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Abruzzo
Casalbordino, «Ho sparato per errore»
il cacciatore confessa l'omicidioEra fuggito a Genova, in casa aveva tre fucili. Trovato dai carabinieri l'uomo che ha ucciso l'operaio Di Tullio |

 CASALBORDINO - E' fuggito in auto per paura, fino a Genova ma braccato dal rimorso è tornato a Casalbordino e ha confessato: «Sono stato io a colpire per sbaglio Gabriele Di Tullio». Caso chiuso: l'omicida di Gabriele Di Tullio, morto dissanguato domenica sera in un campo perché scambiato per un cinghiale, è stato scoperto e denunciato. I carabinieri lo aspettavano perché di Federico Tiberio, questo il suo nome, agricoltore di 60 anni, aveva denunciato la scomparsa la moglie martedì sera: era sparito alle 6,30 del giorno prima. Allontanamento sospetto per i carabinieri che lo hanno deferito per omicidio colposo e omissione di soccorso.
Ci ha provato a darsi un alibi l'agricoltore presentandosi spontaneamente ai militari di Casalbordino: la versione dell'allontanamento volontario per dissapori familiari ha retto poco. L'altro ieri, nel corso di un interrogatorio a Vasto fino a tarda sera, Tiberio è crollato davanti al Pm Giancarlo Ciani. A ricostruire i fatti, ieri a Chieti, è stato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Giuseppe Cavallari, che ha diretto le indagini con la Compagnia di Ortona e di Casalbordino: «L'uomo - ha detto l'ufficiale - ha dichiarato di trovarsi a caccia di frodo domenica sera e di aver esploso una fucilata verso quello che riteneva un cinghiale. Resosi conto del tragico errore, colto dal panico, si era rifugiato in casa per poi recarsi in macchina, a Genova, da conoscenti». I carabinieri gli hanno sequestrato tre fucili da caccia calibro 12, compreso quello che ha sparato, 1500 cartucce e due carabine ad aria compressa.
«E' stato denunciato a piede libero ha spiegato il colonnello Cavallari - perché ha reso confessione». Ora che ha fatto pace con la sua coscienza, Tiberio piange e implora il perdono dei familiari di Gabriele: lo conosceva, non voleva fargli del male, ha sbagliato ma è pronto a pagare. Un rimorso più di altri gli graffia l'anima: si sarebbe salvato, Di Tullio, se avesse chiesto subito aiuto? Per un attimo, ha confidato all’avvocato Giovanni Cerella, ha pensato anche al suicidio.
Il fatto di sangue, intanto, solleva la polemica. Dice Walter Caporale, capogruppo dei Verdi alla Regione: «Andare a caccia quando non si può è reato: ma in Abruzzo, questo è possibile per l'assoluta assenza di uomini e mezzi preposti al controllo. La caccia notturna è poi vietata tutto l'anno e il reato di bracconaggio dovrebbe pesare di più se commesso nei periodi di chiusura della stagione venatoria. Credo sia il caso di ritirare le armi quando la caccia è chiusa e di stilare un calendario che non si curi soltanto degli interessi dei cacciatori».
 Venerdì 03 Agosto 2012 - 14:40 Ultimo aggiornamento: -
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