Afghanistan, uccisa fotografa dell'Ap, ferita la giornalista che era con lei

Anja Niedringhaus, la fotografa uccisa in Afghanistan
La fotoreporter tedesca Anja Niedringhaus è rimasta uccisa in un attacco nell'est dell'Afghanistan compiuto contro giornalisti stranieri. Lo ha annunciato la polizia della provincia di Khost, aggiungendo che la giornalista canadese Kathy Gannon è rimasta gravemente ferita. Entrambe lavoravano per l'Associated Press.



L'attacco mortale è stato compiuto da un uomo in divisa da poliziotto, che è stato arerstato. Non si sa ancora se l'autore dell'attacco è un vero agente di polizia o un militante travestito. La vittima dell'agguato è l'autrice della foto simbolo della strage di Nassirya in cui il caporale Mattia Piras si dispera dopo il massacro.



La Niedringhaus è morta sul colpo, mentre la Gannon è stata ferita gravemente ed è stata trasportata presso un ospedale nelle vicinanze. L'agguato è avvenuto nel remoto distretto di Tanai, al confine con il Pakistan, e il killer è entrato in azione mentre la fotografa tedesca Anja Niedringhaus e la giornalista canadese Kathy Gannon stavano intervistando degli abitanti sui problemi della zona alla vigilia del voto. Si è inoltre appreso che le due donne erano giunte a Tanai insieme ad un team della Commissione elettorale indipendente (Iec) impegnato a distribuire il materiale per i seggi che apriranno domani fra le 7 e le 16 locali.



L'Associated Press ha confermato l'identità della fotografa tedesca Anja Niedringhaus. Nel 2005 era stata l'unica donna in un team di undici fotografi della AP a vincere il Premio Pulitzer per la Fotografia Breaking News nella copertura della guerra in Iraq. Nello stesso anno ricevette anche il premio di Coraggio nel giornalismo della Fondazione internazionale dei media per le donne.



Una vita passata tra Iraq, Gaza, Afghanistan e iniziata raccontando ad appena 24 anni l'evento più epocale nella storia recente del suo Paese, la Germania e il crollo del Muro di Berlino. È la vita, spenta oggi da un talebano che l'ha uccisa gridando «Allah u akbar», di Anja Niedringhaus, l'unica donna nel team di fotografi Ap insigniti del premio Pulitzer nel 2005 per la copertura della guerra in Iraq. Anja, 48 anni, è stata freddata mentre si trovava nella propria auto a Khost, nell'Afghanistan orientale, insieme alla collega Kathy Gannon, un freelance e un autista.



«Anja e Kathy hanno passato anni insieme per coprire l'Afghanistan, il conflitto e la sua gente», ha detto Kathleen Carroll, Ap Executive Editor. «Anja era una appassionata, dinamica giornalista, molto amata per le sue foto, il suo cuore e la gioia per la vita. La sua perdita ci spezza il cuore». Le due croniste di Ap «erano in un convoglio protetto dall'esercito afghano e dalla polizia», precisa l'agenzia di stampa Usa. Anja era nata a Hoexter, dove a 16 anni iniziò a lavorare come freelance per un giornale locale. Poi gli studi universitari in letteratura, filosofia e giornalismo a Goettingen. Arriva il 1989, il Muro crolla e grazie alle sue foto Anja entra a far l'anno dopo parte della European Press Photo Agency (Epa), il celebre network europeo di immagini. E all'Epa la futura vincitrice del Pulitzer rimane fino al 2001, in anni passati soprattutto nei Balcani e in particolare nella ex Jugoslavia, a Sarajevo. Nel 2002 entra nella Associated Press (Ap) e fa base a Ginevra. Segue tutti i conflitti ma anche i Giochi Olimpici, ben nove quelli al suo attivo. Nel 2005 il Pulitzer per l'Iraq, l'anno dopo il prestigioso premio al Coraggio della Fondazione internazionale donne nei media. E poi ancora riconoscimenti a pioggia, da Harvard o dai tanti premi minori per le sue immagini, messe in mostra nei musei di Francoforte, Houston, Londra, Vienna.
Venerdì 4 Aprile 2014 - Ultimo aggiornamento: 05-04-2014 14:55

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2 di 2 commenti presenti
2014-04-04 17:14:00
GUERRA,MALADETTA GUERRA. Poveretta, cosi' giovane e professionalmente impegnata, anche se l'impegno spesso era in teatri di guerra, quindi come tutte le persone in quei posti, sono a rischio. Un omaggio alla professione
2014-04-04 11:59:00
Purtroppo, questo è il terzo attacco contro giornalisti nelle ultime settimane in Afghanistan. L'Afghanistan vive una tormentata vigilia elettorale: domani si vota per le elezioni presidenziali, un voto che i talebani hanno minacciato di insanguinare in tutto il Paese. Sulla tornata elettorale, che segnerà la fine dell'epoca Karzai e dell'impegno delle forze Nato nel Paese, in scadenza a fine anno, pesano essenzialmente due incognite: la sicurezza degli elettori e il fondato rischio di brogli. Ma se le minacce dei taleban erano prevedibili, più sorpresa desta il ruolo elettorale delle loro più temibili avversarie: le donne. I tre più accreditati contendenti alla presidenza hanno scelto i diritti delle donne come cavallo di battaglia. Per l’ex ministro delle Finanze Ashraf Ghani come per gli ex ministri degli Esteri Zalmai Rassoul e Abdullah Abdullah il motivo è duplice: voler garantire continuità con la riammissione delle donne nella società afghana avvenuta all’indomani del rovesciamento dei taleban, nell’ottobre 2001, e corteggiare una componente importante dell’elettorato perché in occasione delle ultime presidenziali – nel 2004 e 2009 – ben il 40 per cento degli elettori sono state donne. Resta da vedere quante donne sfideranno i taleban recandosi al voto nelle province lontane da Kabul e dai maggiori centri abitati. Non possono esserci però dubbi sul fatto che chiunque succederà a Karzai dovrà dimostrare di volersi battere per rafforzare ed aiutare la riscossa delle donne afghane.
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