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In Italia

Urla e fischi contro Schifani a festa Pd
Napolitano: «Gazzarra intimidatoria»

Grillini e popolo viola contestano il presidente del Senato
Grillo: è solo l'inizio, poi attacca il Colle. Fassino: squadristi

La contestazioni contro Schifani (foto Tonino Di Marco - Ansa)

ROMA (4 settembre) - Attivisti del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e del Popolo viola hanno contestato oggi il presidente del Senato, Renato Schifani, alla festa del Pd a Torino. Una contestazione condannata duramente dal Quirinale e dal Pd e rivendicata invece da Beppe Grillo che ha detto: «Questo è solo l'inizio».

Fischi e urla da parte del gruppo di contestatori sono arrivati all'indirizzo del presidente del Senato al suo arrivo alla festa nel centro di Torino. C'è stato poi anche qualche spintone fra manifestanti e polizia. Per tentare di calmare i contestori è intervenuto anche Piero Fassino. I grillini hanno urlato slogan e insulti nei confronti di Schifani e lo hanno accusato di essere un «mafioso» e un «colluso». «Fuori la mafia dallo Stato», erano gli slogan dei grillini, che avevvano in mano una agenda rossa, riferimento al magistrato paolo Borsellino ucciso dalla mafia nel 1992.

Il pomeriggio di tensione alla festa del Pd è proseguito anche dopo la partenza del presidente del Senato. Un funzionario del partito, colpito da un contestatore - stando alla versione fornita dagli organizzatori - ha dovuto farsi curare da un medico per una lieve ferita a un braccio. Pesantemente apostrofati, nell'area dibattiti, l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano e il segretario provinciale del Pd Gioacchino Cuntrò. A insultarli è stato lo stesso gruppetto di persone che aveva capeggiato la contestazione al presidente del Senato.

«Provate ad ascoltare», ha detto Fassino ai manifestanti mentre cercava di avviare il previsto dibattito con Schifani. «La festa del Pd - ha aggiunto - è un luogo in cui si discute, per questo abbiamo invitato il presidente Schifani, pur sapendo che molte sue idee sono diverse dalle nostre. In questi giorni abbiamo accusato di essere uno squadrista chi vuole contestare Gianfranco Fini alla festa di domani. Questo metodo è lo stesso».

«Siete un esempio di antidemocrazia perché volete impedire a due personalità politiche di parlare. Siete voi che volete sconfiggere la democrazia», ha detto Schifani. «Non saranno i vostri fischi a impedirmi di parlare in questa assise che rispetto e all'interno di un partito che rispetto e anzi sono onorato di essere stato invitato», ha scandito ancora Schifani. Poi ha lasciato la parola a Fassino: «Vuole iniziare lei, può darsi che la smettano». I contestatori sono poi stati fatti arretrare di qualche metro dalla polizia e il dibattito è cominciato.

«Il tentativo di impedire con intimidatorie gazzarre il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici è un segno dell'allarmante degenerazione che caratterizza i comportamenti di gruppi sia pur minoritari incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto e di riconoscere nel Parlamento e nella stessa magistratura le istituzioni cui è affidata nel sistema democratico ogni chiarificazione e ricerca di verità», ha affermato in una nota il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Perciò - prosegue - deploro vivamente l'episodio verificatosi oggi a Torino ai danni del Presidente del Senato e ogni forma di contestazione aggressiva sia verso figure di particolare responsabilità istituzionale sia verso qualsiasi esponente politico nell'esercizio della sua inconfutabile libertà di parola e di opinione».

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha telefonato al presidente del Senato «per esprimere solidarietà e profondo rammarico per quello che è avvenuto oggi a Torino, stigmatizzando la gazzarra indecente che ha disturbato il dibattito». «Il dibattito politico, anche il più aspro - afferma Bersani - deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione. Le nostre feste vivono come luoghi aperti di incontro e di discussione politica. Così le abbiamo volute, così sono e saranno. Qualcuno si levi dalla testa di poterci intimorire o farci derogare da questa scelta».

«Ci vuole il reciproco rispetto per le idee di tutti e soprattutto per le istituzioni. Sono certo di esprimere l'opinione dei 630 deputati quando esprimo la solidarietà al presidente del Senato, Renato Schifani, che oggi è stato oggetto di una intollerabile contestazione per impedirgli di parlare», ha detto Gianfranco Fini nel suo discorso di saluto alla festa nazionale dell'Api. «Il rispetto delle istituzioni - ha aggiunto il presidente della Camera -
è l'abc della politica».

«Questo è solo l'inizio. Devono rendersi conto che è finita. Che si blindino con i poliziotti antisommossa, chiamino Maroni e l'esercito. Paghino la gente che va ai comizi per applaudirli. Oppure se ne vadano a casa», ha detto Grillo. «Io non sono l'autore o il sobillatore, io interpreto quello che vedo e che sento: la gente non ce la fa più», ha aggiunto Grillo, per il quale i grillini sono «persone educate, perbene che manifestano un pensiero assolutamente giusto».

«Il discorso sulla tenuta della democrazia è stato interrotto dai fischi e dalle forze anti sommossa. Fassino ha parlato di squadrismo e Morfeo Napolitano di gazzarra intimidatoria. Io parlerei piuttosto - ha poi scritto Grillo sul suo blog - del fatto che gli italiani si sono stancati di essere sempre presi per il c....».

«Invitiamo Schifani a Cesena alla Woodstock 5 stelle, il 25 e 26 settembre: ci dirà perché tiene ancora nel cassetto 350 mila firme di cittadini», ha detto ancora Grillo, che presentò nel dicembre 2007 all'allora presidente del Senato Franco Marini 350 mila firme per sostenere il ddl di iniziativa popolare per la non candidabilità al Parlamento degli inquisiti. Per Grillo, «ormai la gente è informata e agisce, e dissente. Noi - aggiunge, riferendosi al suo movimento Movimento 5 Stelle - siamo persone per bene. Sono loro le persone "per male". Quindi, devono sparire dalla circolazione».

Poi Bindi sigla la pace con i contestatori. Pace tra Pd e popolo viola dopo le contestazioni di questo pomeriggio. A far pace la presidente del partito, Rosy Bindi, che durante un giro per gli stand si è fermata a salutare un gruppo di persone con le magliette viola. Nel corso del breve incontro Bindi e gli esponenti del popolo viola hanno parlato sia delle contestazioni a Schifani, sia del Pd e alla fine Rosy Bindi ha proposto un patto: «Noi facciamo le primarie - ha detto - e voi vi impegnate a non far perdere il centrosinistra», un patto suggellato dagli applausi.

Sabato 04 Settembre 2010 - 17:33
Ultimo aggiornamento: -
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