Roma, giallo sul tentato rapimento di un bimbo a Tor Tre Teste. L'arrestato rivendica la paternità

di Marco De Risi
Gira un’indiscrezione sulla quale sta lavorando la Questura per quel che riguarda il tentativo di rapimento del bimbo di otto mesi ad opera di un rom e di una complice, denunciato dalla madre del piccolo e avvenuto nella serata di sabato a Tor Tre Teste.



Sembrerebbe che l'uomo, responsabile del gesto, e la madre del piccolo già si conoscessero, avendo abitato in uno stabile occupato per diverso tempo. E, quindi, l'uomo avrebbe agito vantando presunti diritti di paternità sul neonato.



Gli agenti stanno acquisendo tutti gli elementi necessari per proseguire con le indagini. Va detto, però, che al momento dell’arresto in flagranza di reato la coppia di nomadi con gli agenti, una volta interrogata in commissariato, non ha fatto alcun riferimento ai presunti diritti di paternità del bimbo che hanno cercato di sequestrare.



Poi, per quanto riguarda la convivenza in un palazzo occupata effettivamente c’è stata: la vittima ha vissuto per un breve periodo con il marito italiano nello stabile dove, in un altro appartamento, convivevano la coppia finita in manette. C’è un altro aspetto da chiarire: la donna che ha subito il tentativo di sequestro del neonato è di origini zingare ma dall’età di 12 anni ha cambiato percorso di vita lasciando il campo. Da anni è sposata e ha la cittadinanza italiana. Lei e il marito sono incensurati e sempre secondo la polizia, il loro stile di vita è normale: il marito è un onesto lavoratore e la moglie bada ai figli.



Ovviamente, per gli investigatori, si è trattato di un tentativo di sequestro in piena regola. Le urla del bimbo più grande hanno richiamato l’attenzione della madre che si è trovato un uomo in casa che aveva forzato l’entrata e stava per prendere il bimbo di otto mesi. Poi, l’intervento della polizia e l’arresto in flagranza di reato. La coppia di sequestratori è ancora in carcere.
Martedì 18 Novembre 2014 - Ultimo aggiornamento: 13:45
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