Silvana crea il profumo per il Papa: «Essenza di bosco e musica»

La profumiera del Papa Silvana Casoli
Tutto è cominciato con una telefonata proveniente dal santuario di Santiago di Compostela. Era il 2010 e Benedetto XVI a novembre sarebbe andato a chiudere il Giubileo Compostelano. Nel piccolo ma pluripremiato laboratorio di Reggio Emilia, «Il Profvmo», in cui vengono create fragranze ispirate ai ritmi della natura attraverso un procedimento rigorosamente top secret, arrivò un incarico tanto singolare quanto inaspettato. Si chiedeva di ottenere un aroma ambientale capace di trasmettere ai pellegrini la sacralità del luogo.

Silvana Casoli, il «naso», come verrebbe chiamata in Francia, per nulla impressionata dalla sfida che si prospettava si mise all’opera e in poco tempo nacquero due acque di colonia, l’Acqua della Fede e l’Acqua della Speranza. «Mi sono calata nei panni di chi fa un pellegrinaggio. C’è chi va per confermare la propria fede ma anche chi intraprende il viaggio nella speranza di ritrovarla, dunque, ho pensato che dovevo far nascere qualcosa capace di evocare olfattivamente un’apertura ma anche un arrivo». L’elaborazione ottenuta, basata sui fiori di Bach, riscosse molto successo.

Una confezione con le due acque venne donata al pontefice dai prelati spagnoli. Passò un po’ di tempo e a Reggio Emilia giunsero richieste analoghe. Una dal santuario di Sant’Antonio di Padova e l’altra, assai più importante, dal Vaticano per una acqua da destinare a Benedetto XVI. A lui e solo a lui. Silvana Casoli si sentì quasi svenire, il compito era immane.

Questa maestra profumiera con robusti studi alle spalle in botanica, chimica e cosmetologia ma che per vezzo ama definirsi «alchimista», ebbe una specie blocco psicologico. Come comporre un profumo personalizzato per Sua Santità? L’impresa, effettivamente, non si presentava facile. Iniziò a concentrarsi su fragranze che potessero richiamare l’amore che Joseph Ratzinger nutre per la musica, per gli animali, per i boschi verdi della Baviera, per la semplicità, per il bisogno insopprimibile d’Assoluto.

La ricerca durò mesi e ci furono momenti in cui pensò anche di gettare la spugna, di rinunciare all’incarico, poi ebbe una intuizione: «Capii che una essenza del genere doveva avere nel cuore qualcosa di pulito, di leggero, richiamando l’idea della pace. Pensai ai profumi che il Papa avverte quando prega in giardino, davanti alla Grotta di Lourdes». Note di tiglio, di verbena, di erba. Di più Silvana Casoli, profumiera dei vip di mezzo mondo - tra cui Madonna, Sting, Re Juan Carlos, persino il presidente della Repubblica, Napolitano - non vuole aggiungere. «Amo parlare del mio lavoro ma stavolta è una questione di discrezione. Sono molto devota al Santo Padre». Di fatto quell’acqua di colonia non verrà mai riprodotta per nessun altro.

Silvana Casoli non vuole troppa pubblicità. «Parliamo invece dei segreti del mio lavoro». Il suo laboratorio-profumeria garantisce l’unicità dei prodotti poiché mantiene inalterati i procedimenti artigianali. Una produzione su grande scala non sarebbe possibile. Dietro ogni flacone si nascondono anni di ricerche, di viaggi in luoghi lontani per raccogliere materiali, estratti rari, composti base. La resina del legno di sandalo del Suriname, il sale dell’Himalaya ma anche il tulipano nero o le tuberose profumate dell’Est. Ogni essenza che esce dal laboratorio è unica nel suo genere. «Lavoro molto sulla memoria olfattiva».

Sicché prima di creare un profumo per qualcuno, Silvana vuole conoscere a fondo le sue abitudini fino a carpirne i segreti. Intuito e odorato: scompone gli aromi per poi assemblarli nuovamente. Silvana ha scoperto da bambina di avere un dono fuori dal comune. Il suo olfatto è così raffinato che le consente di percepire a grande distanza ogni tipo di odore, riuscendo a descrivere le persone a seconda degli effluvi che emanano, captando impercettibili particelle fluttuanti nell’aria. Un po’ quello che lo scrittore Peter Suskind ha descritto nelle prime pagine de Il Profumo. «Come la musica anche un odore può cambiare la vita, accarezzare lo spirito, giocando sulle note delle spezie, del bosco o della frutta. Sollecitare la felicità, esaltare la bellezza». Insomma, è una forma d’arte, esattamente come la pittura, la scultura o la fotografia.
Mercoledì 14 Marzo 2012, 10:15 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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