Martedì 21 Maggio
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Roma

Lapidata perché rifiutava di prostituirsi
Ma Elena denunciaVideo intervista in esclusiva a una giovane romena schiava delle sue aguzzine. «Mi picchiavano, ho detto basta» |

di Laura Bogliolo 
ROMA - Erano arrivate a lapidarla: a lanciarle sassi quando con una smorfia e gli occhi gonfi di lacrime diceva di no agli uomini che le offrivano soldi su via Laurentina. Decine di sassi bianchi, un bastone e lo spray al peperoncino contro gli occhi verdi di Elena, 25 anni, romena. Lei, donna, schiava di altre donne: tre romene che con la promessa di un lavoro come ballerina, avevano convinto Elena a trasferirsi a Roma.
Donne contro donne che dopo qualche settimana hanno subito fatto capire a Elena quale fosse il suo vero futuro: l'hanno portata in auto nella periferia della Capitale. Nessun teatro, palcoscenico, ma un pezzo di marciapiede assegnato sulla via Laurentina. Elena è stata picchiata, più volte, viveva nel terrore che potesse accadere qualcosa alla sua famiglia in Romania. «Perché è così che costringono le ragazze a subire violenze e ad entrare nel giro della prostituzione» spiega Maurizio Maggi, comandante del Gruppo Sociale Sicurezza Urbana della Polizia di Roma Capitale che ha liberato Elena dalla schiavitù della prostituzione.
Botte, calci e bastonate. Ci sono volute settimane prima che Elena iniziasse a fidarsi delle funzionare del Gruppo che ogni giorno provano ad avvicinare le ragazze per farle capire che c'è una possibilità di farla finita con quella vita. Elena era terrorizzata, aveva paura: picchiata più volte, soprattutto quando non riusciva ad arrivare a quei 300 euro di guadagno settimanali che l'organizzazione le chiedeva. Botte, calci, bastonate, sempre più violenza da quando la banda le aveva chiesto addirittura 500 euro al mese (LE FOTO DEL BASTONE E DEI SASSI).
VIDEO INTERVISTA A ELENA
Elena si ribella. Elena non ce l'ha fatta più e ieri sera ha chiamato gli agenti del Gssu: «Venite, basta, liberatemi, ma sbrigatemi perché queste vogliono ammazzarmi» ha detto Elena al telefono. Una pattuglia di vigili è arrivata proprio quando le quattro carceriere di Elena la stavano picchiando. Gli agenti hanno portato via Elena e arrestato la banda che gestiva la prostituzione su via Laurentina. I reati contestati sono associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, minacce e lesioni.
La denuncia. Elena ha denunciato la banda ma tante altre come lei continuano a portare le catene della prostituzione. «C'è un'altra ragazza, una mia amica che si trova nelle mi stesse condizioni – dice Elena – ma ha paura, non vuole denunciare perché ha paura che gli uccidano il figlio che vive in Romania».
Elena e Maria libere dalla schiavitù. Paura, la stessa che aveva bloccato Maria, la diciassettenne albanese, seviziata, costretta a prostituirsi dallo stesso zio e “liberata” qualche settimana fa sempre dal Gssu: gli agenti l'avevano vista mentre i suoi aguzzini l'avevano scaraventata fuori da una golf su via Cristoforo Colombo. «Si sta diffondendo una sorta di tam tam tra le ragazze vittime della prostituzione – aggiunge Maggi – se una di loro ce la fa, se le viene assicurata protezione si convincono che è possibile uscire dalla strada».
VIDEO INTERVISTA
Maurizio Maggi, il comandante del Gssu
Il programma di protezione alle ragazze. Maggi parla dei programmi di protezione per le ragazze, ma anche «della collaborazione con l'Interpol per assicurare la sicurezza alle famiglie d'origine delle giovani in Romania e in Albania». Giorgio Ciardi, delegato del sindaco per la sicurezza, sottolinea l'importante lavoro svolto dal Gssu e aggiunge: «Casi come questi fanno emergere la necessità di una normativa nuova, più rigida in materia: le forze dell'ordine hanno bisogno di strumenti validi per sconfiggere il fenomeno della prostituzione dietro alla quale molto spesso si nascondono veri e propri racket e un sistema di riduzione in schiavitù». «Una storia terribile quella di Elena - aggiunge Ciardi - e rende ancor più triste un fenomeno odioso contro il quale questa amministrazione sarà sempre in prima linea».
VIDEO INTERVISTA
Parla la funzionaria che ha salvato Elena
La paura che uccidano i figli in Romania. Elena e Maria ormai sono libere, ma restano tante altre “schiave” in strada. «C'è un'altra ragazza che vogliamo salvare – dice la funzionaria del Gssu diventata l'ancora di salvezza di Elena – non vuole sporgere denuncia perché hanno minacciato di ucciderle il figlio che vive in Romania, il nostro compito – conclude l'agente – è quello di starle accanto e farle capire che un'altra vita è possibile».  Giovedì 22 Marzo 2012 - 18:28 Ultimo aggiornamento: Venerdì 04 Maggio - 14:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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