Prof in chat con gli studenti, Emanuela Pulvirenti: «WhatsApp prezioso stimola gli studenti»

Emanuela Pulvirenti, docente di disegno e storia dell'arte del liceo scientifico Giovanni Falcone di Barrafranca (Enna), lei utilizza i social network per comunicare con gli studenti?
«Sì, certo, tramite il mio blog e i miei profili Facebook, Whatsapp e Instagram. Ho una chat per ognuna delle mie 6 classi al liceo e mi serve per comunicare con gli studenti durante la settimana».

Fuori dall'orario della lezione?
«Sì, ho solo due ore settimanali di lezione e per mantenere la loro attenzione invio ogni tanto un link da leggere, un approfondimento ma mai niente di pesante. Un link su whatsapp non può essere una lezione in classe. Il risultato è positivo».

Può fare qualche esempio?
«Con gli studenti porto avanti un corso di fotografia: se un ragazzo pubblica una foto io faccio un commento, ad esempio gli dico di aggiustare la luce. A quel punto arrivano le foto degli altri che seguono il suggerimento e alla fine le foto sono sempre migliori di quelle iniziali. Senza la chat non sarebbe possibile. Il confronto sarebbe solo tra professore e studente senza l'apporto delle idee degli altri».

I ragazzi però hanno il suo numero?
«È l'ultimo dei problemi. Anche prima la scuola, su richiesta, poteva dare il mio numero, non era certo segreto. E comunque non è mai accaduto niente di sgradevole: a volte in chat può partire una battuta di spirito ed uscire dal seminato ma basta poco per riportare tutto all'ordine».

La vita personale si fonde con quella scolastica?
«Sì, è vero, la chat è uno spazio collettivo al di fuori della scuola. Per me significa dilatare lo spazio riservato all'insegnamento. Non tutti i docenti sarebbero d'accordo a mettersi così in gioco».

I suoi profili Facebook e Instagram sono seguiti?
«Su instagram ho tantissimi contatti, i ragazzi seguono i miei viaggi, le mie foto. E mi chiedono consigli per scattare le loro foto da pubblicare. Del resto con la mia materia scolastica spazio dal digitale alla calligrafia con inchiostro. Su Facebook accetto solo l'amicizia dei maggiorenni: i minorenni possono seguirmi ma io non vedo i loro post. Nel rispetto della loro privacy, non della mia».

Poi c'è il blog?
«Sì, dove pubblico la mia visione dell'arte. Ho ricevuto il premio Silvia Dell'Orso per la divulgazione accessibile della storia dell'arte, anche grazie all'uso dei social. Impariamo ad usarli bene e ne avremo solo benefici, soprattutto nella didattica».

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