Opera, nel 2014 bilancio in attivo. Il Comune denuncia: «Assunzioni sospette»

di Fabio Rossi
Dal «profondo rosso» del 2013 al «bilancio in attivo» di quest’anno il passo è tutt’altro che breve.



Ma al Teatro dell’Opera, conti del Campidoglio alla mano, il risanamento è già iniziato. «Abbiamo esaminato il bilancio di esercizio 2013: contrariamente rispetto a quanto affermato da altri, ovvero che il Teatro fosse in pareggio, purtroppo i dati dimostrano che la perdita di esercizio è di 12,9 milioni di euro - sottolinea Ignazio Marino - Quindi una situazione di reale dissesto che non poteva che sollecitare l’accesso alla legge Bray». Il nuovo consiglio di amministrazione del Teatro dell’Opera, insediatosi il 23 dicembre 2013 insieme al Sovrintendente Carlo Fuortes, ha infatti chiesto al Ministero dei Beni culturali l’ammissione ai benefici previsti dalla legge Bray per gli enti lirici, stilando un piano di rientro triennale basato sull’incremento della produttività e la riduzione dei costi di gestione.



A questo proposito, aggiunge il sindaco, «abbiamo chiesto anche un approfondimento su un certo numero di assunzioni che, nonostante il dissesto finanziario, sono state fatte durante il 2013». Ma ora la situazione, secondo il Comune, è radicalmente cambiata: «Voglio congratularmi con il cda del Teatro dell’Opera e il sovrintendente Fuortes - dice Marino - perché il bilancio preconsuntivo del primo semestre 2014 vede uno scostamento di 766 mila euro in più rispetto alle previsioni e riporta il teatro in una situazione di attivo».



I NUMERI

Il nuovo cda, fa notare il Campidoglio, ha puntato al rilancio dell’Opera tramite la valorizzazione del cartellone degli spettacoli e il contenimento dei costi. Il confronto tra il consuntivo del primo semestre 2013 e quello del 2014 premia questa scelta: si passa da una perdita di 7.372.207 euro ad un attivo di 420.893. L’incasso del botteghino, tra biglietti e abbonamenti, passa nel confronto tra il primo semestre del 2013 e quello del 2014 da 2.778.404 a 3.261.721 euro, con una previsione a fine anno di 8 milioni di euro. Sui costi di gestione, invece, i tagli hanno riguardato soprattutto il costo di materie prime, servizi e produzione. In questo comparto il primo semestre di quest’anno fa segnare un risparmio di 3.394.596 euro: frutto di una razionalizzazione sui costi per le materie prime di 517.976 euro, sui servizi di 1.110.926 e sulle produzioni di 1.765.694. I risparmi sui costi del personale sono invece pari a 3.296.830 euro, con la voce di spesa che passa da 21.468.355 a 18.171.525.



GLI SCIOPERI

L’inquilino del Campidoglio guarda con fiducia al referendum tra i lavoratori sul nuovo piano industriale: «Credo che gli interlocutori siano seri - spiega - I sindacalisti hanno detto che se la maggior parte dei lavoratori che risponderà al referendum riconoscerà il piano aziendale solido manterranno gli accordi». Ma le ultime vicende hanno lasciato il segno: «Gli scioperi ci hanno molto rammaricato perché ci hanno impedito lo svolgimento della Bohème per la quale eravamo pieni di entusiasmo - dice Marino - immaginavamo di poter chiudere con un significativo attivo, ma a causa degli scioperi abbiamo registrato perdite intorno ai 300 mila euro. Oltre che di perdite economiche si tratta di perdite di immagine. Quella di Caracalla era un’offerta straordinaria».

Mercoledì 30 Luglio 2014 - Ultimo aggiornamento: 08:08

© RIPRODUZIONE RISERVATA
QUICKMAP