Maker Faire, da oggi a domenica alla Sapienza si costruisce il futuro

di Andrea Andrei
Fino al 2012 il termine “maker”, in Italia, non diceva niente a nessuno. O almeno così sembrava. Per questo, quando Riccardo Luna, Massimo Banzi e Massimiliano Colella hanno visto a Roma centinaia di persone in fila per un evento in cui si parlava di innovazione, non potevano credere ai loro occhi.






«Ci rendemmo conto che qualcosa stava succedendo. Anzi, che era già successo», racconta Banzi, ideatore della piattaforma Arduino. «Capimmo che nella Capitale c’era davvero terreno fertile, e che la nostra scommessa sarebbe stata vinta», spiega Colella, direttore generale di Asset Camera, l’agenzia speciale della Camera di Commercio di Roma che fu il primo organo istituzionale a credere e a sostenere la Maker Faire Rome. «E pensare che quel giorno il centro storico era paralizzato da un corteo», ricorda, ancora incredulo, Colella. Fu così che la grande fiera che fino a quel momento si teneva solo in California e a New York, prese casa anche in Italia, trasformando la Città Eterna nella capitale europea dell’innovazione. Eppure, come racconta Banzi, non fu per niente facile convincere gli americani a esportare il marchio dell’evento in Italia. Sulla città di Roma, poi, da oltreoceano non ci avrebbero scommesso un dollaro. Sono trascorsi solo tre anni da allora, e la Maker Faire Rome è giunta alla sua terza edizione. È passata attraverso diverse location, dall’Eur all’Auditorium, per approdare infine alla Sapienza, nel cuore universitario della Capitale, coinvolgendo sempre più persone. Da 35 mila si è arrivati a oltre 90 mila visitatori, e quest’anno probabilmente saranno molti di più. In quelle file interminabili, come sottolinea Banzi, «ci sono tante famiglie con i bambini», segno che la mentalità aperta della libera condivisione delle idee, che anima lo spirito dell’evento, è molto di più di un concetto astratto. È una base solida su cui costruire il futuro. «Ormai anche le grandi aziende lo hanno capito», spiega ancora il fondatore di Arduino, «blindare le proprie idee non serve a niente. Condividerle invece permette di trovare nuovi stimoli, nuovi spunti». Ma soprattutto significa servire il progresso. Di aziende, quest’anno, alla fiera romana ce ne saranno tante. Gli stand delle multinazionali affiancheranno quelli dei piccoli inventori provenienti da tutto il mondo, e chissà se per qualcuno si apriranno le porte di nuove, preziose opportunità lavorative. Oggi il termine “maker” in Italia è di tendenza, tanto sui social network quanto sui siti aziendali. Maker Faire Rome è diventato un appuntamento imperdibile non solo per gli appassionati di tecnologia di tutta Europa, ma anche per centinaia di persone di ogni età ed estrazione sociale. La quarta rivoluzione industriale, come la chiama qualcuno, è ufficialmente iniziata.
Venerdì 16 Ottobre 2015 - Ultimo aggiornamento: 14:36

© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti
QUICKMAP