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Scuola e Università

L'amianto a scuola e quei sospetti
sui tremila tumori "non catalogati"

ROMA (10 agosto) - C’è un dato che fa rabbrividire ancor più di quello dei 2.400 edifici scolastici italiani con accertata «presenza di amianto». Un dato offerto dal Renam, il Registro Nazionale dei Mesoteliomi, cioè dei tumori della pleura causati proprio dall’amianto. Il Renam dice che tra il 1993 e il 2004 sono stati registrati in Italia oltre novemila casi di questi tumori «con un’esposizione che in circa il 70 per cento dei casi è stata professionale».

«Professionale» vuol dire che si tratta di operai, gente che ha trascorso la propria vita nei tanti stabilimenti industriali realizzati con l’amianto, «70 per cento» vuol dire che ci sono altri tremila casi non catalogati. E che fra questi tremila tumori potrebbero esserci tanti, tantissimi bambini italiani. Una tragedia senza fine, che non ha diritto neppure a cifre certe, anche perché il mesotelioma può avere una “latenza” di trenta-quaranta anni, può manifestarsi, cioè, in un ex alunno ormai adulto, ormai andato a vivere chissà dove e che quindi sfugge a ogni pur volenterosa opera di monitoraggio.

Una strage silenziosa, insomma, che silenziosa sarebbe rimasta se non fosse venuto fuori un dossier riservato del ministero della Pubblica istruzione a confermare tutti gli allarmi di queti ultimi anni, ma anche a condannarci all’ennesima beffa: i 358 milioni di euro sbloccati dal Cipe in maggio, che sarebbero dovuti servire anche a rimuovere l’amianto in quelle 2.400 scuole, non ci sono più, svaniti fra le pieghe dell’ultima manovra finanziaria.

E’ una storia da raccontare anche questa perché i 358 milioni ci sono e non ci sono, nel senso che stanno lì ma non possono essere spesi, e chissà quando mai potranno essere spesi. Perché i Comuni che avrebbero dovuto riceverli avevano chiesto, per poterli utilizzare, una speciale deroga al Patto di stabilità al quale debbono strettamente attenersi, e la deroga non è stata loro concessa. Niente deroga, niente soldi, tenetevi l’amianto.

Che poi se questi 358 milioni fossero stati davvero concessi -in attesa di una seconda tranche di 420, ma ovviamente oggi non se ne parla più- chissà quante polemiche avrebbero scatenato. Arrivando quei soldi dai Fas, dai Fondi per le aree sottosviluppate, i deputati del Sud avrebbero voluto che il 90 per cento della quota andasse alle loro regioni e il resto al Centro e al Nord.

Invece i ministri Gelmini e Matteoli, sperando di poterli utilizzare davvero, studiarono una ripartizione che premiava soprattutto il Nord, con la Lombardia in testa che da sola avrebbe ricevuto 49,7 milioni. E penalizzarono non solo il Sud ma anche Roma, non prevedendo neppure un intervento nelle oltre duecento scuole secondarie superiori dipendenti dalla Provincia. E limitandosi a concedere solo 17 interventi nelle scuole di competenza comunale in altrettanti municipi della Provincia di Roma che ne conta in tutto 126.

C’è un altro aspetto, in questa tragedia dell’amianto nelle scuole, da non sottovalutare. La presenza del minerale killer, da sola, non costituisce una priorità assoluta di intervento, non c’è nessuna norma, nessuna circolare ministeriale che lo stabilisca. Spesso si preferisce dare la precedenza al “consodalimento” di certi edifici -che certo, ce n’è un gran bisogno- in attesa che l’amianto si riveli da solo, che si apra una crepa, che si spacchi un intonaco, che si rovini un tetto.

E tutti pregano perché l’amianto, a cominciare da quello delle scuole, resti nascosto il più a lungo possibile: non ci sarebbero in Italia, dicono i tecnici, luoghi di smaltimento sufficienti e sufficientemente attrezzati per eliminarlo davvero tutto. Siamo nel pieno marasma, questa è la verità.

E se proprio dovessimo dirla tutta, dovremmo aggiungere che la spaventosa cifra delle 2.400 scuole “infette” potrebbe rivelarsi addirittura una stima per difetto. Perché è un dato fornito ancora in assenza di un’Anagrafe dell’edilizia scolastica Italiana, un’anagrafe che il Paese aspetta da 14 anni e più, da quando venne formalmente istituita con la legge dell’11 gennaio 1996, dall’allora sottosegretario Masini, e che non è stata mai realizzata.

E’ uno scandalo nello scandalo, ci sono dentro non uno ma diversi governi, c’è dentro tutto il malessere della scuola italiana. E c’è dentro anche un mare di soldi perché, come ha rivelato una recente indagine della Corte dei conti, in questi 14 anni, alla fine, sono state create non una ma ben tre anagrafi dell’edilizia scolastica, senza che nessuna vedesse la luce.

La prima fu una banca dati creata all’indomani della legge e gestita dal ministero, per la quale vennero spesi più di venti miliardi delle lire di allora. Poi, nel 2003, subentrò una societa privata, ma solo per due anni: nel 2005 l’anagrafe tornò nelle mani della Pubblica istruzione. La raccolta dei dati dovrebbe essere stata completata davvero nel marzo scorso, ma da allora non se ne sa più nulla.
Ecco, il timore è questo. Che questi dati, se verranno mai elaborati, possano rivelarci che l’amianto è molto di più, che le scuole contaminate sono più di 2.400, che tante, troppe campanelle ogni giorno vogliano annunciare solo un messaggio: il tempo è scaduto.

(2 - continua)

Martedì 10 Agosto 2010 - 16:13
Ultimo aggiornamento: -
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