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Cultura e Spettacoli

La danza dice addio a Giuliana dai capelli di fuoco

Giuliana Penzi

ROMA (17 gennaio 2008) - Giuliana Penzi, vivace e deliziosa ballerina nonché figura centrale nella storia della danza italiana del ‘900, per il suo contributo fondamentale alla creazione e al consolidamento dell’Accademia Nazionale di Danza, si è spenta a Roma, dove viveva da oltre sessant’anni, nella tarda notte di mercoledì 16 gennaio. Minuscola, graziosa, ricca di talento, dotata di una volontà inflessibile, la Penzi era nata a Ravenna, il 1° ottobre 1918 e aveva mosso i primi passi alla scuola della Scala, allieva di Cia Fornaroli, Ettorina Mazzucchelli e Jia Ruskaja. Ancora piccolissima, per statura ed età e per questo soprannominata “la Penzina”, aveva preso parte, fra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, spesso con ruoli solistici, ai balli e alle opere delle ricche stagioni scaligere, acquistando una precocissima e preziosa esperienza di scena. Esperienza dimostratasi impareggiabile quando, innamoratasi delle idee di modernità diffuse alla Scala dalla bella e potente Jia Ruskaja (potente, ma non tanto da riuscire, come aveva tentato, ad ottenere grazie ad appoggi politici, la direzione della scuola e della compagnia della Scala) decise di seguirla e di lanciarsi con lei nell’avventura della creazione di una nuova accademia, prima a Milano e poi, dal 1940, a Roma. Con la Ruskaja Giuliana trionfò innanzitutto come interprete, conquistando a Berlino nel 1936, alle Olimpiadi dell’Arte, svoltesi parallelamente alle competizioni sportive, una medaglia d’oro e in quegli stessi anni esibendosi con notevole successo, in Italia e all’estero, con il gruppo stabile creato dalla danzatrice russa. Il talento e l’esemplare formazione scaligera le avrebbero consentito una magnifica e tradizionalissima carriera, ma Giuliana, nonostante i successi non le mancassero e gli inviti da parte dei grandi teatri neppure (fu infatti a più riprese protagonista alla Scala e all’Opera di Roma, in particolare in creazioni di Aurelio Milloss) preferì di gran lunga, al successo come ballerina, la missione di creare una nuova scuola. Jia Ruskaja, come ha riconosciuto la stessa Penzi nel suo bel libro autobiografico Giuliana dai capelli di fuoco, era un’affascinante e talentuosa autodidatta, con un occhio infallibile per il talento e una notevole capacità di ispirare energie nuove. Ma aveva scarse nozioni della materia che intendeva innovare. Fu, in realtà, la profonda e articolata conoscenza che la Penzi aveva sia della regola dell’arte che degli strumenti didattici necessari a tramandarla, a fornire alla giovane Accademia ideata dalla Ruskaja le basi fondamentali per nascere e crescere. E fu ancora la Penzi, quando nel 1970, alla morte della fondatrice, assunse il ruolo di Direttrice dell’istituto romano sull’Aventino (ruolo che conservò fino al 1990), a provvedere a rinnovarne la struttura, introducendo i corsi maschili e rinnovando i contatti con il mondo professionale della danza. Spirito arguto, appassionato, con una naturale inclinazione per la polemica intelligente – com’è spesso la gente di Romagna – Giuliana Penzi è stata fino all’ultimo una presenza attiva e straordinariamente vitale nel panorama della danza italiana: manteneva uno sguardo attento – a volte dolorosamente consapevole – rispetto alle vicende di compagnie, interpreti e istituzioni e non mancava di esprimere con forza il suo pensiero e il suo punto di vista prezioso. Lascia un vuoto di autorevolezza, consapevolezza e memoria difficilmente colmabile. I funerali si svolgeranno sabato 19 gennaio, alle ore 10, nella Basilica di San Giovanni a Porta Latina.

Giovedì 17 Gennaio 2008 - 17:47
Ultimo aggiornamento: -
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