Lhc, la caccia alla particella di Dio ricomincia: riparato il guasto al Cern

ROMA (4 maggio) - Prima un piccolo guasto a un trasformatore elettrico, poi un stop molto più lungo per una fuoriuscita di elio. E infine un attacco da parte di un gruppo di cracker al sito ufficiale dell'esperimento. Sembrava proprio che la caccia alla "particella di Dio" non avesse i favori del Caso, minacciata anche da allarmanti, quanto infondati, dubbi sul rischio della creazione di un buco nero che avrebbe potuto fagocitare la Terra.

E invece la corsa dell'Large Hadron Collider (LHC), l'acceleratore più grande e potente del mondo (almeno quello conosciuto da noi... ), riprenderà in autunno quando si cercherà di riprodurre il Big Bang di 13,7 miliardi di anni fa.

Magneti installati. Gli scenziati del Cern hanno infatti completato l'installazione e la riparazione dell'ultimo dei 53 magneti danneggiati dal guasto. Altri 16 hanno subito danni minimi e sono stati riparati. Il passo successivo è la connessione dei magneti e la creazione di un sistema di sicurezza.

Il bosone di Higgs. Riprenderà quindi il funzionamento dei due fasci di particelle in direzioni opposte che collideranno in quattro punti. Lo scopo, tra le altre cose, è cercare tra queste particelle tracce dell'esistenza del bosone di Higgs, che sarebbe all'origine della massa, senza la quale l'universo nons arebbe altro che un oceano di particelle

La riparazione del guasto. Un passo importante, spiega Steve Myers, director for Accelerators and Technology del Cern, «perché ci porta vicini al momento in cui eravamo prima che si verificasse il guasto, la riparazione ci consente di concentrare i nostri sforzi per installare un sistema che assicurerà che un incidente simile non accada più».

Il guasto. Il 19 settembre, a soli nove giorni dall'attivazione dell'Lhc, un problema di connessione elettrica fra due magneti aveva provocato una fuoriuscita di elio dal sistema di raffreddamento con un conseguente aumento di temperatura che ha fatto bloccare il sistema. L'acceleratore si compone di 27 km di magneti connessi da bobine che trasmettono corrente. E' dentro i magneti, dove si trova elio liquido a -170 gradi, che avvengono le collisioni tra particelle. Il 10 settembre i protoni avevano percorso per la prima volta con successo l'anello principale dell'acceleratore.

La paura dei buchi neri
. I dati, certo, fanno impressione: si calcola che ogni secondo si avranno 600 milioni di collisioni in grado di produrre calore 100mila volte più potente di quello del Sole. Quest'ultimo dato, ovviamente, solo a livello teorico visto che le collissioni avvengono in un milionesimo di miliardesimo di secondo. Tutto ciò aveva provocato l'allarme dello scienziato tedesco dell'università di Tubinga Otto Rossler che aveva parlato del pericolo dei buchi neri prodotti dall'esperimento.

Timore da sfatare. Gli scenziati del Cern hanno spiegato che a sconfiggere evenutali buchi neri ci avrebbe pensato la radiazione di Hawking in grado di evaporarli in una frazione di secondo. Sul tema sono stati pubblicati studi. Dicono gli esperti inoltre, che i tanto temuti raggi cosmici prodotti d'accelerazione delle particelle, già li conosciamo: bombardano infatti la Terra da centinaia di milioni di anni. Eppure siamo ancora qui.

Come si può costruire un acceleratore di particelle? C'è chi dice che per construire l'Lhc bastano solo 1589 pagine e 115 megabyte. In una pagina web i documenti messi a disposizione dal Cern per seguire il funzionamento del gigante della fisica quantistica.

L'attacco al sito web. Cracker sono riusciti a penetrare nella rete del Cern nel giorno in cui la macchina è stata accesa. Sul sito dell'esperimento (www.cmsmon.cern.ch) era apparsa una pagina stile "Matrix", nera e verde acido con la scritta "The Greek Security Team". Il server su cui girava il sito web è parte di uno degli esperimenti dell'Lhc, il Compact Muon Solenoid. Il sito oggi non è più raggiungibile.




Lunedì 4 Maggio 2009, 16:45 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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