di Pietro Piovani
ROMA (25 settembre) - Gli aumenti dati ai dipendenti pubblici senza firmare i contratti potrebbero non essere concessi a tutti. Per le amministrazioni, infatti, mettere i soldi in busta paga non sarà un obbligo, bensì «una possibilità che l’amministrazione può utilizzare a sua discrezione». Lo ha precisato ieri il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, in una nota diffusa per replicare alle critiche dei sindacati.
Il ministro spiega che il suo «pacchetto di norme» non è stato pensato per chiudere gli spazi di trattativa ai sindacati, bensì per «tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici». La norma approvata martedì dal Consiglio dei ministri prevede la possibilità di concedere una rivalutazione degli stipendi «con atti unilaterali». Visto che l’offerta economica del governo è molto lontana dalle richieste dei sindacati, e visto che al momento non si vede neanche uno spiraglio di trattativa, Brunetta ha pensato di pagare lo stesso gli aumenti con i soldi che ci sono. La prima parte di questo aumento (circa 9 euro lordi al mese) entrerebbe in vigore subito: si tratta della “vacanza contrattuale”, cioè quel piccolo anticipo previsto nelle regole contrattuali di tutti i lavoratori dipendenti italiani. Il ministro ricorda che nel settore privato e anche in una fetta di quello pubblico (forze armate e polizia) la vacanza contrattuale si paga automaticamente, non serve alcun accordo sindacale. Perciò si è voluto adottare lo stesso meccanismo anche per gli altri statali, «al fine di evitare sperequazioni». E a dicembre questa prima tranche di aumento sarà pagata obbligatoriamente da tutte le amministrazioni pubbliche italiane. Viceversa non sarà obbligatoria la secontra tranche, quella più consistente.
Il pagamento sarà discrezionale: lo faranno solo le amministrazioni che vorranno farlo. Per i dipendenti dello Stato centrale (ministeri, scuola, università, enti di ricerca) la decisione spetterà al Tesoro, e si può presumere che il Tesoro deciderà di pagare. Invece i comuni, le province, le regioni, le asl, gli enti parastatali si regoleranno come vorranno. Ed è probabile che molte amministrazioni sceglieranno di non pagare, vista la difficile situazione dei loro bilanci.
Questa seconda tranche dovrebbe scattare da gennaio. Nel testo della Finanziaria presentata martedì si legge che l’importo sarà pari al «90 per cento dell’inflazione programmata sulla voce stipendio». Se fosse il 100% sarebbero 65-70 euro, sottraendo un decimo si scende a circa 60 euro lordi.
I sindacati restano critici. Rino Tarelli della Cisl parla di «una demagogica operazione di facciata» per nascondere la perdita di potere d’acquisto che subiranno i dipendenti pubblici. Carlo Podda della Cgil fa sapere che i sindacati stanno preparando forme di protesta «nuove e diverse dal passato».