ROMA - Cravatta allentata, Panama sghembo sul capo. Barcollando l’uomo si avvia verso un portone della piazza raggiunta dalla via del Tempio. Ha alzato il gomito, ultimamente accade sempre più spesso. Beve per ingoiare meglio la vita, forse. Peramore, forse. Per dimenticare il fascismo, forse. Per rimuovere le critiche di chi lo accusa di non prendere una posizione netta, decisa, contro il governo. Eppure lui è stato chiaro: non ha la tessera del partito, non è fascista, né antifascista. E’ un poeta. Libero di fare satira. Di essere un novello Pasquino, che però firma con il suo pseudonimo, Trilussa, gli strali che lancia contro regime. Libero di ubriacarsi quanto gli pare e piace nella Roma del 1937, alla vigilia dell’entrata in vigore delle leggi razziali.
Michele Placido resuscita lo scrittore del ’900 sul set straordinario della città eterna. Dopo il cinema del Neorealismo e quello dei tempi del boom, dopo il film di Woody Allen, contemporaneamente a La grande bellezza di Paolo Sorrentino, la Roma del centro e del Vaticano fa un tuffo nel passato e torna protagonista.
Prodotto per Raifiction da Titanus di Guido Lombardo che si è rifiutato di ricostruire la Capitale in Bulgaria, «dove i costi sono bassi, ma dove tutto sarebbe stato finto», scritto da Exacoustos, Logli e Pondi, diretto da Lodovico Gasparini, con le musiche di Stelvio Cipriani, il film in due parti è interpretato anche da Monica Guerritore, nel ruolo di Rosa, la donna che visse con Trilussa, per Trilussa.
«E’ una popolana Rosa, semplice, forte come una roccia, eppure vulnerabile per amore», dice l’attrice.
Nel cast ci sono anche Giorgio Colangeli, Renato Scarpa. E l’esordiente Valentina Corti - scelta su provino - che interpreta Giselda, un’adolescente che diventa diva del cinema muto, si sposa e mette al mondo un bambino di nome Goffredo. Quel Goffredo che dal padre Gustavo ereditò la Titanus...
Una figura resa attuale dalla sceneggiatura, quella di Alberto Salustri, alias Trilussa. Che a modo suo si ribella contro la dittatura attraverso la satira, usando metaforicamente gli animali. Un personaggio con l’ansia di vivere «al contrario di Cesare Pavese, innamorato perso della Donna», racconta Placido, «è folle, febbricitante di passione, come me. E’ un Poeta. Un anticonformista, un dissipatore - non ha il minimo senso del denaro - un epicureo in equilibrio tra l’amore senza limiti di Rosa, e il suo, di amore, inaspettato verso un’adolescente».
Placido, grande attore, pugliese fino al midollo, che presta anima e volto a un poeta romano, «a parte il fatto che vivo da 50 anni in questa città, e che faccio l’attore per cui dovrei essere in grado di masticare qualsiasi dialetto, Trilussa tenta di spurgare il suo vernacolo perché vuole essere riconosciuto in Italia, non solo a Roma. Non è un poeta dialettale, come Pascarella, è più colto, e con un linguaggio arguto, appena increspato dal dialetto borghese, commenta mezzo secolo di cronaca italiana sparando con i suoi versi contro la corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi dei potenti».
Oltre a Trilussa, l’attore, che ha diretto Il cecchino, con Daniel Auteuil, in uscita in Francia, ha interpretato di recente Viva l’Italia di Massimiliano Bruno, e dopo Trilussa tornerà sul set come regista de L’innesto, tratto da una novella di Pirandello con Berenice Bejo, protagonista di The Artist.