Touchless, smartphone, mail e televisione: il futuro è con un gesto

di Andrea Andrei
Per utilizzare tv, smartphone e tablet basta un soffio. Non in senso figurato, ma letterale.



La nuova frontiera del controllo è infatti il “touchless”, la tecnologia che permette agli utenti di interagire con i propri dispositivi a gesti, senza nemmeno toccarli. Uno schiocco di dita per attivare il navigatore sul tablet, un gesto con la mano da destra a sinistra per scorrere le tracce musicali di un album o cambiare canale, un soffio sul microfono per inviare una mail. O magari anche scattare una foto sott'acqua, sempre con un gesto, si intende. E ancora, accendere e spegnere il forno semplicemente puntando il cellulare nella sua direzione. Il tutto, senza utilizzare nessun device aggiuntivo: niente orologi, collane, bracciali o ciondoli di alcun tipo.



È la scommessa di sei ragazzi italiani, tutti di circa trent'anni, che hanno fondato una startup, “Snapback”. «Vogliamo sfruttare tutte le potenzialità dei dispositivi “smart”», spiega Gerardo Gorga, CMO e co-fondatore della startup, «e cambiare il modo in cui gli utenti interagiscono con questi».



Armi nascoste Ogni device intelligente infatti è dotato, in media, di una decina di sensori, dal microfono alla telecamera, passando per i sensori di prossimità (quelli che spengono lo schermo quando avviciniamo il telefono all'orecchio per parlare) e quelli di movimento come bussola, accelerometro e giroscopio, grazie ai quali, ad esempio, lo schermo ruota quando il device viene inclinato. La particolarità di Snapback, sottolinea Gerardo, è che «funziona combinando tutti questi sensori fra di loro, attivandoli man mano che vengono utilizzati, così non si ha bisogno di alcun device “di appoggio” e soprattutto c'è un risparmio della batteria del 30 per cento».



Inoltre le funzionalità di Snapback si possono attivare anche a schermo spento. Anzi, di più: anche sott'acqua. Il team italiano ha presentato al Mobile World Congress di Barcellona di quest'anno una soluzione, applicata allo smartphone impermeabile Sony Z1, che permette di scattare fotografie e selfie sott'acqua passando una mano davanti al display.



Ma che cos'è Snapback? Non è un'app e non si può scaricare da nessun app store. Gorga spiega, in linguaggio tecnico, che è «libreria software», cioè un pacchetto di programmi che possono essere installati direttamente nel chip di un dispositivo, già dal produttore. Snapback si rivolge agli sviluppatori e alle aziende che producono device (per ora solo quelli in piattaforma Android), e pare proprio che come idea piaccia parecchio. A dirlo è lo stesso Gerardo: «Siamo già in contatto con alcuni colossi dell'hi-tech, che si sono mostrati interessati, ma non posso fare nomi», anche se si intuisce che i nomi sono di quelli importanti.



Il futuro in un gesto D'altronde già da qualche anno sono nate diverse aziende che sviluppano tecnologie touchless, come eyeSight, Leap Motion e Flutter, per non parlare di Microsoft Kinect. Queste permettono di utilizzare il pc, la console di gioco o la televisione senza tastiera, telecomando o controller di alcun tipo. Tutti esperimenti che hanno avuto successo: Flutter addirittura è stato acquisito da Google per 40 milioni di dollari. Il mercato del touchless è infatti in grande espansione, e secondo una ricerca di MarketsandMarkets, entro il 2020 dovrebbe arrivare a valere 20 miliardi di dollari.



Snapback, che è stata fondata alla fine del 2013 dall'attuale CEO Giuseppe Morlino e dai suoi amici, e che grazie all'acceleratore di startup Luiss Enlabs ha ricevuto un finanziamento da Lventure Group, è fermamente orientata al futuro, e cerca di anticipare le tendenze del mercato. Infatti Gerardo non ha dubbi: «La nostra frontiera è la tecnologia indossabile», smartwatch in primis.



Non a caso uno dei principali usi degli orologi intelligenti è il rilevamento dei parametri biometrici. Nel settore sanitario il touchless potrebbe avere un ruolo di primo piano: basti pensare ai vantaggi igienici che questa tecnologia garantirebbe.



Ma c'è chi si è spinto anche oltre il touchless, finendo addirittura in una dimensione quasi fantascientifica: una startup londinese, “This Place”, ha sviluppato una piccola “appendice” da applicare ai Google Glass e che permetterebbe di comandare gli occhiali intelligenti con il pensiero, captando le onde cerebrali. Ma a smorzare gli entusiasmi ci ha pensato la stessa azienda di Mountain View: un portavoce ha dichiarato con fermezza che «I Google Glass non possono leggere il pensiero». Ma mai dire mai. Quando si parla di tecnologia, si sa, per cambiare tutto basta un nulla. Anzi, un soffio.
Lunedì 14 Luglio 2014 - Ultimo aggiornamento: 15-07-2014 13:35

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