«Una prostituta non può pretendere di essere pagata»: la sentenza del tribunale di Roma

Il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza innovativa, condannando a 4 mesi di reclusione, una prostituta nigeriana che con sms minatori aveva richiesto a un cliente i 100 euro pattuiti per una prestazione sessuale, riqualificando, però, il reato contestato da estorsione (rischiava dai 6 ai 20 anni di reclusione) in violenza privata.



Secondo il collegio giudicante (presidente Marcello Liotta e giudice estensore Paola Di Nicola), infatti, «tra le prestazioni contrarie al buon costume ai sensi dell'art. 2035 codice civile» non può essere «ricompreso l'esercizio della prostituzione (...) trattandosi di attività ampiamente diffusa nella collettività oltre che consentita dall'ordinamento giuridico». Anzi, scrivono i giudici, «se un profilo di contrarietà al buon costume c'è (...) esso riguarda il cliente che approfitta della prestazione sessuale della prostituta».



Tuttavia, «secondo l'orientamento consolidato» il «rifiuto del cliente» a pagare «è un atto consentito poichè nessuna forma di tutela è prevista per ottenere detto compenso non essendo riconosciuto il diritto di pretenderne il pagamento». Il Tribunale di Roma riconosce, invece, questo diritto alla prostituta, dopo una lunga analisi sul fenomeno della prostituzione in Europa e in Italia e sul concetto di buon costume.



E arriva a sancire che «il profitto della prostituta è giusto (da qui la 'cancellazione' del reato di estorsione che richiede un profitto ingiusto, ndr)», anche perchè, nel caso concreto, la donna nigeriana «giovanissima, che non conosce una parola di italiano e proprio per questo inevitabile vittima di tratta e di sfruttamento (...) non può collocarsi su un piano di parità rispetto al suo cliente italiano, professionalmente inserito, economicamente forte che, si serve in modo arrogante proprio di questa posizione di potere per non pagare i servizi sessuali ricevuti».
Mercoledì 25 Giugno 2014 - Ultimo aggiornamento: 26-06-2014 16:29

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5 di 16 commenti presenti
2014-06-26 14:13:00
E' il mestiere più vecchio del mondo Legalizziamolo, almeno ci pagano le tasse, riduciamo i pericoli per queste ragazze e eliminiamo la delinquenza.
2014-06-26 13:47:00
se deve essere fatturata la prestazione, pretendo che si inserisca la dicitura : lavoro eseguito a regola d'arte,come del resto ogni bravo artigiano sa'.se no'.......c'hai messo l'acqua e nun te pagamo ma pero'.na cambialetta 30,60,90,come la vedete,c'è crisi,pure li valori so scesi de prezzo,e poi a mercanzia nun è manco nostrana doc.
2014-06-26 13:06:00
UN'ATTIVITA' ILLECITA Non può essere remunerata
2014-06-26 07:42:00
e' sacrosanto, la formula soddisfatti o rimborsati deve valere sempre. in piu' obbligherei a inserire il profilo della prostituta in rete,dove ognuno puo' votare il grado soddisfazione.i voti alti in pagella oltretutto,faranno levitare il prezzo per prestazioni future. se deve essere globalizzazione,allora vale anche per le signorine.
2014-06-26 05:45:00
Abbasso la legge Merlin.... ....e viva le case chiuse.... di sicuro non sentiremo parlare più di questi processi e le "SIGNORINE" in questione non avranno più di questi problemi....loro ed i clienti infatti saranno tutelati sanitariamente e dovranno pagare quando anticipatamente la loro prestazione amatoria a chi gestirà tale bor......pardon casa chiusa.. e speriamo che sia lo stato a gestire tale servizio....così come per la liberalizzazione della droga....drogati si... ma in recinti chiusi...
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