giornale di famiglia come il settimanale ”Chi”, rivela ancora una volta tutta l’amarezza del premier per gli strascichi che la vicenda sta avendo, e non solo in famiglia.
Il cruccio principale del premier sono i vescovi, il mondo cattolico e il quotidiano ”Avvenire” che sembrano non aver digerito le feste del Cav, con tanto di via-vai di veline ed escort. «Sono anche loro caduti nel tranello delle calunnie contro di me, prendendo per vere notizie false». «Non ho mai intrattenuto relazioni con minorenni o organizzato festini- sostiene il Cavaliere - ho partecipato soltanto a cene certamente simpatiche, ma assolutamente ineccepibili sul piano della moralità e dell’eleganza. E non ho mai invitato consapevolmente a casa mia persone poco serie».
Poi un nuovo affondo sulla «privacy violata». Un «reato grave» perché «il diritto alla riservatezza è una parte essenziale della libertà» e «non basta una multa a sanzionarlo, come fosse un divieto di sosta». Un velo di tristezza scende quando gli viene chiesto della fine del matrimonio con Veronica («difficile prendere atto della fine di una storia», «30 anni non sono un giorno»), mentre con maggiore energia nega dissapori con la figlia Barbara che di recente ha rilasciato un’intervista ad un altro settimanale femminile, poco tenera con il padre e in aperta contrapposizione con Marina. Per quest’ultima Berlusconi mostra una certa debolezza quando ammette che «ci assomigliamo molto, ci riconosciamo nei giudizi sulle situazioni e sugli altri».
Per l’ennesima volta nega di voler vendere la sua villa sarda «dove mi sento fuori dal tempo» e sostiene di non provare invidia per i muscoli di Aznar («io non sono tanto male»).
Capitolo a parte i rapporti con Bossi «amico fraterno» che ha di recente strapazzato l’inno di Mameli. Un inno «molto complicato da sostuire» anche perchè «ha accompagnato la nascita e il consolidamento della nostra Patria».
Nessun margine invece per una stagione di riforme con l’opposizione: «Piacerebbe anche ma serveribbe opposizione con più alto senso dello Stato». Domani si riparte.
 Mercoledì 19 Agosto 2009 - 09:15 Ultimo aggiornamento: -
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