False cessioni immobiliari,
arresti e sequestri di hotel

di Valentina Errante
ROMA - Erano pronti a lanciare sul mercato Usa le azioni della “Southern State sign company”, che controlla le società proprietarie di complessi alberghieri nel Lazio, in Veneto e in Puglia, ma i militari del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno fatto più in fretta: un sequestro da 80 milioni di euro e un’ordinanza di custodia cautelare che ha mandato ai domiciliari gli imprenditori Dario Roscioli e Antonio Conte e i commercialisti Roberto Zullo e Stefano Barei.

Tutti accusati di bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, omessa dichiarazione, trasferimento fraudolento di valori e impiego di denaro illecito. Sequestrati il Ripa hotel Resort a Trastevere, il centro turistico sui Colli Euganei Radisson Blu Resort di Galzignano Terme e una masseria in Puglia, mentre al centro delle indagini è finito l’ex hotel Es di via Giolitti. Altre dieci persone sono indagate e per cinque imprenditori il gip ha disposto l’interdizione dall’attività. «Siamo separati da oltre 20 anni come conduzione familiare - commenta Giuseppe Roscioli, estraneo alla vicenda, ma cugino di Dario e presidente di Federalberghi Roma - ho poco da dire, se non che mi spiace».

L’ORDINANZA
Al centro dell’indagine, del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei pm Francesco Ciardi e Francesca Loy, sono finite due operazioni di “lease back”, cessione del patrimonio immobiliare a società che ne avrebbero poi consentito il riscatto. La prima, da 120 milioni di euro, riguardava anche il centro Polifunzionale Es di via Giolitti. Scrive il gip: «La manovra diretta all’evasione delle imposte e alla sottrazione dei cespiti costituenti la garanzia patrimoniale del creditore Fisco perpetrata dapprima con Cr Invest e reiterata con Forimi Italia è stata fondata su operazioni di lease back, che hanno permesso agli indagati di ottenere la liquidità necessaria per estinguere importanti debiti».

Nella seconda operazione, da 41milioni e 500mila euro, rientra invece il complesso alberghiero in Veneto. Il ricavato delle cessioni finiva in una serie di società intestate a prestanome, portate al fallimento per evitare di saldare i conti con il fisco. I soldi, invece, venivano dirottati su conti in Austria, Lussemburgo, Liechtenstein, San Marino e Stati Uniti. Con cifre a sei zeri trasferite sui depositi personali degli indagati.

LA SOCIETA’ USA
Scrive il gip: «L’indagine ha permesso di osservare la costituzione di un nuovo rilevante, gruppo imprenditoriale facente capo a Dario Roscioli e Antonio Conte, in cui sono conferite le attività sottratte», gruppo imprenditoriale «che si accinge a quotarsi sul mercato azionario di New York per riciclare ulteriormente i frutti dell’attività delittuosa».
Mercoledì 10 Aprile 2013, 11:22 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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