#JeSuisKouachi, su Twitter spunta l'hasthag pro-terroristi

di Giulia Aubry
L’orrore non si ferma. Neanche – o soprattutto - sui social. Mentre la Francia sta ancora dando la caccia al “burqa solitario” di Hayat Boumeddiene - compagna del terrorista ucciso nel supermarket kosher, Amedy Coulibaly – su twitter compare il terribile hashtag #JeSuisKouachi.



Al momento di inserire l’hashtag #JeSuis per ricordare i morti nella redazione del settimanale francese o il poliziotto Ahmed, Twitter suggerisce come seconda (quando non prima voce) la loro nemesi: #JeSuisKouachi. Accanto al terribile hashtag, nato in “solidarietà” con i terroristi che hanno ucciso 12 persone prima di coinvolgere oltre 80.000 uomini delle forze dell’ordine nella più grande caccia all’uomo mai verificatasi in Francia, si possono leggere cose terribili come “Non condannerò mai il gesto di un musulmano perché un kaffir (infedele n.d.a.) me lo dice. Morite nella vostra rabbia” oppure, “più semplicemente”, benedizioni per i due martiri che – si legge nei diversi tweet – hanno difeso l’Islam, il Profeta e hanno agito per il bene.



Tantissimi i tweet in arabo (con hashtag riportato però in francese) provenienti soprattutto da profili con immagini di Al-Baghdadi, bandiere di Isis, immagini di kalashnikov. Alcuni propongono anche un video che inneggia alla morte, al sacrificio estremo dei fratelli Kouachi, altri hanno semplicemente cancellato dai banner che da giorni circolano in rete la scritta Charlie per sostituirla con Kouachi. C’è anche – ma in numero minore – chi non dimentica Coulibaly e il suo “gesto di fede”. I “tradizionali” disseminatori di Isis non si sbilanciano. Anche @ShamiWitness (tra i più seguiti dai foreign fighters di tutto il mondo) preferisce parlare di quello che succede nello Yemen piuttosto che delle vicende di Parigi. Ma i singoli attivisti, musulmani integralisti o simpatizzanti di Al Qaeda, Isis, Al Shabaab – non necessariamente secondo questa gerarchia – non si risparmiano nel mostrare il loro supporto al “grande gesto” compiuto dai due jihadisti urbani.



Abu Usamah, particolarmente attivo in rete su tematiche jihadiste, ha sostituito l’immagine del proprio profilo con un kalashnikov e la scritta Je Suis Kouachi bianche su sfondo nero e ha postato, in lingua inglese e francese: “#JeSuisKouachi- Io sono Kouachi (il martire che ha sparato) #JeSuisMuslim – Io sono musulmano”, per rafforzare il suo messaggio. Sheima Lasri, dal Marocco, all’hashtag aggiunge: “denuncio le atrocità commesse dalla polizia francese nei confronti dei due musulmani”. Molte sono le donne che utilizzano l’hashtag in maniera molto violenta. Nessuna però al momento inneggia a un #JeSuisHayat in supporto della donna in fuga.



In molti, in queste ore, stanno chiedendo a Twitter di sospendere l’hashtag #JeSuisKouachi per rispetto alle vittime di questi giorni. A tali richieste i più oltranzisti si chiedono se non sia anche questa libertà di espressione, come le vignette di Charlie Hebdo. Il paragone tra le vignette satiriche e due assassini che hanno ucciso a sangue freddo dodici persone, non dovrebbe neanche essere proposto. Ma nel web 2.0, e in questi momenti in cui l’odio sembra un sentimento fin troppo prevalente, la superficialità e la semplificazione sembrano avere la meglio.
Sabato 10 Gennaio 2015 - Ultimo aggiornamento: 11-01-2015 11:57

QUICKMAP