Massacro di Milano, la collega che gli ha fatto perdere la testa: «L'ho sempre rifiutato»

Si è trovata catapultata in questa vicenda senza aver fatto nulla, solo per essere stata l'oggetto passivo del morboso desiderio di un uomo poi travolto dalla follia.

E la donna di cui si era invaghito pazzamente Carlo Lissi, senza però essere stato mai corrisposto. Di lei, che ovviamente non è indagata, è stato solo detto che ha una trentina d'anni, e da alcuni mesi era stata assunta nella multinazionale di Assago (Milano) dove lavorava l'uomo, che si occupa di sviluppo e consulenza informatica. «Era pazzo di me - ha detto agli investigatori dell'Arma - ma che potevo fare?».



I COMPLIMENTI

Lissi la riempiva di complimenti, e «tutti i giorni» le stava incollato, secondo i molti testimoni, loro colleghi, ai quali l'uomo, pur sposato, non nascondeva la sua passione per la nuova arrivata. Negli ultimi tempi era diventato più pressante: niente di aggressivo, ma si era dichiarato apertamente ricevendo sempre dinieghi. Lei a un certo punto gli avrebbe detto - hanno raccontato i carabinieri che l'hanno rintracciata domenica sera - di «non pensarci nemmeno a mettersi con lui» facendo probabilmente intendere che non ne voleva sapere di un uomo sposato. E soprattutto che lei era fidanzata ed era appena andata a convivere con il suo ragazzo, in una casa nuova. Certo, allo stato degli accertamenti non risulta nemmeno che l'abbia mai insultato o allontanato o che abbia segnalato la situazione ai suoi superiori, ma di queste situazioni border-line, talvolta sottovalutate, se ne trovano tutti i giorni ovunque.



LE IPOTESI

Nella testa dell'uomo, però, l'impossibilità di “avere” questa donna deve aver fatto scattare la follia. Anche se al momento non si può escludere che altre componenti psicologiche abbiano avuto un peso magari perfino altrettanto importante.
Martedì 17 Giugno 2014 - Ultimo aggiornamento: 08:44
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