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In Italia

Napolitano al Papa: «Solidarietà agli immigrati»
Fini: «Rischio xenofobia.&

Il presidente Napolitano accoglie papa Ratzinger

ROMA (4 ottobre) - Giorgio Napolitano, rivolgendosi a Papa Benedetto XVI in visita per la seconda volta al Quirinale, ha detto che bisogna farsi guidare, secondo i richiami dello stesso Pontefice, dal «rispetto della dignità umana in tutte le sue forme e in tutti i luoghi». Ciò implica più che mai «la coscienza e la pratica della solidarietà, cui non possono restare estranee, anche dinanzi alle questioni più complesse, come quella delle migrazioni verso l'Europa, le responsabilità e le scelte dei governi». Il capo dello Stato ha aggiunto che ciò implica anche il «superamento del razzismo». A questo proposito, ha richiamato il recente discorso del Papa a Castel Gandolfo in cui ha lanciato l'allarme per il riaffacciarsi «in diversi paesi di nuove manifestazioni preoccupanti».

Giustizia sociale. Giorgio Napolitano ha detto a Papa Ratzinger di essere in sintonia rispetto alle grandi crisi, e di condividere i suoi richiami alla giustizia sociale. Il capo dello Stato ha fatto riferimento al «costante e vigile richiamo» del Santo Padre «a principi di giustizia nella distribuzione della ricchezza e delle opportunità di sviluppo di fronte al premere delle disuguaglianze e della povertà, al persistere e al riprodursi, in tormentate regioni, di condizioni di guerra e di estrema sofferenza e umiliazione».

Rispetto reciproco. Napolitano ha detto al Papa che i rapporti tra la Repubblica Italiana e la Chiesa cattolica sono improntati a un «rapporto di reciproco rispetto e di feconda collaborazione». In questo spirito, ha aggiunto «rivolgiamo quotidiana attenzione agli impulsi che vengono, Santità, dal suo alto magistero per la ricerca di risposte comuni ai problemi del nostro tempo».

Il Papa. «Non vi è ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri i quali peraltro - ha ricordato il Papa - si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo». Cioè sarà «più agevole» ricordando che «tutte le componenti della società devono impegnarsi, con rispetto reciproco, a conseguire nella comunità quel vero bene dell'uomo di cui i cuori e le menti» degli italiani «nutriti da venti secoli di cultura impregnata di cristianesimo, sono ben consapevoli». La «questione romana», che ha opposto Italia e Santa Sede dopo l'unità, è stata «composta in modo definitivo e irrevocabile, con la firma dei Patti lateranensi», ha ribadito il Papa.

«Attenzione agli emarginati e ai giovani». Il Papa ha assicurato l'impegno della Chiesa «anche in questi momenti di incertezza economica e sociale, per il bene comune del Paese, dell'Europa, dell'umanità», e ha chiesto che venga prestata «particolare attenzione verso i poveri e gli emarginati, i giovani in cerca di occupazione e chi è senza lavoro, le famiglie e gli anziani che con fatica e impegno hanno costruito il nostro presente e meritano per questo la gratitudine di tutti».

«La Chiesa non ha mire di potere». Ripetendo quanto ha detto un anno fa, il Papa ha ribadito che la Chiesa «non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale». Per il Papa la «missione della Chiesa pure nel suo rapporto con la società civile» è la stessa di san Francesco: anche in tempi di «profonde e sofferte mutazioni si impegna per una società fondata sulla verità e la libertà, rispetto della vita e dignità umana, giustizia e solidarietà sociale». 

Lo scambio di doni. Prima che il Papa lasciasse il Quirinale, c'è stato lo scambio di doni con il presidente Napolitano. Il Papa ha offerto Civitas Vaticana, la nuova pianta della Città del Vaticano incisa e stampata a mano secondo i procedimenti calcografici tradizionali, realizzata dalla Biblioteca apostolica vaticana, e l'ha autografata. Napolitano ha ricambiato con una scatola in argento completamente lavorata a mano che sulla facciata raffigura, con lavorazione a sbalzo e cesello, il portale del Palazzo del Quirinale eseguito da Carlo Maderno.

Veltroni: «Bene parole su razzismo». Il leader del Pd Walter Veltroni, che è stato tra gli ospiti al Quirinale, ha detto di aver apprezzato il richiamo al problema dell'emergenza educativa. «Mi ha colpito il fatto che il Papa abbia usato le parole di Giovanni XXIII per richiamare l'esigenza di una società che accolga e includa. Il che significa - ha detto Veltroni - contrastare il pericolo vero per la nostra convivenza rappresentato dal diffondersi da atteggiamenti razzisti». 

Casini: «Impegno congiunto Stato e Chiesa». «Il presupposto di ogni sana laicità positiva dello Stato non può che basarsi sul concetto di libertà»: questo il commento di Pier Ferdinando Casini dopo l'incontro del Quirinale. «Libertà in primo luogo per i cattolici di concorrere con le loro convinzioni morali ed ideali alla crescita della società italiana. È stato importante - sottolinea il leader dell'Udc - che la cerimonia di questa mattina al Quirinale abbia esaltato il ruolo dello Stato italiano e della Chiesa cattolica che, con piena consapevolezza, da posizioni distinte, svolgono un impegno congiunto per la promozione sociale e morale del Paese». 

Fini: il pericolo del razzismo c'è, serve un osservatorio. «Sarebbe sbagliato negare che esiste un pericolo razzismo e xenofobia» ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che, dopo aver ricordato l'idea di costituire un osservatorio alla Camera per il razzismo, ha sottolineato il ruolo della politica per combattere ogni possibilità di razzismo. «Il razzismo nasce dalla diffidenza e dall'ignoranza e dalla paura nei confronti dell'altro che spesso è motivata. Serve una politica chiara sull'immigrazione. Non si possono aprire le porte a tutti per un malinteso senso di solidarietà. Serve una politica dell'integrazione. Ma che cos'è l'integrazione? E' il rispetto di alcune regole, ma non basta avere un lavoro e pagare le tasse: la vera integrazione esiste quando si fanno propri i valori di fondo della società in cui si vive. La vera integrazione è rispetto reciproco: noi rispettiamo il credo e i valori di coloro che vengono a vivere da noi, ma loro devono rispettare i nostri valori».

«I naziskin hanno la testa vuota». «I naziskin, o teste rasate, hanno innanzitutto la testa vuota e non hanno nulla a che fare con certi valori» ha detto Fini, respingendo l'idea che una cultura di destra possa essere anche razzista. «Credo - ha spiegato - che si possa essere di destra, di sinistra e di centro. Ricordo però che uno dei tratti fondamentali della cultura occidentale degli ultimi 70 anni è quella del rispetto della persona umana, perché senza quello non si può neppure parlare di cultura».

Lega Nord: «Più che razzismo è guerra fra poveri». «Bisogna fare attenzione a parlare con troppa facilità del diffondersi di fenomeni razzisti. Potrebbe essere invece una guerra fra poveri», ha detto il vicepresidente del Senato Rosi Mauro, della Lega Nord. «C'è molta povertà nelle periferie delle città italiane. Mi sembra giusta la proposta del governo di una indagine conoscitiva sulle periferie. È facile confondere certi scontri con il razzismo e creare un clima che non c'è».

Sabato 04 Ottobre 2008 - 12:14
Ultimo aggiornamento: -
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