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In Italia

Nascono i Responsabili con 2 prestiti Pdl
ma governo non ha maggioranza assoluta

Mannino non aderisce, arrivano Pepe e D'Anna. Opposizioni ironizzano: sono gli stessi che hanno già votato la fiducia

Calogero Mannino

ROMA - E' stato un parto travagliato fino all'ultimo istante, quello di Iniziativa responsabile. «Siamo 22», annunciava sicuro il capogruppo pro-tempore Luciano Sardelli presentando il nuovo gruppo parlamentare che andrà a fare da «terza gamba» alla maggioranza. Peccato però che alla fine Calogero Mannino non aderisca e che per permettere il lieto evento serva il prestito di due deputati del Pdl, Mario Pepe e Vincenzo D'Anna. Sia come sia, anche con il nuovo gruppo il governo non centra l'obiettivo della maggioranza assoluta, salendo da 314 a 315 voti alla Camera, visto che del nuovo gruppo, tutto già pro-Berlusconi, l'unica novità numericamente parlando è l'adesione dell'ex Fli Silvano Moffa, che il 14 dicembre si era astenuto.

Ancora ieri sera erano venti gli iscritti annunciati. Mancava la firma dell'esponente di Noi Sud Antonio Gaglione, ma aveva deciso di aderire l'ex Fli Giampiero Catone, in un primo momento titubante, permettendo di raggiungere la quota minima necessaria a formare un nuovo gruppo. Stamattina il fulmine a ciel sereno. Mannino non firma la dichiarazione di adesione e scattano immediatamente i contatti per trovare una soluzione. Bruno Cesario viene visto conversare a lungo con Vincenzo D'Anna, campano come lui, subentrato l'anno scorso alla Camera al governatore Stefano Caldoro. Viene contattato anche Mario Pepe. In conferenza stampa l'annuncio ufficiale dei due parlamentari del passaggio dal Pdl a IR. «Io sono stato un eretico nel Pdl - spiega Pepe - ma ora ho voluto fortemente questo nuovo gruppo per rendere più incisiva l'azione parlamentare». Alla fine, nonostante le rassicurazoni di Arturo Iannaccone, Mannino si sfila e il gruppo consta così, oltre a Pepe e D'Anna, dei dieci di Noi Sud-Pid (Elio Belcastro, Pippo Gianni, Arturo Iannaccone, Antonio Milo, Michele Pisacane, Americo Porfidia, Antonio Razzi, Francesco Saverio Romano, Giuseppe Ruvolo e Luciano Mario Sardelli); i quattro ex Fli (Giampiero Catone, Silvano Moffa, Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini); l'Adc Francesco Pionati; l'ex Api Bruno Cesario; l'ex Pd Massimo Calearo; l'ex Idv Domenico Scilipoti; l'ex leghista Maurizio Grassano.

Mannino conferma il sostegno al governo ma non aderisce al nuovo gruppo perchè, dice, non vuole che il Pid da lui fondato finisca per confondersi con il Pdl. «La costituzione del nuovo gruppo Parlamentare, che ricomprende i deputati del PID non dovrebbe confondere o peggio annullare l'identità del PID ed il suo progetto politico, in specie nella prospettiva delle elezioni politiche anticipate o non. Ma questo chiarimento non è stato ancora dato. Per conseguenza personalmente non do la mia firma alla costituzione di questo gruppo, mantenendo il mio impegno all'interno del PID, che se decide di confondersi nel ruolo degli esterni all'attuale PDL perde definitivamente le sue ragioni e le sue prospettive così come pensate e proposte al momento della sua costituzione. Per conseguenza anche il mio consenso».

«Non siamo la stampella del governo, ma la terza gamba», si presentano poi i deputati di Iniziativa responsabile (IR). «Il gruppo è la sintesi di componenti diverse. Miracolosamente e nell'interesse del Paese esso si è concretizzato per dare stabilità all'esecutivo», dice il capogruppo indicato pro tempore Luciano Sardelli (Noi Sud). «Se non fosse stato per noi - sottolinea l'Adc Francesco Pionati - Berlusconi non sarebbe dove è. Oggi l'immagine di una legislatura legata a una trattativa logorante con il Terzo Polo, il Polo degli sconfitti, è archiviata, perchè si tratta di un polo residuale che non avrà più capacità di influenzare la maggioranza. Il premier è libero da preoccupazioni o incubi di questo tipo». «Nasciamo per dare una prospettiva di fine legislatura a questo governo - aggiunge Arturo Iannaccone (Noi Sud) - Il nuovo centrodestra guarisce dalla sindrome del delfinato che in questi anni ha dato spinte e scossoni impedendo le riforme».

Nel nuovo gruppo ci sono anche i quattro ex Fli che il 14 dicembre hanno votato la fiducia al governo. Parla per tutti Silvano Moffa: «Non siamo un'armata Brancaleone disposta a tutto, come qualcuno ha ironizzato - premette - Nei prossimi giorni avvieremo un gruppo di lavoro con personalità esterne per costruire una piattaforma politico-programmatica. Raccogliamo quella sfida che Fli ha svilito per inventarsi un terzopolismo che non esiste. Siamo convinti che nelle prossime settimane aumenteremo la nostra capacità attrattiva e ci saranno altre adesioni». Quanto al futuro nell'ambito del governo, con la possibilità che esponenti di IR vadano a occupare alcuni dei posti attualmente vacanti, Saverio Romano spiega: «Saremo qui a dare una mano e se saremo chiamati in un ruolo di governo risponderemo, per senso di responsabilità. Ma noi non abbiamo chiesto nulla, nè c'è stato proposto nulla». «La nostra è una prospettiva politica nuova, che resta valida anche nel caso si dovesse arrivare a elezioni», chiosa Pionati.

I responsabilì non regalano al governo la maggioranza assoluta alla Camera. Rispetto al giorno della fiducia, il 14 dicembre, la compagine governativa sale da 314 a 315 voti, grazie all'ex Fli Silvano Moffa, che quel giorno si è astenuto. Tutti gli altri 20 componenti avevano già votato la fiducia al governo. La maggioranza a Montecitorio è dunque attualmente composta dai 233 deputati del Pdl (due in meno, dopo il prestito di Mario Pepe e Vincenzo D'Anna), 59 della Lega Nord, 21 di Iniziativa responsabile e poi il segretario Pri Francesco Nucara e l'esponente del Pid Calogero Mannino, che sostengono il governo senza entrare nel nuovo gruppo. L'opposizione resta invece a quota 311, con i 206 deputati del Pd, i 35 dell'Udc, i 31 di Fli (il trentaduesimo è Gianfranco Fini, che però non vota), i 22 dell'Idv, i 6 dell'Api e i 5 dell'Mpa, cui si aggiungono i tre Liberaldemocratici (oggi ha aderito Giorgio La Malfa), Paolo Guzzanti, Giuseppe Giulietti e Roberto Nicco. Restano fuori dal computo Antonio Gaglione, di Noi Sud, che si è astenuto il giorno della fiducia e per ora non ha aderito a IR, e i due deputati dell'Svp Siegfried Brugger e Karl Zeller. A conti fatti, solo quattro voti separano la maggioranza dall'opposizione. E la situazione sembra destinata a restare problematica anche nelle commissioni. I ventuno responsabili potranno infatti avere uno o due rappresentanti in ciascuna commissione, ma non riusciranno per il momento a riequilibrare i rapporti di forza con l'opposizione in sedi importanti dove il governo è in svantaggio: nelle commissioni Bilancio e Giustizia i responsabili possono consentire al massimo un pareggio e nella Affari costituzionali Pdl e Lega, ora in svantaggio di tre voti, possono al più accorciare le distanze.

«Sono sempre gli stessi che avevano votato la fiducia... facciano quello che vogliono, non mi importa», ironizza Pier Ferdinando Casini. «Per adesso è chiaro che il tanto annunciato gruppo dei responsabili è un bluff totale perchè composto interamente da deputati che erano già in maggioranza - commenta il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini - È solo un travaso per ragioni di immagine». «Se il buongiorno si vede dal mattino, è chiaro che quello dei responsabili è un gruppo formato da parlamentari che tutto sono fuorchè responsabili. Il fatto che si siano sfaldati ancor prima di costituire il gruppo rende il quadro molto chiaro - attacca il vice capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi - Anche al di là delle guerre interne mi pare evidente che possono esser considerati responsabili solo di complicare la situazione politica e prolungare l'agonia di un governo che è ormai al capolinea».

Giovedì 20 Gennaio 2011 - 14:50
Ultimo aggiornamento: -
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