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Abruzzo

Le spese folli della Regione Abruzzo
indagati Chiodi, Castiglione, Pagano
e altri 22 tra assessori e consiglieri

La Procura della Repubblica di Pescara ha emesso
25 informazioni di garanzia

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Pescara Anche la Regione Abruzzo scivola nel presunto malcostume delle spese pubbliche. La Procura della Repubblica di Pescara ha infatti emesso 25 informazioni di garanzia, con invito a comparire, nei confronti del presidente della Giunta, Gianni Chiodi, di quello del Consiglio, Nazario Pagano e di altre 23 persone, tra assessori e consiglieri. I reati contestati sono truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo, peculato e falso ideologico. Nel mirino della Procura ci sono le missioni svolte dalle figure istituzionali.
Oltre al presidente della Giunta regionale dell'Abruzzo, Gianni Chiodi, e del Consiglio regionale, Nazario Pagano, anche assessori e consiglieri regionali tra i 25 indagati nell'inchiesta della Procura di Pescara su irregolarità di fatture per rimborsi di missioni.

Gli indagati sono: Alfredo Castiglione (attuale vicepresidente alla Regione e assessore alle Atiività produttive), Paolo Gatti (assessore all'Istruzione), Mauro Di Dalmazio (assessore al Turismo), Carlo Masci (assessore al Bilancio), Mauro Febbo (assessore all'Agricoltura), Gianfranco Giuliante (assessore Protezione Civile), Federica Carpineta (assessore al personale), Luigi De Fanis (ex assessore alla Cultura), Angelo Di Paolo (assessore ai Lavori Pubblici), Lanfranco Venturoni (ex assessore alla Sanità), Riccardo Chiavaroli (consigliere Pdl), Giorgio De Matteis (Mpa), Emilio Nasuti (Pdl), Nicola Argirò (Pdl), Alessandra Petri (Pdl), Antonio Prospero (Rialzati Abruzzo), Lorenzo Sospiri (Pdl), Giuseppe Tagliente (Pdl), Luciano Terra (Udc), Nicoletta Verì (Pdl). Tra i consiglieri d'opposizione: Franco Caramanico (Sel), Cesare D'Alessandro (Idv), Carlo Costantini (Idv).

Biglietti aerei in business class pagati ai parenti, hotel di lusso senza motivazioni o più camere pagate mentre si era soli in missioni, pranzi luculliani, persino una bottiglia di barolo da 95 euro per l'ex assessore Luigi De Fanis, arrestato a novembre per concussione: è quanto emerge dall'inchiesta dei carabinieri di Pescara sulle spese delle missioni dal 2009 al 2012 del Consiglio Regionale d'Abruzzo. L'inchiesta partita un'anno e mezzo fa era giunta sul tavolo del pm Giampiero Di Florio alla fine di dicembre scorso: l'iscrizione su registro degli indagati del presidente Gianni Chiodi e altri 24 tra assessori e consiglieri è il primo risultato a cui perviene la Procura, visto che si tratta solo dei rimborsi delle missioni e non dei rimborsi dei gruppi consiliari sui quali l'indagine è ancora aperta e dovrebbe concludersi entro un paio di mesi. Da questa prima tranche di indagine è fuori il 2013, visto che le spese di quest'anno non sono ancora rendicontate. Il reato di truffa aggravata è per il periodo iniziale della consiliatura, quando Giunta e assessori anticipavano le spese e quindi i rimborsi erano a debito. Il peculato è per uso di carta di credito non per fini istituzionale, mentre il falso ideologico è per fatturazioni con dati non rispondenti al vero.

Prime reazioni politiche alla notizia degli avvisi di garanzia alla Regione Abruzzo.
«Ancora non so precisamente di che cosa si tratti perchè non ho ricevuto l'avviso di garanzia. Ho capito che si tratta di rimborsi e, da quello che si apprende, sembrano cose che possono essere spiegate ampiamente, non è come avvenuto nel resto dell'Italia». Così il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, finito tra gli indagati. «Io non compilo rimborsi sulle visite istituzionali, credo che si possa spiegare tutto», dice Chiodi all'ANSA, facendo intuire che possa esserci anche quest' altro aspetto tra quelli presi in esame dagli inquirenti. E aggiunge: «Prima o poi in Abruzzo doveva arrivare, è un trend nazionale», facendo riferimento alle inchieste in altre regioni sulle 'spese pazzè che hanno portato anche ad arresti. «Ricordo comunque che sono stato colui che ha ridotto del 75% le spese di rappresentanza rispetto alla precedente Giunta»,conclude.

Il deputato del Movimento Cinque Stelle Gianluca Vacca parla di «una grave questione morale in Abruzzo, ovviamente bipartisan» e chiede le «dimissioni immediate, di tutti gli indagati, subito». "Dimissioni vere, non alla Cialente", presentate e poi ritirate dopo lo scoppio dello scandalo su presunte tangenti per la ricostruzione post-terremoto. «L'Abruzzo - commenta Vacca - non puo' essere umiliato continuamente da politici incapaci e coinvolti in vicende giudiziarie. Questa non era la giunta della trasparenza e della legalita'?», si chiede Vacca. «E' per questo motivo - proseegue - che volevano governare a tutti i costi dopo la scadenza del mandato, perche' sapevano della bufera giudiziaria in arrivo? Questa classe politica - osserva - non riesce a fare altro che avere guai con la giustizia». Sollecitando le dimissioni degli indagati, aggiunge che dovrebbero rimanere «fuori dalla scena politica, insieme all'indagato candidato del centrosinistra Luciano D'Alfonso», ex sindaco di Pescara. «Gli abruzzesi - conclude - meritano di meglio che candidati che alternano incontri elettorali a incontri con avvocati e appuntamenti in Procura».

Titolari dell'inchiesta sono i sostituti procuratori Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli. Le indagini, condotte dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Pescara, sono iniziate un anno e mezzo fa e abbracciano il periodo compreso tra il gennaio 2009 e dicembre 2012. Stando agli accertamenti gli indagati avrebbero richiesto indebiti rimborsi per viaggi istituzionali in diverse regioni, tra cui il Lazio, la Liguria, la Lombardia, il Veneto. Alcuni di queste trasferte non sarebbero state contemplate o giustificate, in altre occasioni gli esponenti politici di centrodestra finiti sotto inchiesta si sarebbero recati in luoghi diversi da quelli indicati. Gli inquirenti hanno inoltre riscontrato diverse irregolarita' nelle fatture di rimborso spese. I documenti contabili, in particolare, sono tutti nelle mani dei magistrati che, tramite i carabinieri, li hanno acquisiti anche in copia nei vari centri dove gli amministratori si recavano per le trasferte.

Giovedì 23 Gennaio 2014 - 19:35
Ultimo aggiornamento: -
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