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Nel Mondo

Mortalità infantile, l'Unicef: 21mila bimbi
muoiono ogni giorno per cause evitabili

La battaglia dell'agenzia Onu fa passi avanti, ma il presidente non vuole che si festeggi: non dobbiamo abbassare la guardia

di Anna Guaita

NEW YORK - Acqua potabile, vaccini, cibo nutriente. Non ci vuole molto per tenere in vita un neonato. Ogni anno l’Unicef ce lo ricorda, e ci ricorda che isuccessi riportati in due decenni sul fronte della mortalità infantile sono purtroppo ancora lontani dagli Obiettivi del Millennio stabiliti nel Duemila, e da raggiungere entro il 2015. Dal 1990 a oggi gli sforzi dell’agenzia Onu che si occupa dei bambini hanno ottenuto che la mortalità dei piccoli al di sotto dei cinque anni d’età scenda da 12 milioni all’anno a 7,6. Un grande passo avanti: 12 mila bambini sono stati salvati ogni giorno da allora a oggi. Eppure, il presidente dell’Unicef Anthony Lake non vuole che si festeggi: «Il fatto che abbiamo riportato dei successi, ci dimostra che combattere la mortalità infantile è possibile e fattibile. Non dobbiamo abbassare la guardia, Semmai dobbiamo ricordare la raggelante verità che ancora oggi 21 mila bambini nel mondo muoiono ogni giorno per cause che possono essere evitate».

La settimana prossima l’Assemblea Generale dell’Onu inaugura il suo anno lavorativo e come di consueto tutte le agenzie che fanno parte della famiglia delle Nazioni Unite si danno appuntamento a New York per fare i loro bilanci. Nei giorni a venire si parlerà di sicurezza e di guerre, di nucleare e di ambiente, di crescita sostenibile e dei diritti delle minoranze. Il tema della mortalità infantile sarà ripreso anche dall’Associazione Save the children, che lunedì presenterà il suo progetto di aumentare il numero di medici e infermieri in quelle zone del mondo dove un bambino è spesso condannato a morte solo perché non c’è una clinica o un medico se non a centinaia di chilometri di distanza. Secondo i calcoli di Save the children, mancano tre milioni e mezzo di operatori della salute per rimediare a questa voragine.

L’Unicef conferma questa verità citando dal canto suo il successo riportato nel Niger, uno dei Paesi - insieme a Malawi, Liberia, Sierra Leone e Timor Leste - dove la mortalità under-5 è drasticamente diminuita proprio per lo sforzo compiuto di dislocare piccole cliniche nelle varie comunità.

Ma l’Unicef ci ricorda altri fattori che contribuiscono a questa terribile realtà, o che potrebbero pian pianino cancellarla. I bambini che nascano in famiglie povere, soprattutto nell’Africa Sub-Sahariana, hanno il doppio di possibilità di morire entro il quinto anno d’età dei loro simili che nascano in famiglie non povere. Se poi la madre non ha nessuna forma di istruzione, i rischi per il piccolo si ingigantiscono, mentre diminuiscono di due terzi se solo la mamma ha anche un minimo di istruzione.

Ecco dunque un’altra arma da usare in questa guerra spietata: assicurarsi che le bambine vadano a scuola. Quelle bimbette che seggono sui banchi di scuola in Nigeria o in India, in Mauritania o nel Chad, saranno domani il primo baluardo nella difesa della vita dei loro bambini: «Il grado di istruzione della madre - spiega con poche dirette parole il rapporto Unicef - è uno degli elementi più potenti nel determinare se un bambino sopravviverà».

Giovedì 15 Settembre 2011 - 22:13
Ultimo aggiornamento: -
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