Roma, dieci ragazzi vittime del prete pedofilo: convalidato l'arresto per Don Placido

di Michela Allegri e Adelaide Pierucci
Risponde a mezza voce, mentre gli inquirenti gli dicono che hanno raccolto altre prove contro di lui. «Non c'è nulla di vero, e quelle pagine contengono solo velleità artistiche». Si sarebbe giustificato così, padre Placido Greco, mentre i magistrati gli chiedevano quanti ragazzini avesse avvicinato, e come mai, tra i file del suo computer, oltre ad un archivio di fotografie illegali e alle copie dei romanzi erotici che amava scrivere, ci fosse pure un dattiloscritto che narrava storie d'incontri con bambini, anche di 9 anni. Storie troppo simili a quelle che hanno fatto finire il sacerdote in carcere.



Don Dino, questo il suo nome di culto, è accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di aver avuto rapporti con minorenni che adescava alla stazione Termini. La sua posizione si è aggravata: inizialmente, gli inquirenti lo accusavano di essersi intrattenuto solo con due minori, ma dagli accertamenti è emerso che avrebbe avvicinato almeno una decina di giovanissimi. Ora è a Regina Coeli, il gip Chiara Giammarco ne ha convalidato l'arresto come richiesto dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi. L'avvocato Sergio Ruperto, che difende l'indagato, aveva proposto di sostituire la misura cautelare quantomeno con i domiciliari, ma il giudice è stato categorico.



Anche perché padre Placido, invece di collaborare, ha preferito negare ogni addebito. Nonostante le prove a suo carico sembrino quasi schiaccianti. «Abbiamo intercettazioni, filmati, fotografie», hanno detto gli investigatori. L'inchiesta condotta dagli agenti della Polfer va avanti da quasi 2 anni. Gli indagati sono 17, in 9 sono stati sottoposti a misura. Tra loro, anche un altro uomo di chiesa. E pure un manovale di 59 anni, a cui i pm contestano, oltre alla prostituzione minorile, anche la violenza sessuale su un minore di 14 anni.



LE VIOLENZE Si chiama Stefano P., passava giornate a cercare ragazzini che accettavano incontri per 10 euro. Il sessantenne si faceva chiamare ”Stefania”, ora è finito a Regina Coeli. Per lui è un ritorno dietro le sbarre: era stato arrestato due mesi fa, in flagranza, mentre s'intratteneva con un quindicenne.



Assistito dall'avvocato Gianluca Nicolini, era stato rimesso in libertà contro il parere della Procura. Il gip aveva motivato così la scarcerazione: «La condotta induce a considerare attenuato il pericolo di recidiva, in relazione a comportamenti che, in quanto scevri del ricorso a modalità violente e di costrizione psicologica, presentano un livello di allarme relativamente contenuto».



Nel nuovo ordine d'arresto, invece, la situazione è ribaltata: «L'indagato sembra non avere altro scopo se non quello di procacciarsi incontri con giovanissimi, considerati oggetti da pagare il meno possibile».
Domenica 24 Maggio 2015 - Ultimo aggiornamento: 25-05-2015 15:06

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