Vaccini, Lorenzin a Raggi: «La legge è chiarissima si vuole far confusione»

«La legge è chiarissima, difficile sbagliare. Al sindaco Raggi dico che per non fare confusione basta non volerla fare». Volutamente confusa sarebbe la Raggi quando reagisce all’obbligo di vaccinazione con puntualizzazioni che complicano invece di semplificare, alle quali replicano con firma congiunta i ministri di Salute e Istruzione, Beatrice Lorenzin e Valeria Fedeli. Che ribadiscono: «A scuola entrano solo i minori con la documentazione di essersi vaccinati o aver prenotato la vaccinazione». 

Alla lettera della Raggi cosa replica?
«Ho mantenuto una corrispondenza diretta col Comune di Roma e con Regioni quali la Lombardia e il Veneto. Siamo intervenuti con circolari esplicative anche se la legge è molto chiara. Attraverso un’ultima circolare avevamo definito le modalità ulteriori di prenotazione per telefono, email certificata o raccomandata. Il Comune di Roma aveva predisposto una modulistica che aggiungeva dei campi e noi abbiamo precisato che comunque senza prenotazione o senza il libretto delle avvenute vaccinazioni o l’esonero certificato da un medico, non si può accedere all’asilo. Inoltre abbiamo garantito l’omogeneità sul territorio nazionale. Infine, la norma prevede che dal 2019 la trasmissione dati possa avvenire dalla Asl alla scuola, ma prima di quella data c’è un problema di privacy di cui tenere conto».

Tra i 5 Stelle, Di Maio è per vaccinare i figli, altri presentano disegni di legge contro l’obbligatorietà. E la Raggi vi fa le pulci…?
«La stragrande maggioranza degli italiani ha capito il problema ed è a favore dell’obbligatorietà vaccinale. La necessità di questa norma va oltre l’appartenenza a singoli partiti. Io ho cercato di tenere il tema fuori dalla diatriba politica: è un problema di salute e sicurezza pubblica. Dispiace vedere rappresentanti delle istituzioni fare affermazioni del tutto prive di valore scientifico. È un problema culturale. I vaccini salvano la vita a miliardi di persone, questo è provato. Le posizioni a-scientifiche minano gravemente la salute e mettono a rischio bambini e adulti. Oltre il 40 per cento di persone infette ha avuto in questi mesi complicanze molto serie e lunghi tempi di degenza».

Eppure crescono i movimenti no-vax e free-vax. Che dire?
«C’è bisogno di alfabetizzare nuovamente la popolazione italiana perché sia più libera, consapevole e sicura nelle proprie scelte».

Mariastella Gelmini, coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, parla di atteggiamento ideologico e coercitivo per via dei bambini lasciati fuori dalle scuole…  
«Non c’è nulla di ideologico in una legge che è stata votata fortunatamente anche da Forza Italia e io ne sono molto contenta: non si può entrare negli asili nido e nella materna se non in regola col calendario vaccinale, ma basta che presentino il certificato e entreranno in classe. Certo, la legge impone un obbligo. Ma nella fascia di età 0-6 anni convivono i bambini più fragili quanto a immunizzazione. Alcuni non possono ancora essere vaccinati perché troppo piccoli, e i più grandi possono gli trasmettere malattie. È necessario mettere in sicurezza i bimbi più vulnerabili e immunodepressi. Da anni si era pericolosamente abbassato il livello di immunizzazione, come denunciato proprio dalle Regioni. Fino a 600mila erano le persone non vaccinate tra i giovani e questo esponeva l’intera popolazione a rischio epidemico. Di fronte a questo, le istituzioni hanno il dovere di essere tutte allineate».

In molti però imputano al governo il caos, dal Lazio alla Lombardia…
«Ci sono Regioni efficienti che hanno mandato a casa lettere già fissando le prenotazioni per vaccinarsi. Sono le Regioni a dover gestire il territorio, il governo a far rispettare la norma. Ci arrivano segnalazioni di scuole private che non chiedono la vaccinazione. Stiamo approfondendo queste situazioni davvero singolari. L’obbligatorietà va da 0 a 16 anni e riguarda anche chi non va a scuola. Fino al ’99 c’era il divieto di accesso a ogni scuola di ordine e grado per chi non fosse vaccinato. Penso al resto del mondo. All’iniziativa in California per debellare il morbillo. E alla Francia che dal 1° gennaio introdurrà 11 vaccinazioni obbligatorie».

Non è bello chiudere i cancelli davanti ai bambini, no?
«A Milano, 19 bambini tenuti fuori dall’asilo su 33mila. Non mi pare drammatico. Quei 19 avrebbero messo a rischio gli altri, e comunque una volta prenotato, anche via mail, potranno entrare. C’è un obiettivo di salute nazionale. E ci sono anche gli adulti da tutelare. Gli ospedali sono pieni di persone con morbillo e complicanze enormi, compresa l’encefalite». 

La Gran Bretagna non prevede l’obbligatorietà, eppure oltre il 90 per cento della popolazione si vaccina. Possibile?  
«Il Regno Unito con un altro sistema raggiunge lo stesso obiettivo. Loro hanno vaccinato quasi tutti, dopo le epidemie terribili avute in passato. E non c’è da loro il declino progressivo della cultura vaccinale che c’è in Italia. Erano state proprio le Commissioni Salute delle Regioni a reclamare una legge nazionale. Guardi, ho incontrato di recente la mamma di una bambina che ha avuto il trapianto di midollo. Da dieci anni combatteva per dare a sua figlia immunodepressa una condizione di sicurezza a scuola. Mi ha ringraziato».

 

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