Stanco di Facebook? Vendi l'account Ma prima crea una Vanity UrlDa poco è possibile trasformare il profilo in un vero indirizzo E c'è chi lo mette all'asta. Si vendono anche gmail e blog
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di Laura Bogliolo ROMA (17 giugno) - La più geniale potrebbe essere stata Christine Shipley. La ragazza, di San Francisco, ha scelto come url per il suo profilo su Facebook www.facebook.com/default.aspx. Default è di solito il nome del file della home page di un sito. Cliccando sulla pagina di Christine quindi potrebbe sembrare di essere nella home page del social network (che invece è home.php). Ma anche Jon Mulligan con il suo www.facebook.com/error404 (quello del "file not found") potrebbe aggiudicarsi il Best Vanity Url Award.
La corsa a conquistare la migliore url su Facebook è scattata alla mezzanotte americana di sabato 13 giugno. Non più una stringa di numeri e lettere per il proprio profilo, ma possibilità di personalizzarlo con parole, proprio come fa Twitter da tempo. La cosa è piaciuta tantissimo. Nei primi tre minuti sono stati registrati 200.000 nomi utente. Dopo un'ora le richieste erano 1 milione, oltre 3 dopo la nottata (americana) seguente al lancio dei vanity Url. In molti hanno scelto semplicemente il proprio nome e cognome, timorosi forse di essere vittime di cybersquatting o di fastidiose omonimie. Altri hanno fatto errori di digitazione (www.facebook.com/usrname invece di "username"), lasciato che scegliessero la url i passi casuali sulla tastiera del proprio gatto (www.facebook.com/alksjfalskjfoiwefalsdlasfaslleseouaiwejndlsknjkdfs, gridato (Facebook.com/aaaaaaaaaaaaaaaaaaa o espresso strani desideri(Facebook.com/JackBauercouldwhoopChuckNorris).
Ma tanti, anzi tantissimi, hanno pensato al business degli indirizzi web. Pensate ad esempio a Daniel Axin che ha scelto Facebook.com/upload o a Salman Ali (Facebook.com/theusername) e Adam Jeffries con il suo Facebook.com/socialmedia. Url che possono essere rivendute perché considerate un vero affare. Perché quello degli indirizzi web, si sa, è un business miliardario. L'obiettivo è promuovere la visibilità e il posizionamento sui motori di ricerca delle pagine web. E un indirizzo più è corrispondente alle keywords che si presume interessino ai navigatori, più acquista valore. E Kevin Ham con il suo motto («chi inizia adesso sarà miliardario») aveva visto proprio bene. Ham ha guadagnato oltre 70 milioni di dollari con i suoi 300.000 domini registrati, molti dei quali "miss-spelled", ossia creati con quegli errori di digitazione che a tutti capita di fare (es: www.yutube.com/ invece di www.youtube.com). Chris Clark, invece nel 1994 comprò il dominio Pizza.com per 20 dollari: lo ha rivenduto recentemente per 2.6 milioni.
Per difendere gli utenti dal pericolo del cybersquatting Facebook ha esortato i personaggi pubblici e le società affermate a registrare le Vanity url. Così come ha negato la possibilità di crearle a coloro che si sono iscritti dopo il 9 giugno (giorno dell'annuncio del nuovo servizio).
Ma ciò non basta per fermare il business delle Vanity Url. Su www.assetize.com è possibile mettere all'asta il proprio account. Stanchi di Facebook? Basta indicare un prezzo di partenza e aspettare l'acquirente perfetto. O proporre la propria cifra per comprare l'account desiderato. Il sito consente anche di vendere non solo i profili di Facebook: all'asta anche gli account di Gmail, Twitter e dei più usati social network. Un modo per alcuni per dire basta alla propria vecchia identità online, un modo per altri (i più) per arricchirsi. Si possono vendere anche gli account di blog su piattaforma wordpress o blogspot, di ning, e-mail o gruppi di yahoo o account di friendfeed. Il sito prende una commissione del 7% sull'account venduto.
Account in vendita su Facebook: fino a un milione di dollari. Mille dollari il dominio www.facebook.com/101010 fino ad arrivare ai 60.000 di Bestcasino, o ai 500.000 di avea.com.tr (il nome di un'azienda di cosmetici). Cade nella “trappola” delle Vanity Url anche Mediaset. Per Psicologo si parla di 20-000 dollari, Pagefound, Sexybook e Pokerbook invece verranno assegnati al miglior offerente. Banalissimi ma sempre commerciali agenziamatrimoniale e agenziaviaggi che potrebbero valere 20.000 dollari. Tra le cose che fanno orrore Necromania offerto al miglior offerente. E per un milione di dollari? Potrete aggiudicarvi Newsflash di Vivek Kondaveeti.
Aste pazze anche per Twitter. Si arriva a 500.000 dollari per Leafsnhl e Leafstor (riferiti alla squadra di hockey sul ghiaccio a Toronto) e 499 per 300, in vendita anche area300, ebay_alerts e john locke. Tra gli account di friend feed all'asta c'è Pepsiworld che vale un milione di dollari. Molti degli account violano la normativa che vieta di accaparrarsi il "marchio" dell'azienda proprietaria.
Per gli account delle e-mail basta qualche statistica per diventare ricco. Quanto fa male trovare il proprio nome e cognome già preso? Tanto, così tanto che alcuni potrebbero decidere di comprarsi la e-mail che qualcuno ha già registrato. Ecco spuntare su Assetize.com il nome aidan boucher. La logica seguita da chi vuole fare profitto per molti è anche questa: si va su uno dei siti che segnala la popolarità dei nomi dei bimbi (sito nato in realtà per la scelta che spetta a mamma e papà) e si vede che tra il 2002 e il 2005 c'è stata un'impennata di bimbi nati chiamati “aidan boucher”. Ecco che qualcuno "previdente" ha deciso di creare un account con quel nome e metterlo all'asta. Magari gli stessi genitori decideranno di comprarlo.
A ruba anche gli account gmail con sei lettere, quelli degli albori. Perché poi le iscrizioni sono diventate così tante che è stato difficilissimo trovare nomi corrispondenti ai propri desideri ed è stato necessario aggiungere alla e-mail che volevamo una serie di cifre numeriche. Occhio alla politica: gettonatissimo BarackObama2012@yahoo.com, per l'appuntamento delle elezioni presidenziali del 2012.
laura.bogliolo@ilmessaggero.it
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commento inviato il 23-06-2009 alle 08:37 da luciano | | |
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