Vaccini, si spacca il fronte del Nord. Il governo: fuorilegge il no del Veneto

A 48 ora dalla decisione del Veneto di far slittare l'obbligatorietà di presentare i certificati delle vaccinazione all'anno scolastico 2019-20, il governatore Luca Zaia si ferma. Per un «approfondimento».

LA PROTEZIONE
Ieri gli è arrivata sul tavolo una la lettera, firmata dai ministri dell'Istruzione e della Salute Fedeli e Lorenzin, nella quale veniva chiesto un immediato provvedimento correttivo. A tutela dei minori che non possono vaccinarsi per motivi di salute e che «per tale motivo necessitano della protezione di gregge».

Poche le possibilità di discussione dal momento, si legge nel documento dei ministri, che «qualunque interpretazione diversa potrà ritenersi contro la legge». Parole di pietra quelle di Fedeli e Lorenzin. Che invitano ad un veloce cambiamento di rotta.

Da qui la pausa di riflessione del presidente della Regione. Che, in serata, è intervenuto parlando di «strumentalizzazioni». «Ora che c'è questa lettera - ha spiegato - ho scritto al direttore generale della Sanità del Veneto chiedendogli di approfondire quali possano essere le determinazioni». Fedeli e Lorenzin, nella loro missiva, hanno risposto punto punto ai problemi che hanno portato la Regione a decidere per una moratoria.

Tempo una mezza giornata e si intravvede un rallentamento del passo. Come quello del presidente della Lombardia Maroni che aveva minacciato di prendere provvedimenti sulla questione certificazione dei vaccini a scuola ma poi si è fermato. Doveva essere una battaglia comune quella di Maroni e di Zaia ma il primo si è limitato ad annunciare eventuali provvedimenti. Nonostante le parole di Fedeli e Lorenzin non siano state interpretate come «ultimative», come ha commentato il governatore, la Regione prenderà ancora tempo per «approfondire» quella che, sottolinea, è stata una decisione assolutamente tecnica e non politica.

LA FANTASIA
«Voglio ricordare che siamo un'amministrazione a favore delle vaccinazioni - ha puntualizzato a margine della presentazione al Lido di Venezia del docufilm Expedition sul ritorno nello spazio di Paolo Nespoli - Non abbiamo messo in discussione le vaccinazioni, semplicemente nel leggere la legge sembra ai nostri tecnici che ci sia un varco, ma per i soli bambini da zero a 6 anni già iscritti a scuola, quindi asili e materne. Tutto il resto è fantasia».

Il caso Veneto però crea problemi anche al centrodestra. A Zaia, perché ci ripensasse, si sono rivolti i capigruppo azzurri di Camera e Senato, Paolo Romani e Renato Brunetta. «Il testo nella versione originale, proposta dal governo, era inaccettabile ed inapplicabile», premettono. «Un lungo e approfondito lavoro nelle aule parlamentari, portato avanti da Forza Italia», ha però cambiato quel testo. «Ogni ulteriore rallentamento nella copertura vaccinale dei nostri bambini - le loro parole - rappresenta un serio danno alle nostre comunità». Meglio conformarsi alla legge senza esitare, dunque.

Difesa a spada tratta da parte di Salvini, leader della Lega, che non rinuncia a lanciare altre stilettate a Forza Italia sui vaccini, sostenendo la posizione del Governatore invitando «Romani e Brunetta ad occuparsi di altri problemi», esclama, «non è un obbligo sovietico». Nel centrodestra la profilassi e la consegna dei certificati scatenano lo scontro, mentre il Pd attacca Zaia parlando di «sfacciata avversione del Veneto allo Stato». Matteo Renzi: «Zaia populista gioca sulla paura delle persone».

Il ricorso al Tar del Veneto che il ministero della Salute ha preparato subito dopo l'annuncio del decreto per il momento è fermo. In attesa che Zaia si pronunci.

LA PARTITA
Ed è proprio lui, dopo una giornata di bagarre sulla decisione presa dalla sua Regione, a dire: «Non c'è nessuna volontà di politicizzare la partita: rispetto le idee di tutti ma la politica resti fuori». Nelle ultime 48 ore, però, non è stato così.

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