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In Italia

Pattuglie dell'esercito nelle città: è scontro
Intercettazioni, Mancino: c'è problema

Di Pietro: solo in Colombia usano così i militari. Gasparri: chi dice no
preferisce i picciotti e il pizzo. La Russa: è un esperimento di

ROMA (14 giugno) - E' scontro sulla decisione del governo di mandare l'esercito a pattugliare le città per garantire la sicurezza dei cittadini. Polemiche anche sul giro di vite controle intercettazioni, che prevede fino a 3 anni di carcere per i giornalisti che le pubblicano.

La Russa. «Il rischio di sovrapposizione con le forze di polizia non c'è. Fra l'altro si tratta di un esperimento di sei mesi, rinnovabile una sola volta. In Sicilia, non con un governo Berlusconi, lo Stato mandò 20.000 uomini delle Forze armate». Così il mnistro della Difesa Ignazio La Russa spiega, in un'intervista a SkyTg24, perché il governo ha deciso di usare 2.500 esponenti dell'esercito per garantire la sicurezza in Italia.

«Si tratta di un gesto di amore e generosità delle Forze armate nei confronti dei cittadini - aggiunge - c'è una richiesta forte da parte dei cittadini di migliore controllo del territorio, di migliore sicurezza, di poter avvertire che lo Stato garantisce, con la sua presenza, una condizione di vita migliore».  «Il mio auspicio è che possano, specialmente nelle periferie urbane, esserci queste squadre, queste pattuglie di carabinieri e polizia, congiuntamente alle Forze armate che girano per le città dando maggiore sicurezza, tutto lì, non vedo questo dramma». Per quanto riguarda poi le critiche del sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che accusa il governo di alimntare la paura, La Russa risponde: «Dico a Chiamparino che dovrebbe girare per la sua periferia prima di parlare e sentire cosa dicono i suoi cittadini». «Il rischio di sovrapposizione con le forze di polizia non c'è - conclude - fra l'altro si tratta di un esperimento di 6 mesi, rinnovabile una sola volta».

Gasparri difende la proposta e dice che chi si oppone «la pensa come Totò Riina e i Casalesi. Sul territorio per aiutare polizia e carabinieri è meglio ci siano i soldati
della Repubblica italiana che i soldati del clan Nuvoletta, forse le minoranze preferiscono picciotti e pizzo...». Il capogruppo del Pdl al Senato aggiunge che «il decreto sicurezza rappresenta un'ottima e rapida risposta alle ansie dei cittadini». 

Bertolini, deputata Pdl  afferma che «la sinistra che grida al golpe è semplicemente patetica, lo stracciarsi le vesti contro la proposta di utilizzare l'esercito, in via sperimentale, per sei mesi in pattuglie miste con uomini delle forze dell'ordine testimonia, una volta di più, che questi signori non hanno a cuore la sicurezza degli italiani».

Di Pietro attacca. «Le forze armate per controllare il territorio delle città si usano ultimamente solo in Colombia contro il terrorismo e contro l'insurrezione armata». Lo ha sostenuto il leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «Vorremmo che la dignità delle forze armate - ha aggiunto l'ex pm - fosse per difendere lo Stato dalle aggressioni esterne e che l'ordine pubblico possa essere assicurato dalle forze di polizia. Quindi serve un grande lavoro di recupero delle forze di polizia che attualmente sono impegnate in tante altre attività. Semmai si può pensare all'aumento di poteri e doveri delle forze di polizia municipale».

Veltroni reputa la decisione «sbagliata». Per il segretario del Pd «il tema della sicurezza è questione troppo delicata per essere affrontata solamente con annunci ad effetto che tra l'altro danno una immagine catastrofica del paese contribuendo a mortificare l'ottimo lavoro svolto dalle forze dell'ordine». Secondo Veltroni «la questione fondamentale è garantire la certezza della pena assicurando, nel contempo, alle stesse forze dell'ordine gli strumenti e le risorse necessarie per svolgere al meglio la loro preziosa opera in difesa dei cittadini».

Marco Minniti e Roberta Pinotti, ministri ombra del Pd dell'Interno e della Difesa affermano che la decisione di annunciare l'impiego dell'esercito per funzioni di ordine pubblico «significa affrontare il tema della sicurezza evocando e praticando scelte emotive poco efficaci sul terreno concreto». Non si è pensato ad usare l'esercito con funzioni di ordine pubblico «neanche nei momenti più difficili della storia della nostra democrazia, i termini dell'operazione Vespri siciliani erano ben diversi, si trattava di vigilare obiettivi fissi tramite un esercito di leva». L'uso dell'esercito per la pubblica sicurezza rischia di produrre una pericolosa confusione di ruoli e di funzioni e di trasmettere l'idea di un paese non in grado di garantire per via ordinaria, impegnando le forze di polizia a tale scopo preposte, la sicurezza dei cittadini. I due parlamentari parlano di «atto che mette in imbarazzo le stesse forze di polizia, che rischiano di essere mortificate nel loro straordinario ed importantissimo contributo». Criticano la scelta di una logica «puramente emergenziale non comprendendo che il tema della sicurezza ha bisogno scelte strutturali che durino nel tempo».

Prc critico. «La decisione di assegnare all'esercito funzioni di ordine pubblico e di pattugliamento in armi delle aree metropolitane è un fatto gravissimo e rappresenta una forzatura estrema degli stessi limiti costituzionali». Lo dichiara l'ex segretario del Prc Franco Giordano, secondo il quale la situazione dell'Italia «è purtroppo chiarissima. Da un lato una strage di lavoratori, uno stillicidio di morti quotidiane che prosegue implacabile senza che nessuno muova un dito per fermarlo, senza che neppure i sindacati reagiscano davvero e che nessuno si senta in dovere di convocare almeno una manifestazione nazionale, mentre il governo, al contrario, spalleggia le pretese delle aziende, che chiedono di poter rendere il lavoro ancor meno sicuro».

La Confesercenti Sicilia dice no al controllo da parte dei militari nelle città, così come prevede il provvedimento concordato dai ministri dell'Interno e della Difesa. «Il modello di sviluppo della nostra regione - ha dichiarato il presidente della Confesercenti regionale Giovanni Felice - può essere credibile solo se ci candidiamo a divenire centro di scambi culturali e commerciali all'interno dell'area euromediterranea. La presenza dei militari è antitetica a questo modello di sviluppo».

Milano. «Trecento militari in ausilio alle forze dell'ordine per i controlli nelle aree a rischio sono la soluzione minima per Milano, che auspica naturalmente un contingente superiore. E questo invio rappresenterebbe anche una forma di risarcimento per i 500 agenti chiesti al governo Prodi attraverso il Patto per la Sicurezza, presenti in città in numero ridotto e solo per pochi mesi e già spariti», ha detto il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.

La polemica sulle intercettazioni. «L'attribuzione ad un organo collegiale, e non più al singolo giudice per le indagini preliminari, della responsabilità di vagliare le richieste dei Pm di procedere ad intercettazioni telefoniche, pone un problema di organici cui il ministero della Giustizia non può non rispondere con l'urgenza che i nuovi provvedimenti legislativi richiedono». Lo ha detto il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino, intervenendo allo speciale Gr Parlamento in onda stamattina su radio 3. «Non sono contrario: tre persone valutano meglio di una; ma serve una modifica delle tabelle organiche, con un incremento da uno a tre». 

Il disegno di legge sulle intercettazioni «è un'altra legge a favore della casta che Berlusconi sta facendo», ha detto Di Pietro. Il leader di Italia dei Valori ha aggiunto che «c'è un modello di governo Berlusconi dalla doppia faccia: quella del dire e quella del fare. Davanti dice che vuole sicurezza, dietro toglie le armi delle investigazioni alla magistratura, addirittura impedisce all'informazione di far sapere all'opinione pubblica i gravi reati che vengono commessi. Bisogna aspettare il dibattimento per sapere cosa è successo nella clinica Santa Rita, piuttosto che quello che è successo con i furbetti del quartierino o con il crack delle varie banche che sono fallite».

«Intercettazioni? L'Europa vigili. Il governo Berlusconi quater, con il provvedimento licenziato dal Consiglio dei Ministri, vuole mettere il bavaglio alla magistratura italiana e far tacere la libera stampa, a riprova del vero volto autoritario di questo esecutivo». È quanto afferma Pino Sgobio, della segreteria del Pdci ed ex capogruppo del partito alla Camera.

«È in pericolo l'informazione, l'indipendenza della magistratura, c'è il rischio di non sapere più niente». Lo ha detto Giancarlo Caselli commentando, secondo quanto riporta il Comune di Prato in una nota, l'approvazione del Ddl sulle intercettazioni da parte del Consiglio dei ministri. Il procuratore capo di Torino era questa mattina a Prato a una iniziativa promossa dal Comune e dal centro "Borsellino-Falcone" per ricordare i due magistrati uccisi da Cosa nostra.

Giornalisti in rivolta. Un provvedimento che «ostacola sia il lavoro dei giudici sia quello dei giornalisti», un pacchetto di misure che dovrebbe garantire una maggiore protezione della privacy ma che in realtà «sottrae certi reati alla conoscenza dell'opinione pubblica e alle indagini della magistratura». È quanto afferma tra l'altro Reporters sans Frontieres, (Rsf) l'organizzazione internazionale che si batte per la tutela della libertà di stampa nel mondo, commentando in un comunicato diffuso venerdì in serata l'approvazione del Ddl sulle intercettazioni da parte del Consiglio dei ministri. Rsf ricorda che nel giugno 2007 l'organizzazione non aveva mancato di evidenziare i «pericoli» che il ddl sulla stessa materia presentato dall'allora ministro della giustizia Clemente Mastella «faceva pesare sull'esercizio della professione giornalistica». Quel pacchetto «aveva sollevato forti proteste» e «lo stesso vale per quello di oggi». Il ddl del governo, sottolinea Rsf, è stato infatti criticato anche da Lorenzo del Boca, presidente dell'Ordine dei Giornalisti, e dalla Fnsi, il sindacato dei giornalisti. 

«Il disegno di legge sulle intercettazioni giudiziarie che prevede pesanti pene per i giornalisti che le pubblicano rappresenta un grave atto di limitazione alla libertà di stampa in Italia e un pericoloso precedente di censura ai danni dei giornalisti. Per questo lanciamo un alert internazionale alle associazioni per la libertà di stampa e ai vertici dell'Unione Europea». Questo il giudizio sulle norme appena varate dal Governo sulle intercettazioni telefoniche, espresso in una nota dall'associazione per la libertà di stampa nel mondo Information Safety and Freedom.

Sabato 14 Giugno 2008 - 16:05
Ultimo aggiornamento: -
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