Istanbul in rivolta, oltre 1.000 feriti: 4 manifestanti perdono la vista

ROMA - Violenti scontri nel centro di Istanbul tra polizia e manifestanti. Secondo molti testimoni sono stati lanciati lacrimogeni dagli elicotteri sulle migliaia di persone scese in piazza contro la distruzione di Gezi Park. I dimostranti sono riusciti a entrare in piazza Taksim e hanno lanciato sassi contro i blindati della polizia. Mille i feriti, almeno quattro hanno perso la vista, 939 arresti in tutto il Paese. Gli scontri proseguono da ieri, senza tregua. I manifestanti si oppongono ad un'opera di urbanizzazione - con l'abbattimento degli alberi di Gezi Park - nel centro di Istanbul. Ma la protesta ha presto preso di mira Erdogan e la sua politica autoritaria, nonché il suo progetto di 're-islamizzazione'. Il premier ha ammesso un uso eccessivo della forza da parte della polizia. Il governo turco ha annunciato l'apertura di un'inchiesta.

Manifestano anche Ankara e Smirne.
Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per il secondo giorno consecutivo anche ad Ankara e Smirne contro il governo di Erdogan e per solidarietà con la protesta di Istanbul. Nella capitale i manifestanti si sono riuniti a Kizilay. Gli arresti sono stati effettuati in oltre 90 manifestazioni in tutta la Turchia. Alcuni sono stati poi rilasciati. Lo ha reso noto il ministro dell'interno, Muammer Guler, alla televisione di stato turca.

Era iniziata come una protesta di cittadini contra la distruzione di un parco, il Gezi Park di Taksim, e dei suoi 600 alberi, nel cuore di Istanbul. Ma il movimento si fa ogni giorno di più simile alle rivolte della stagione degli indignados di Madrid, Londra o New York. Da lunedì ogni notte, prima centinaia di giovani, ora migliaia, si accampano nel parco, per impedire la mattina ai bulldozer di sradicare gli alberi dell'ultimo polmone verde del cuore europeo della megalopoli del Bosforo, al posto del quale deve essere costruito un mega centro commerciale. All'alba ogni giorno i reparti anti-sommossa della polizia prendono d'assalto il parco, usando lacrimogeni, spray urticanti, cannoni ad acqua.

Ieri i feriti sono stati un centinaio, per il crollo di una antica scalinata presa d'assalto dai giovani in fuga. Sono stati arrestati in 63, ha detto il governatore. È stato ferito anche il deputato curdo Sirri Sureya Onder, uno dei simboli della protesta, colpito sembra da un barattolo di lacrimogeni. «Non sta bene», ha riferito il collega Ertugrul Kurcku. Il parlamentare è stato nei giorni scorsi uno dei protagonisti della rivolta. Si è piazzato da solo davanti alle ruspe in movimento, mentre i giovani fuggivano incalzati dagli agenti, per bloccarle.

Gli scontri a Gezi Park occupano le prime pagine della stampa turca. La rivolta contro i piani di trasformazione di Taksim - storico luogo simbolo della manifestazioni della sinistra laica turca - e contro l'inarrestabile cementificazione di Istanbul, governata dal partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan, si è trasformata in una protesta contro lo stesso capo del governo e il suo stile autoritario. Facebook e Twitter hanno avuto un ruolo determinante nell'organizzazione delle manifestazioni. Da ieri mattina, inoltre, fotografie e video sono stati caricati con l'hashtag #geziparki. Scene toccanti, di persone, tra cui bambini, con difficoltà a respirare. Sono proprio queste immagini, che hanno fatto il giro del mondo, a far temere agli utenti turchi che le autorità potessero bloccare l'accesso ai social media.

Il movimento
è appoggiato da molti artisti e intellettuali turchi. Il leader del Chp, il principale partito di opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto ai suoi deputati di presidiare il parco in difesa dei manifestanti. Lo stesso Kilicdaroglu - in uno scontro sempre più violento con Erdogan a un anno dalle politiche e presidenziali - ieri è andato a Gezi Park per solidarietà con i giovani. La polizia ha risposto con un uso maggiore della forza. Gli agenti hanno bruciato le tende dei ragazzi dopo averli buttati fuori dal parco.

L'appello di Ozpetek. Anche il regista turco Ferzan Ozpetek, come molti altri intellettuali e artisti di Istanbul, appoggia i manifestanti di Gezi Park, aderendo a un appello ai media internazionali «perchè il resto del mondo sia messo a conoscenza di quello che sta accadendo e dello stato di polizia creato dal partito Akp del premier Recep ayyip Erdogan». «I media turchi, afferma l'appello, controllati direttamente dal governo, o economicamente o politicamente legati al governo, si rifiutano di parlare degli incidenti» e «le agenzie di stampa bloccano il regolare flusso delle informazioni».

Erdogan, fedele alla linea del pugno di ferro con gli oppositori, ha annunciato ai manifestanti che la distruzione del parco non si fermerà, «qualunque cosa facciate». Il premier ha previsto che al posto dell'attuale piazza e del parco venga costruito oltre al centro commerciale, una ricostituzione di caserme ottomane e una moschea. Ed è solo uno dei progetti faraonici che Erdogan - ex sindaco di Istanbul - ha varato per la "sua" città, di cui vuole fare una delle capitali del mondo. Nel giro di pochi anni Istanbul distruggerà e ricostruirà un terzo delle sue case, avrà l'aeroporto "più grande del mondo", una nuova "enorme" moschea, con i minareti più alti del pianeta, un nuovo "canale di Panama" che sdoppierà il Bosforo, un terzo ponte fra Asia e Europa. Con una pioggia di miliardi che naturalmente fa gola a tanti.
Sabato 1 Giugno 2013, 09:27 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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