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Sport

Danny Ferry e il suo anno a Roma:
«Un'esperienza incredibile»

Danny Ferry
di Gabriele Santoro

BARCELLONA - Daniel John Willard Ferry, al secolo “Danny”, campione dello stellare “Il Messaggero Roma” e oggi vice-presidente dei San Antonio Spurs è sbarcato da poche ore a Barcellona e già presidia le tribune del Palau Sant Jordi per visionare alcuni dei migliori giovani cestisti europei e tra qualche ora l’attesa Final Four di Eurolega.

Ferry, dopo aver digerito l’eliminazione degli Spurs dai play-off dell'Nba, sta allestendo la nuova squadra all’insegna del ringiovanimento. Durante il derby junior FMP Belgrado-KK Zagabria prende rapidi appunti con il suo Blackberry sugli atleti più interessanti e fa un tuffo nel passato dell’unica stagione romana (1989/90, 22.4 punti, 6.6 rimbalzi e 2 assist di media) ricca di attese e culminata con l’uscita ai quarti di finale contro la Scavolini Pesaro.

A distanza di oltre vent’anni che ricordo ha di Roma?
«È stata un’esperienza incredibile ed eccitante giocare in una città bella e ricca di interessi come Roma. Ricordo con particolare piacere il quartiere Trastevere in cui abitavo e quando vengo nella Capitale mi piace tornarci. Trovai una grande ospitalità da Carlo Sama e dalla famiglia Gardini. Come dimenticare poi quella squadra che purtroppo non ha vinto come avrebbe potuto. C’era un gruppo di italiani fortissimo con Roberto Castellano ed Enrico Gilardi. E in regia quel fenomeno di Brian Shaw che oggi è nel coaching staff dei Los Angeles Lakers. Prima che di campioni si trattava di persone magnifiche».

Oggi i migliori giovani europei puntano tutti all’approdo negli Stati Uniti. Lei fece il percorso inverso.
«Il mondo del basket ha allargato i propri confini e ristretto le distanze. Certe categorie di classificazione restrittive non hanno più ragione di esistere: la pallacanestro dalle due sponde dell’Atlantico sta diventando complementare anche se per stare nell’Nba servono determinate caratteristiche fisiche e tecniche».

Siena sta tenendo l’Italia nell’élite della pallacanestro continentale. Le metropoli invece non decollano.
«Spero che la rinascita del basket italiano parta proprio dal riscatto delle realtà metropolitane. Negli anni passati la provincia è stata una fonte preziosa di successi: Treviso aveva creato una struttura formidabile per organizzazione e sviluppo di talenti. La Montepaschi ha seguito quella strada e ora raccoglie titoli. Roma e Milano non vincono da troppi anni e questo è fondamentale per stimolare la partecipazione della gente distratta da tanta offerta sportiva e culturale. L’Armani sembra avere delle potenzialità per tornare al vertice entro breve, la mia Virtus è più indietro».

Che idea si è fatto dell’Eurolega e l’ha colpita qualche giovane che disputa il Nike Junior Tournament?
«Sono arrivato a Barcellona oggi, ma sono stato già coinvolto da un’atmosfera bellissima. Il livello di pallacanestro espresso dalle quattro finaliste è qualitativamente sostanzioso e tutti gli addetti ai lavori la seguono con estremo interesse. Dario Saric? Ho visto la partita tra l’FMP e il suo KK Zagreb; è un ragazzo di valore. È molto interessante questo mix organizzato dall’Eurolega tra i campioni che si contendono il titolo e i giovani che vogliono mettersi in mostra».

I suoi Spurs, primi nella stagione regolare a Ovest, sono stati eliminati subito a sorpresa da Memphis. Che cosa c’è nel futuro di San Antonio? L’ex trevigiano Gary Neal al debutto in Nba ha conquistato tutti.
«L’annata è stata senz’altro positiva per l’andamento della stagione regolare (61 partite vinte, 21 perse), ci dispiace per la precoce eliminazione. Ora è il momento delle valutazioni a freddo e non quello di parlare. Memphis ha stupito tutti guidata da Zack Randolph, che è letteralmente esploso abbinando un fisico possente a mani educatissime. Neal? È stato fantastico, quando c’è da tirare lui non fa sconti a nessuno: è un tiratore di grande di qualità».

I Los Angeles Lakers sono sull’orlo di una clamorosa eliminazione. Questi play-off Nba non finiscono di sorprendere.
«È vero, al momento Miami è l’unica big a viaggiare spedita e nelle semifinali ha già un bel vantaggio su Boston. A Ovest potrebbe uscire la cenerentola che diventa principessa».



Venerdì 06 Maggio 2011 - 16:30
Ultimo aggiornamento: -
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