Scuola, via libera al decreto: ora è legge Gelmini: si torna alla serietà. Veltroni: referendumBerlusconi: «Nella Finanziaria correzioni per la scuola privata»
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ROMA (29 ottobre) - Il Senato ha approvato in via definitiva la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 contrari e 3 astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge. Tra i cambiamenti che presto coinvolgeranno il mondo della scuola, il ritorno dal 2009-2010 delle classi con il maestro unico nella scuola primaria e il voto in condotta che farà media con quelli conseguiti nelle altre materie.
Gelmini: si torna alla serietà. «La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione ha detto il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini dopo l'approvazione del Dl - Provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l'introduzione dell'educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l'introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani. Ringrazio il governo e la maggioranza parlamentare per il sostegno al provvedimento».
«A giorni piano per le università». «Entro una settimana presenterò il piano sull'università», ha poi dichiarato il ministro dell'Istruzione.
Berlusconi: «Con i manifestanti siamo stati di manica larga». Il premier Silvio Berlusconi, parlando a Confcommercio e riferendosi alle proteste del mondo della scuola ha detto: «Con i manifestanti siamo stati di manica larga. Abbiamo detto: manifestate come volete, dove volete, ma non potete impedire a chi vuole studiare e a chi vuole insegnare di esercitare il proprio diritto». Il premier ha aggiunto che solo per aver detto questo è stato frainteso dalla stampa. Sempre riferendosi alle contestazioni, Berlusconi ha sottolineato: «Possono manifestare, ma mi dispiace che manifestino contro cose che non esistono. Per la scuola elementare abbiamo fatto le scelte del buon padre di famiglia». Rispetto a chi dice che non ci sarà il tempo pieno, il premier replica: «È assolutamente il contrario, ci sarà il 50% di classi in più che potranno fare il doposcuola».
«Giovani presi in giro dalla sinistra». Il presidente del Consiglio ha colto l'occasione per lanciare un nuovo affondo contro il centrosinistra: «Mi dispiace che sono stati presi in giro questi ragazzi che sono in giro per Roma e in altre città - ha insistito il Cavaliere - perché evidentemente è una vera truffa che si è combinata alle loro spalle. Questo decreto sulla scuola primaria e quella elementare non c'entrano nulla. E sull'università ancora nulla è stato deciso quindi, mi dispiace davvero che ci sia questa capacità della sinistra di truffare ancora i propri stessi sostenitori e anche coloro che non sono suoi sostenitori».
«In finanziaria correzioni per la scuola privata». Il premier ha poi annunciato modifiche in Finanziaria: «Vorrei e sono deciso a mantenere la finanziaria così com'è, ma ciò non vieta che ci siano dei margini per alcune modifiche - ha detto - per esempio nella distribuzione delle risorse dei vari ministeri ho colto delle cose nella scuola privata che vanno corrette».
Veltroni: referendum. Walter Veltroni ha detto che il Pd promuoverà un referendum per abrogare il decreto Gelmini sulla scuola: «Il governo non ha voluto ascoltare nessuno di quanti chiedevano il ritiro del decreto - ha affermato Veltroni - ed ha anche rifiutato il confronto con il mondo della scuola, la maggioranza del quale è critico verso decreto». Veltroni ha addebitato al governo anche il rifiuto di aprire un tavolo con studenti, famiglie, professori e rettori. In più l'esecutivo «ha ignorato un movimento civile che va rispettato nella sua autonomia» senza contare i «tentativi di radicalizzazione» di questo movimento. «Quando delle forze politiche - ha quindi spiegato Veltroni - ritengono che delle decisioni del Governo ledono gli interessi del Paese, esse si avvalgono di un altro strumento previsto dalla Costituzione che è il referendum». Il referendum, ha proseguito Veltroni, «va usato con parsimonia, ma la scuola e l'università sono temi importantissimi e le misure volute dal Governo lasceranno effetti seri sul sistema informativo». Di qui la decisione del Pd «di promuovere un referendum abrogativo» della parte più estesa possibile del decreto Gelmini. Veltroni ha lanciato un appello «al mondo politico e tutto il mondo della scuola affinché questo referendum non sia l'espressione di una iniziativa di un partito politico ma il più grande referendum partito dalla società civile.
«Stiamo studiando i quesiti». Il referendum è una questione «delicata» spiegano Veltroni e il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro perché tocca in parte anche la legge di bilancio che non può essere oggetto di referendum. Pertanto, «stiamo studiando con attenzione i quesiti» perché riguardino «la massima parte del testo» senza incappare nei divieti della legge.
La Russa: chi non ha idee indice referendum. «Finalmente una buona notizia. Se si promuove il referendum forse andrò a firmarlo. Così gli italiani daranno ragione al decreto Gelmini. Sono convinto che sia una buona notizia». Ignazio La Russa commenta così l'annuncio di Walter Veltroni di un referendum abrogativo sul dl sulla scuola approvato oggi. «Quando non si hanno molte idee - continua il ministro della Difesa - si indice sempre un referendum. Una volta, i referendum li faceva chi non aveva nessun peso. Con questa scelta il Pd dà seguito a un errore e all'imbonimento della piazza. È un segno di debolezza. Il Pd ha il 30%, se non è capace di farlo valere in Parlamento non è colpa nostra».
Finocchiaro: non finisce qui. Durante le dichiarazioni di voto i senatori del Pd hanno applaudito a lungo l'intervento sul decreto per la scuola del presidente Anna Finocchiaro, che ha attaccato il ministro Gelmini: «Il suo silenzio è indifferente e opaco - ha detto la senatrice siciliana - Alle domande lei non risponde e colpisce questa vostra cupa determinazione. Di queste giornate colpisce il disprezzo per le ragioni degli altri» è l'affondo della senatrice siciliana. «Pensate che approvate questo decreto e che sia finita qui. Non è così, non è così per noi e non credo che sarà così per il Paese». Un avvertimento alla maggioranza, accolto dai colleghi del partito, tutti in piedi, con un lungo applauso. «Pagliacci» hanno gridato i senatori del Pdl, che hanno poi intonato un coro di "buuh".
Ciocchetti: dieci passi indietro. «Ci sono settori dove i tagli di risorse finanziarie andrebbero evitati o previsti in maniera assai limitata e circoscritta. La scuola, l'università e la ricerca sono tra questi, perché al loro sviluppo è legato il futuro di un Paese - ha dichiarato il deputato dell'Udc Luciano Ciocchetti - L'errore più grande del governo è stato quello di scegliere la strada di tagli lineari e indiscriminati che fanno fare al mondo scolastico non uno, ma dieci passi indietro».
Diliberto: oggi pagina nera della democrazia. Dopo l'approvazione del decreto il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto ha affermato: «Oggi è un giorno nefasto per la Repubblica. L'approvazione del decreto Gelmini che mina la nostra scuola e in ultima analisi nega il diritto allo studio per tutti sancito dalla Costituzione è una pagina nera della nostra democrazia».
Alemanno: dopo varo del decreto dialogo con gli studenti. «Fuori dagli equivoci e dalle strumentalizzazioni, il decreto Gelmini è un passo avanti verso la riforma della scuola - ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno - Oggi è stato approvato e ora bisognerà applicarlo. Mi auguro che in questa fase ci sia dialogo con gli studenti».
Zingaretti: il governo ha perso l'ennesima occasione. Per il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti «questo governo ha perso l'ennesima occasione per far vedere che ha a cuore l'interesse del Paese. Di fronte a una protesta così sana, genuina, capillare, pacifica e che ha al centro il futuro del nostro Paese, aver mostrato i muscoli del menefreghismo è un atto sbagliato».
Gasparri: giovani rivoluzionari temono già i reumatismi. Lo scontro sul decreto era cominciato questa mattina già prima dell'approvazione: «Gli attivisti di Veltroni mandati a contestare il decreto Gelmini dovevano fare una tendopoli e vegliare davanti al Senato - ha detto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri - si sono dissolti come le bugie che stanno seminando istigati dai mestatori del Pd e dintorni. Per essere dei giovani rivoluzionari temono già i reumatismi. Non si è mai vista contestazione più ridicola, più bugiarda e più manovrata dai partiti. Questo è il punto. Questi ragazzi farebbero bene a riflettere su come siano stati manovrati. Fermare di fronte a qualche goccia di pioggia l'empito rivoluzionario dimostra che questo empito non esisteva».
Cossiga: applaudito quando feci picchiare gli studenti. Ha suscitato polemiche l'intervento a Palazzo Madama di Francesco Cossiga. Il senatore a vita si è detto favorevole alla conversione in legge del decreto sulla scuola, accusando chi è in piazza di «protestare contro il nulla» favorendo i «baroni universitari». Il presidente emerito ha ricordato quando, ministro dell'Interno, si trovò a fronteggiare la contestazione studentesca e il Movimento degli autonomi nelle università. «Erano i tempi di Berlinguer non di Walter Veltroni, i tempi di Alessandro Natta e non di Franco Marini. Erano i tempi del glorioso Partito comunista - ha ricordato Cossiga in Aula - Quando Luciano Lama venne cacciato dall'Università, il gruppo del Pci si alzò in piedi ad applaudirlo. E io venni applaudito perché avevo fatto picchiare a sangue gli studenti che avevano contestato Luciano Lama».
Clima incandescente ieri nell'aula del Senato.
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commento inviato il 30-10-2008 alle 10:26 da Jesse | | | |
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