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Economia e Finanza

Aerei più lenti e più leggeri, via i vecchi modelli:
così le compagnie Usa combattono il caro petrolio |


dal nostro corrispondente Anna Guaita
NEW YORK (12 giugno) - Da qualche settimana, un volo da New York a Los Angeles dura sei minuti di più. Non per i soliti ritardi, ma perché gli aerei volano un po’ più lenti. Le linee areee hanno infatti calcolatoche abbassando la velocità di crociera da 804 chilometri orari a 773 possono risparmiare centinaia di migliaia di dollari di carburante ogni anno. Sembra una piccolezza davanti al galoppare del costo del carburante, aumentato dell’84 per cento rispetto all’anno scorso, tanto che - secondo i calcoli della Air Transport Association - nel 2008 la bolletta kerosene delle sole linee aeree americane potrebbe superare i 61 miliardi di dollari. Ma la decisione di rallentare ”in crociera” è stata presa contemporaneamente a tante altre piccole decisioni, che promettono tutte insieme di assicurare importanti economie. Gli aerei ad esempio imbarcheranno questa estate meno acqua nei serbatoi dei gabinetti. Adotteranno carrelli bevande più leggeri, diminuiranno il numero di manuali presenti a bordo (anche la carta pesa!), useranno un solo motore per gli spostamenti in pista, ed eseguiranno un lavaggio dei motori alla fine di ogni volo per liberarli di residui che li rendono meno efficienti.
Tutto ciò va ad assommarsi ad altri severi provvedimenti presi dalle linee aeree Usa per economizzare. Decine di aerei invecchiati - Md80, Jumbo 747, DC-9 - sono stati parcheggiati. Un Airbus A319 dopotutto consuma il 27 per cento di carburante meno di un vecchio DC-9. Migliaia di impiegati sono stati licenziati, e così pure centinaia di manager. Per le tratte più brevi vengono usati sempre di più i cosiddetti ”regional jets”, più leggeri, più economici, e con meno posti. Alcuni aeroporti secondari sono stati letteralmente eliminati dalle rotte, e molti voli vengono cancellati: «Siamo spesso obbligati a riadattare il piano volo dei nostri clienti, perché qualche coincidenza è stata cancellata all'ultimo minuto» conferma l'agente di viaggio Joseph Bonanno di New York. E alcune linee aeree chiedono anche altri sacrifici dai passeggeri, ad esempio di non superare una valigia, pena il pagamento di un sovrapprezzo.
Eppure, tutti questi provvedimenti non serviranno a nulla se il prezzo di un barile di petrolio continuerà a crescere. Già quando il barile era a 38 dollari, i dirigenti delle linee aeree spiegavano che la gestione era faticosa. Oggi siamo oltre i 130, e qualche esperto non nega che si potrebbe arrivare a 200. Allo stato attuale, più del 50 per cento di un biglietto deve andare a pagare il pieno. Ma se il petrolio crescerà ancora, né sovrapprezzi né economie saranno più sufficienti: «L’intero sistema dovrà essere cambiato» sostengono Richard Gilbert e Anthony Perl, autori del libro Transport Revolutions, un saggio sul futuro dei trasporti nell’epoca del petrolio che scarseggia e aumenta di costo. Gilbert e Perl disegnano un'America in cui si viaggerà meno, e in cui il numero degli aeroporti scenderà da 330 a non più di 40.
Oggi la gente di New York o di Chicago non ci pensa due volte a fare un fine settimana a Las Vegas o a prenotare qualche giorno in un’isola dei Caraibi. Ma l'abitudine di salire su un aereo non è solo questione di lavoro o di vacanze: con le famiglie spezzettate da un capo all’altro di questo sconfinato paese, gli americani (ma il problema interessa anche i canadesi) non hanno altro modo di restare in contatto che volare. Quest’estate però, il viaggio dei nonni a trovare i nipotini costerà il doppio dell’anno scorso. I biglietti sono più cari in sè e per sè, e sono appesantiti da ingenti sovrapprezzi carburante: «Sulle tratte interne può capitare che il sovrapprezzo sia più alto del prezzo del biglietto» aggiunge Bonanno.
Le grandi linee ferroviarie, che aprirono la frontiera, contribuirono a unificare la costa est e la costa ovest, e nella prima parte del Novecento assicurarono un florido turismo dal nord verso le spiagge della Florida, sono un pallido residuo di quel che erano. I treni sono lenti, i viaggi lunghi e costosi, gli itinerari ridotti. Ma Gilbert e Perl non hanno dubbi: non è lontana l’epoca in cui anche gli Usa dovranno riscoprire la strada ferrata.  Giovedì 12 Giugno 2008 - 09:42 Ultimo aggiornamento: -
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