Appalti Tav e grandi opere, 4 arresti, 50 indagati. Fermato anche manager Incalza

di Cristiana Mangani
Oltre 100 perquisizioni, oltre 50 indagati e quattro arresti in tema di appalti pubblici. E' il risultato di una maxi operazione dei carabinieri del Ros, coordinata dalla procura di Firenze. Tra gli arrestati c'è anche l'ex super dirigente delle Infrastrutture Ercole Incalza, per quattordici anni nella stanza dei bottoni, con sette diversi governi e cinque ministri di ogni schieramento (leggi il ritratto). Gli altri sono il suo collaboratore Sandro Pacella e gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo.



Politici indagati Tra gli indagati figurano anche politici. Secondo fonti vicine alle indagini non si tratterebbe tuttavia di politici «di primissimo piano».



Le accuse Nel mirino la gestione illecita degli appalti delle cosiddette Grandi opere. Agli indagati vengono contestati i reati di corruzione induzione indebita, turbata libertà degli incanti ed altri delitti contro la Pa. Le ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione dalle prime ore di questa mattina a Roma e a Milano da parte del Ros. Perquisizioni in diverse regioni di uffici pubblici e sedi societarie riconducibili agli indagati, oltre che nei loro domicili e anche negli uffici di diverse società tra cui Rfi e Anas international Enterprise.



Sistema corruttivo, Tav ed Expo L'inchiesta fiorentina ha evidenziato un «articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti e imprese esecutrici dei lavori» (ecco come funzionava). Tutte le principali Grandi opere - in particolare gli appalti relativi alla Tav e anche alcuni riguardanti l'Expo, ma non solo - sarebbero state oggetto dell'«articolato sistema corruttivo» messo in piedi. In primo piano nell'indagine, i rapporti tra Incalza e l'imprenditore Perotti cui sarebbero state affidate nel tempo la progettazione e la direzione dei lavori di diverse grandi opere in ambito autostradale e ferroviario, dietro compenso.



«Questo tipo di direzione dei lavori consentiva modifiche, con opere che lievitavano anche del 40 per cento», ha detto il comandante del ros, Mario Parente. Alla conferenza stampa fatta dopo gli arresti ha partecipato anche il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo: «Il totale degli appalti affidati a società legate a Perotti» è di 25 milioni di euro.



«Dall'indagine è emerso altresì come l'ingegner Stefano Perotti abbia influito illecitamente sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del cosiddetto Palazzo Italia Expo», scrivono i pm. «Il Gip non ha ritenuto che sussistessero gli elementi di gravità per contestare l'associazione per delinquere e l'ha rigettata».




​Il ruolo di
«dominus» Incalza Secondo l'accusa sarebbe stato proprio Incalza - definito «potentissimo dirigente» del ministero dei Lavori Pubblici, il principale artefice del «sistema corruttivo». Sarebbe stato lui, in particolare, in qualità di 'dominus' della Struttura tecnica di missione del ministero dei Lavori pubblici, ad organizzare l'illecita gestione degli appalti delle Grandi opere, con il diretto contributo di Perotti, cui veniva spesso affidata la direzione dei lavori degli appalti incriminati. Riguardo agli altri due arrestati, Pacella è un funzionario del ministero, stretto collaboratore di Incalza, così come gravitava nell'ambito del dicastero anche Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato.



L'inchiesta Le indagini sono coordinate dalla procura di Firenze, perché tutto è partito dagli appalti per l'Alta velocità nel nodo fiorentino e per il sotto-attraversamento della città. Da lì l'inchiesta si è allargata a tutte le più importanti tratte dell'Alta velocità del centro-nord Italia e a una lunga serie di appalti relativi ad altri Grandi Opere, compresi alcuni relativi all'Expo.
Lunedì 16 Marzo 2015 - Ultimo aggiornamento: 17-03-2015 07:41

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