ROMA (4 luglio) - Mormorii, brusii che la saggezza popolare sintetizza così: se tuona da qualche parte piove. E piove infatti, piove in piena stagione estiva e dopo Eurotravel anche il Ventaglio non sventola più tanto allegramente. La crisi seppur psicologica sembra infierire con più che tangibile concretezza sullo stato di salute generale del turismo italiano. E non sembra toccare solo Parigi, Grecia e Spagna, alcuni italiani si ritrovano ostaggi di albergatori, italianissimi anche loro, che non li accettano perché l'operatore non paga, ma loro hanno pagato l'agenzia di viaggio che pure ha pagato Eurotravel. Deve essere un problema di comunicazione, non chiamiamola crisi però.
I sintomi dell'emergenza ci sono tutti e si moltiplicano i comunicati, l'ultimo è firmato dal gruppo dei Viaggi del Ventaglio e cancella definitivamente dall'estate degli italiani nomi e prenotazioni. Nomi che profumano di tropici, Cuba, Brasile, Madagascar, Senegal, Mauritius e prenotazioni che odorano di viaggi andati in fumo. Queste le destinazioni che non saranno più operative per motivi finanziari e commerciali: “mancanza di supporti finanziari da parte degli Istituti di Credito, unita alla contrazione dei consumi ed alle difficoltà di alcuni fornitori per il decremento delle presenze nelle strutture (da tutti i principali mercati europei)”.
Crisi globale quindi, finanziaria e internazionale, dei consumi e dei costumi, praticamente? Psicologia estiva. Quanti italiani dovranno cambiar meta, sistemazione al momento? Circa 800 posti letto, a settimana, al mese? Forse al mese, quindi circa 3000 individui, neanche tantissimi, che però non saranno contenti di finire a Capo Verde o a Santo Domingo, comunque altrove. Ma sono questi i numeri del tutto esaurito estivo? Altro che crisi!
Comunque i nostri sfortunati viaggiatori hanno prenotato una vacanza da catalogo in agenzia o in internet, al supermercato o al dopolavoro ministeriale e dovranno tornare dove hanno prenotato e ricominciare tutto dall'inizio. E chi ricomincerà a lavorare la stessa pratica? Chi di quella prenotazione è intermediario: l'agente di viaggio. Come un'autista dell'autobus chiamato a ripetere le sue ultime due ore di lavoro, gratis. Così tanto per dimostrare agli utenti ritardatari del servizio che gli autobus li aspettano, tanto per rimediare agli errori di altri.
Poi ci sono gli italiani che tremano ma non partono lo stesso, perché il Ventaglio è quotato in borsa, e loro stanno da giorni con gli occhi spalancati e il cuore che batte mentre il titolo sale e poi scende e poi risale e poi riscende tra una dimissione e l'altra del consiglio di amministrazione. E quelli che avevano deciso di comprare ville e appartamenti del gruppo del Ventaglio ai tropici? Li hanno pagati ancora in costruzione, adesso sono un po' preoccupati.
Preoccupati come tutti coloro che avendo prenotato le vacanze con Columbus si domandano: ma noi, siamo sicuri di partire? Per la Grecia, magari. Niente di esotico e lussuoso. In verità difficile interpretare cosa si nasconde nelle ultime righe del comunicato datato 3 luglio che fa riferimento alle destinazioni Columbus, suona come un “tutto e niente” che lascia sperare e fa morire contemporaneamente.
Già perché Columbus è un Tour Operator del gruppo Ventaglio, ma anche Best Tours. E di Best Tours non si parla. Pare che un altro grande gruppo sia arrivato a comprare in contanti “un pezzo” del Ventaglio: Best Tours, appunto. E se qualcuno in questa estate umida di lacrime e sudore, di timori e di crisi psicologica si consola pensando che in fondo chi ha prenotato una vacanza in Brasile o in Madagascar tanto in crisi non è, almeno come chi ancora gioca in borsa o compra proprietà all'estero, ecco quel qualcuno dovrebbe domandarsi: ma se sono in crisi loro come staranno quelli che al massimo aspiravano a piantare un ombrellone in una spiaggia libera con la fetta di cocomero in una mano e un panino nell'altra?