Decadenza, sospetti e veleni sul voto segreto
il Pd teme l’imboscata grillina

di Mario Ajello
ROMA - Il Grande Terrore a sinistra ha come dirimpettaio l’atteggiamento, indignatissimo, furente, spaventato per le sorti della «democrazia» e della «libertà» (queste le espressioni di fuoco dei berluscones inviperiti) ma dietro parole così hard si nasconde un filo di speranza per la conta finale sulla decadenza di Berlusconi. Il senatore Caliendo: «Può accadere di tutto». E Giovanardi butta lì una notazione: «Quelli di Scelta civica non sono mica tutti a favore della mattanza contro Berlusconi». Ecco, auspici, sospetti, dietrologie, ombre, possibilità. L’asse tra Giarrusso (senatore grillino e avvocato) e Ghedini (suo collega super-falco di Casa d’Arcore) è un dato di fatto. E i due sono stati visti a consulto in queste ore in un angolo di Palazzo Madama. E se ci sono gli aiutini, ci possono essere anche le spintarelle nel baratro. La guerra per bande nel Pdl rende la situazione movimentatissima. Tra gli azzurri di Alfano e gli azzurri delle Pitonesse e dei Capezzone - mentre l’unità del partito in difesa del Grande Martire ufficialmente è trovata e gronda da tutti i lanci d’agenzia - gli uni temono che i falchi nel segreto dell’urna potrebbero affossare di nascosto il Cavaliere, non prendendosi la colpa, così quello s’imbizzarrisce di più. E porta se stesso e gli irriducibili a Salò, che è il loro luogo dell’anima e l’ultima ridotta della guerra con il coltello tra i denti da scatenare contro Angelino «Badoglio» e contro tutto il mondo degli opportunisti e dei traditori. Gli altri, i nemici delle colombe, temono che quest’ultime potrebbero dare una mano ai comunisti del Senato, per togliersi subito di torno la «mummia» ingombrante (così la chiama qualche ministro).
I PRECEDENTI

I numeri si confondono. E i precedenti parlano chiaro. Sergio De Gregorio e Alberto Tedesco, uno senatore del Pdl e l’altro del Pd, sono stati dichiarati decaduti in Giunta ma poi salvati in aula. Stessa buona sorte toccherà al Cavaliere che ha già sguinzagliato Verdini e altri esperti di scouting? L’aiuto del Caimano Beppe al Caimano Silvio (doppio copyright di Eugenio Scalfari) farebbe precipitare immediatamente la situazione e significherebbe urne subito e le urne le vogliono proprio quei due. Questa ipotesi di complottone impazza non solo su Twitter ma anche nelle stanze della politica e in questa trama vera, immaginata o supposta, c’è chi vede coinvolti alcuni deputati renziani, i più hard. A loro volta vogliosi di urne perchè Matteo più governa Letta e più si logora nonostante abbia detto di voler pensare soltanto alla conquista del partito.
Nessuno si fida di nessuno, tutti sospettano di tutti. E comunque, ecco che cosa dice il senatore Francesco Giro, autore e finanziatore del manifesto cult («Silvio non mollare») che è quello che ha scatenato la furbizia o la tonteria di Crimi che ridà fiato ai berluscones: «I grillini hanno tutto l’interesse a votare con noi», assicura Giro. Cioè subito e cioè con il Porcellum, adorato sia dal Cavaliere sia dal comico, anche se sono proprio i pentastelluti - sapendo che non la avranno - quelli che chiedono più fortemente la votazione palese in aula, così nessuno può fingere e tramare.
Ma nella corte di Berlusconi, ieri sera girava questa battuta: «I vecchi amici si vedono al momento del bisogno». E Silvio ha sempre considerato Grillo «un genio» e, «in fondo, una brava persona».
Sabato 5 Ottobre 2013, 08:13 - Ultimo aggiornamento: 08:14
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