Strage Lampedusa, il Papa: è una vergogna. E su Twitter: preghiamo Dio

«Preghiamo Dio per le vittime del tragico naufragio a largo di Lampedusa». E' quanto ha scritto papa Francesco su Twitter, poco dopo la diffusione delle drammatiche notizie provenienti dall'isola in cui è naufragato l'ennesimo barcone di migranti con decine di morti. «Viene la parola vergogna: è una vergogna!», ha poi esclamato a braccio Francesco al termine del discorso all'incontro celebrativo dei 50 anni dell'enciclica Pacem in terris promosso dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.







«Parlando di pace, parlando della inumana crisi economica mondiale, che è un sintomo grande della mancanza di rispetto per l'uomo, non posso non ricordare con grande dolore le numerose vittime dell'ennesimo tragico naufragio avvenuto oggi al largo di Lampedusa», ha detto ancora il Papa.



«Preghiamo insieme Dio per chi ha perso la vita - ha detto ancora il papa Bergoglio - uomini, donne, bambini, per i familiari e per tutti i profughi. Uniamo i nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie. Solo una decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenirle».



«La crisi economica mondiale è un sintomo grave della mancanza di rispetto per l'uomo e per la verità, con cui sono state prese decisioni da parte dei governi e di cittadini», ha poi osservato papa Francesco, esortando a un «ripensamento del nostro modello di sviluppo e di azione, a tutti i livelli» e a «lavorare sempre con impegno e con creatività per il bene comune».




«L'Enciclica del Beato Giovanni XXIII ci ricorda chiaramente che non ci può essere vera pace e armonia se non lavoriamo per una società più giusta e solidale, se non superiamo egoismi, individualismi, interessi di gruppo e questo a tutti i livelli», ha detto Francesco.



«È compito di tutti gli uomini costruire la pace, sull'esempio di Gesù Cristo, attraverso queste due strade: promuovere e praticare la giustizia, con

verità e amore; contribuire, ognuno secondo le sue possibilità, allo sviluppo umano integrale, secondo la logica della solidarietà», ha affermato poi il Papa sulla base dell'enciclica di papa Giovanni. «Guardando alla nostra realtà attuale - ha quindi aggiunto - mi chiedo se abbiamo compreso questa lezione della Pacem in terris. Mi chiedo se le parole giustizia e solidarietà sono solo nel nostro dizionario o tutti operiamo perché divengano realtà».



Bergoglio ha anche ricordato che «non sono solamente i principali diritti civili e politici che devono essere garantiti, afferma il beato Giovanni XXIII, ma si deve anche offrire ad ognuno la possibilità di accedere effettivamente ai mezzi essenziali di sussistenza, il cibo, l'acqua, la casa, le cure sanitarie, l'istruzione e la possibilità di formare e sostenere una famiglia». Secondo il Pontefice, «questi sono gli obiettivi che hanno una priorità inderogabile nell'azione nazionale e internazionale e ne misurano la bontà».



Non bisogna trasformare la memoria della salvezza in un semplice ricordo, in «un evento abituale». Mentre la messa, ha detto stamane papa Francesco nella sua messa a Santa Marta, non è un «evento sociale» ma presenza del Signore in mezzo a noi. Alla liturgia hanno partecipato anche i porporati del «Consiglio di cardinali» riunito in questi giorni in Vaticano con il Pontefice.



«Nei momenti della nostra vita, tutti abbiamo la memoria della salvezza, tutti. Ma mi domando: questa memoria è vicina a noi, o è una memoria un po' lontana, un po' diffusa, un po' arcaica, un po' di museo», un «semplice ricordo», ha detto il Papa nell'omelia, di cui riferisce la Radio Vaticana.



«La memoria addomesticata, che si allontana e diventa un semplice ricordo - ha proseguito -, non riscalda il cuore, non ci dà gioia e non ci dà forza. Questo incontro con la memoria è un evento di salvezza, è un incontro con l'amore di Dio che ha fatto storia con noi e ci ha salvati; è un incontro di salvezza. Ed è tanto bello essere salvati, che bisogna fare festa».



«Quando Dio viene e si avvicina - ha affermato - sempre c'è festa». E «tante volte - ha constatato - noi

cristiani abbiamo paura della festa: questa festa semplice e fraterna che è un dono della vicinanza del

Signore». La vita, ha soggiunto, «ci porta ad allontanare questa vicinanza, soltanto a mantenere il ricordo della salvezza, non la memoria che è viva».



La Chiesa, ha sottolineato, ha la «sua memoria»: la «memoria della Passione del Signore». Anche a noi, ha avvertito, accade però «di allontanare questa memoria e trasformarla in un ricordo, in un evento abituale»: «Ogni settimana andiamo in chiesa, oppure è morto quello, andiamo al funerale... e questa memoria, tante volte, ci annoia, perchè non è vicina. È triste, ma la Messa tante volte si trasforma in un evento sociale e non siamo vicini alla memoria della Chiesa, che è la presenza del Signore davanti a noi». «Chiediamo al Signore - ha concluso il Papa - la grazia di avere sempre la sua memoria vicina a noi, una memoria vicina e non addomesticata dall'abitudine, da tante cose, e allontanata in un semplice ricordo».





Giovedì 3 Ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento: 19:33

© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti
QUICKMAP