Finanziamenti ai partiti, Violante:
«Basta ipocrisie, tagliarli è impossibile»

ROMA - Presidente Violante, sui finanziamenti ai partiti accordo slittato e polemica sempre più rovente. Vedremo mai la riforma?
«Il voto amministrativo fa prevalere i toni propagandistici».

Ma quante probabilità ci sono che vada in porto una riforma del finanziamento pubblico?
«I partiti hanno il dovere di trovare un accordo. Però è un lavoro da fare su basi serie».

Cosa vuol dire?
«Si legge che alcuni partiti hanno già cartolarizzato con le banche la quota di finanziamento prevista per quest’anno. Un atto legittimo. Ma se è così capisco la difficoltà che, al di là dei discorsi, alcuni hanno ad accettare il principio del dimezzamento delle risorse a partire da oggi».

Nulla però impedisce di cambiare almeno per il futuro, i segnali di irritazione dell’opinione pubblica sono evidenti e anche il Quirinale...
«Oggi è necessario ridimensionare il flusso dei finanziamenti. Ma occorre serietà».

Che vuol dire?
«Bisognerebbe essere meno ipocriti e dividere il rimborso elettorale vero e proprio dal finanziamento pubblico annuale che resta necessario».

Come calcolerebbe l’entità del finanziamento?
«La quota di fondi pubblici dovrebbe essere rapportata a quella raccolta da ciascun partito presso privati. Bisognerebbe porre un tetto al finanziamento privato e garantire la conoscenza dell'identità del finanziatore che superi una certa soglia. E' in gioco la indipendenza della democrazia dalle forze economiche, che non possono apparire come forze occulte con collegamenti opachi con i partiti».

Perché?
«I cittadini hanno diritto di sapere chi finanzia i partiti e anche le imprese e tutti i partiti hanno lo stesso diritto. La clausola di trasparenza é prevista in molti altri Paesi».

Questo non ha impedito anche in quei Paesi l’esplosione di scandali anche ai massimi livelli.
«Ma infatti il problema del rapporto fra politica e risorse non è solo italiano e, da noi, non si può risolvere solo con la legge sui finanziamenti». E come allora? «Occorre anche una legge che stabilisca cosa sono i partiti, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. I partiti hanno due finalità: concorrere per il potere di governo e garantire la partecipazione dei cittadini alle grandi scelte nazionali. Se c'è solo la prima finalità, la politica si riduce ad uno scontro fra oligarchie e permane una irrisolta nuova questione morale. Dunque l’obiettivo di una legge sui partiti come strumento di partecipazione dei cittadini è irrinunciabile».

Cosa dovrebbe prevedere questa legge?
«Presenza organizzata sul territorio, formazione politica e chiare regole democratiche. Ma insisto anche sulla risoluzione della nuova questione morale, che si fa con la volontà non con la legge».

E’ realistico che si possa arrivare ad una legge di questo tipo in fine di legislatura?
«Sul finanziamento la soluzione è possibile, sul resto è più difficile. Da quando c’è il governo Monti gli schieramenti sono tornati a parlarsi; il muro è crollato e tutte le questioni irrisolte sono diventate indifferibili; ma bisogna scegliere perché non si può fare tutto».

Che ruolo avrà Giuliano Amato incaricato di consigliare il governo sul da farsi sul fronte partiti e sindacati?
«Un ruolo positivo perché aiuterà a mettere a fuoco le misure da prendere».
Sabato 5 Maggio 2012, 09:27 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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