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In Italia

Prestigiacomo: il nucleare si allontana
Romani: il referendum è pericolosoVeronesi: sì a moratoria, ma non rinnego atomo. Casini: resto favorevole. L'Idv lancia la campagna referendaria |


ROMA - Non si ferma il dibattito sul nucleare dopo i drammatici avvenimenti in Giappone e il dietrofront del governo italiano dopo le certezze inizialmente sbandierate. Il ministro Prestigiacomo ha ribadito oggi che la prospettiva nucleare si allontana, mentreUmberto Veronesi propone una moratoria.
«La prospettiva nucleare si allontana - dice Stefania Prestigiacomo - Di fronte a essa tutti ci siamo doverosamente fermati perchè tutti dobbiamo fare analisi serie, approfondite e non possiamo certo farle in questo momento. Alla luce di ciò ecco che il tema del rigassificatore diventa essenziale». Il ministro ha parlato a Siracusa durante i lavori del tavolo istituzionale per lo sviluppo della provincia, che deve anche affrontare il nodo del rigassificatore di Priolo. «Il tema della sicurezza - ha aggiunto il ministro - e dell'indipendenza energetica è stato purtroppo imposto nell'agenda del dibattito pubblico dalla crisi dei Paesi Nord africani da cui noi tutti ci approvvigioniamo. Mai come in questo momento è urgente e strategico per il nostro territorio fare partire non solo il rigassificatore di Priolo ma anche quello di Porto Empedocle che è rimasto fermo a causa di una serie di ricorsi».
Romani: referendum drammaticamente pericoloso. Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, sarà lunedì a Bruxelles insieme ai colleghi europei per «valutare cosa fare dal punto di vista della sicurezza» sul nucleare nel continente. Per Romani «quello che è successo in Giappone rende il referendum sul nucleare drammaticamente pericoloso perchè c'è il rischio di una decisione emozionale». Romani nel suo intervento al forum annuale di Confcommercio ha confermato «la necessità di una pausa di riflessione per valutare la sicurezza delle centrali di prima generazione anche se noi abbiamo comunque ribadito la scelta nucleare che rimane sullo sfondo delle nostre azioni. L'opinione pubblica deve però condividere questa scelta».
Veronesi: propongo una moratoria ma non rinnego l'atomo. «La politica per sua natura può avere ripensamenti, la scienza deve invece pensare più a fondo». È la premessa da cui parte Umberto Veronesi, presidente dell'Agenzia per il nucleare, che in un intervento su Repubblica precisa le sue ragioni di una «pausa di riflessione» sul nucleare, pur non rinnegando l'atomo. L'ex ministro della Salute afferma che la lezione di Fukushima, «il primo grave incidente di progettazione nucleare della storia», impone di «rivedere la strategia nella progettazione degli impianti nucleari. Il che non vuol dire ripensare o tornare sui propri passi, ma capire il problema alla radice, avere il coraggio di riconoscerlo e sforzarci di superarlo. Se è vero che senza l'energia nucleare il nostro pianeta, con tutti i suoi abitanti, non sopravviverà, non dobbiamo fare marcia indietro, ma andare avanti, ancora più in là, con la conoscenza e il pensiero scientifico». La scelta dell'energia nucleare è per Veronesi «inevitabile» e quel che occorre è «garantirne al massimo la sicurezza per l'uomo e l'ambiente». Per l'oncologo andrebbero studiati meglio anche reattori più piccoli e modulari versus le centrali di grossa taglia. Fukushima impone anche di pensare «fuori dalle logiche nazionali. È evidente ora che i piani energetici devono essere discussi a livello internazionale. In Italia - conclude Veronesi - ci troviamo nella circostanza favorevole di partire da zero e quindi di poter scegliere, senza fretta, il modello strategico migliore».
Casini: resto favorevole. «Sono nuclearista e contrariamente a tanti non ho cambiato idea anche di fronte ad una situazione drammatica come quella giapponese, condivido pienamente la posizione di Umberto Veronesi - ha detto il leader dell'Udc a Cernobbio - O le scelte si sostengono per convizione, oppure si va da una parte all'altra continuamente, come si è fatto dal baciamano di Gheddafi all'intervento di Gheddafi in Libia».
L'Idv: «La scelta di tornare al nucleare è uno sbaglio da qualsiasi punto di vista e risponde solo all'interesse di lobby di poche multinazionali. Basti pensare che già oggi il nucleare costa di più delle altre fonti energetiche, 72,8 euro/MWh contro i 61 euro/MWh dell'elettricità prodotta da gas, e le centrali non saranno operative prima del 2020». Così Italia dei Valori in una conferenza stampa per lanciare da Milano la campagna elettorale referendaria. «Secondo noi - hanno spiegato gli esponenti di Idv - sarebbe opportuno concentrarsi sulle distorsioni del mercato energetico, che fissa un prezzo così alto al prodotto, incentivando l'efficienza e il virtuosismo nel rapporto tra produttori e consumatori. Rinunciare al nucleare è la strategia vincente, inoltre, anche in termini di infrastruttura energetica nazionale».  Sabato 19 Marzo 2011 - 13:02 Ultimo aggiornamento: -
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